Vinicio Capossela nel paese dei Coppoloni – Recensione del Film.

Vinicio Capossela nel paese dei Coppoloni – Recensione del Film.

“Da dove venite? A chi appartenete? Cosa andate cercando?” sono le tre domande che ogni personaggio del quinto romanzo di Vinicio Capossela, Il paese dei Coppoloni, pone al protagonista nel momento del loro primo incontro. Ed è con questi quesiti che si apre anche il film Vinicio Capossela nel paese dei Coppoloni, prodotto da laeffe – Gruppo Feltrinelli, PMG e La Cupa, e distribuito da Nexo Digital. Noi lo abbiamo visto in anteprima per voi martedì 12 gennaio a Milano, ma sarà in programmazione in alcune sale cinematografiche solo martedì 19 e mercoledì 20 gennaio.

Partendo dal libro, il poliedrico artista italiano ha dato vita anche a un disco, Canzoni della Cupa, in uscita nei prossimi mesi, composto da canzoni interamente dedicate ai luoghi e alle persone che popolano questo romanzo ricco di folklore e di Siensi. Un libro coinvolgente, entusiasmante e commovente, che va alla ricerca delle radici più recondite non solo della terra campana, ma dell’italianità tutta. Capossela ha lavorato per oltre dieci anni sia alla realizzazione di questo romanzo che, in contemporanea, anche a questo album concettuale; e a cavallo di queste due opere è nato proprio il film Vinicio Capossela nel paese dei Coppoloni, divenuto una sorta di viaggio alla scoperta delle terre e dei personaggi che popolano il romanzo.

Il libro è una presenza fisica costante in questa pellicola, che si apre proprio con la figura di Vinicio Capossela nelle vesti di un viaggiatore solitario e narratore, che davanti ad un fuoco, dopo aver letto alcuni stralci del suo romanzo, getta le pagine alle fiamme. Questo gesto scenografico, quasi mistico, è una sorta di avvertimento allo spettatore, come a dire: “guarda che del romanzo che hai letto qui non troverai granché”. Difatti, seppure durante tutto il film lo stesso Vinicio racconta aneddoti del suo romanzo, legge stralci di pagine, ripensa a fatti specifici del libro, de Il paese dei Coppoloni qui non rimane molto. Se non qualche luogo magistralmente descritto e santificato nel romanzo, e alcuni personaggi, che la scrittura del cantautore italiano avevano trasformato in qualcosa di mitologico, ma che con le riprese nude e crude sono tornati ad essere esclusivamente persone in carne ed ossa.

Nel libro la presenza dei Siensi è fondamentale e centrale, mentre nel film diventa la musica la protagonista, ed è proprio lei ciò che il personaggio principale va cercando e trova. Non solo la musica prodotta dai vari individui che incontra nel suo vagare, ma soprattutto la sua; fra canzoni del nuovo album che fanno da colonna sonora a quei luoghi e quelle persone che lo hanno ispirato, fino a pezzi più vecchi cantati da Capossela ai suoi concerti (come Il ballo di San Vito e La marcia del campo santo). Così il film risulta essere anche una sorta di inno ai 25 anni di carriera dell’artista irpino, vero e proprio protagonista di questa pellicola, che lo ritrae in veste di narratore e intervistato, viaggiatore e concertista, intervistatore e vagabondo.

Se il romanzo è una sorta di viaggio quasi epico in un paese mistico e a tratti incomprensibile, il film sta fermo immobile, non ha una direzione e non arriva, quindi, da nessuna parte. A differenza del libro questo film sembra mancare di scopo, così qui risulta, come viene detto nel romanzo, che “tutto era materia, lo spirito scappava”.

In Vinicio Capossela nel paese dei Coppoloni lo spirito è scappato e mancano i Siensi. Peccato!



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