Foals live al Fabrique di Milano, recensione.

Foals live al Fabrique di Milano, recensione.

Dopo due anni dal loro ultimo concerto in Italia sono tornati a Milano i Foals, “una delle migliori band inglesi esistenti” (Clash) vincitrice di numerosi premi internazionali e presenza costante nei migliori festival del mondo. Un vero e proprio concerto evento molto più che atteso dai numerosissimi fan italiani, che si sono raccolti al Fabrique di Milano lo scorso giovedì sera con un’impazienza quasi palpabile.

Prima dell’arrivo in scena dell’attesissima band di Oxford, però, a scaldare il palco sono gli Everything Everything, un’altra giovane band inglese, fresca novità nel panorama dei gruppi spalla contemporanei, che ha avuto modo di aprire concerti di band del calibro dei Muse. Con un sound caratterizzato dalla costante variazione vocale del cantante tra falsetto e voce profonda, e un ritmo indefinibile che spazia dall’R’n’B all’indie pop, dall’elettronica al math rock.

La band di apertura è stata accolta dal pubblico con un calore che poco si addice a un gruppo spalla, eppure del tutto meritato. La grinta e la passione degli Everything Everything è una costante onnipresente durante tutti e dieci i pezzi proposti per l’apertura del concerto dei Foals, fra tracce più recenti come Regret, Distant Past e No Reptiles e pezzi più stagionati come Cough Cough e Kemosabe.

Nonostante la bravura della band alla fine del loro concerto l’impazienza e la brama di assistere allo spettacolo dei Foals è quasi insostenibile e appena i vari componenti del gruppo di Oxford si presentano sul palco ecco che il ricordo degli Everything Everthing si fa sempre più nebbioso, fino a scomparire del tutto non appena risuonano al Fabrique le prime note di Snake Oil. Dopo i primi convenevoli la band inglese brucia uno dietro l’altro i brani della scaletta, che quasi si amalgamo a formare un’interminabile brano, che si arresta improvvisamente dopo solo mezzora di concerto, inspiegabilmente. Senza nessun motivo apparente, almeno tecnico, i ragazzi di Oxford tornano nel backstage senza dare spiegazioni e il pubblico attraversa numerosissimi stati d’animo in poco più di cinque minuti: per prima arriva la sorpresa, poi l’ansia, infine la rabbia. Ma non appena i Foals tornano sul palco come nulla fosse e riprendono a suonare ecco che tutto viene perdonato. Il concerto continua normalmente fra pezzi nuovissimi dall’ultimo album What Went Down, come A Knife In The Ocean e London Thunder, e brani dai primi tre album, anche se molti singoli importanti come l’eterno Cassius e il bellissimo Blue Blood sono stati tralasciati. Immancabile la ballabilissima My Number e l’attesissima Two Steps, Twice scelta come conclusione definitiva del live.

Il pubblico è un’unica gigantesca onda danzereccia pronta ad accogliere il minuto cantante, Yannis, tanto piccolo d’aspetto quanto potente di voce e non solo. Sul palco fa fatica a stare fermo e non vede l’ora di tuffarsi in mezzo al pubblico che lo accoglie e lo trasporta in ogni dove, con uno dei crowd surfing più tranquillo di sempre, quasi reverenziale, una cosa mai vista prima.

Non solo i Foals hanno mantenuto la promessa di spezzare i cuori dei presenti e di farli ballare come se non ci fosse un domani, ma hanno anche fatto in modo che lo show al Fabrique rientrasse di diritto nella pole position dei migliori concerti dell’anno, nonostante siamo solo al primo mese del nuovo anno.

Pappara-pappara pappara-pappa…



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