Il nostro report di Sanremo

Il nostro report di Sanremo

Di: Valeria Portinari

Sanremo è storia. Sanremo è la vetrina musicale più famosa d’Italia. Sanremo è Sanremo.

Per salire sul Palco dell’Ariston bisogna avere un brano adatto, importante, sentito.

“Bisogna che sia il brano a portarti sul palco, non viceversa.”

Così è un po’ per tutti i protagonisti, te lo ripetono fino allo sfinimento.

Il fil rouge di questo Festival è stata la musica, le canzoni: si è parlato largamente dei brani e delle esibizioni, poche polemiche e tanto cantare (per fortuna).

C’era chi era favorito e non ha vinto e chi invece è arrivato in alto, inaspettatamente.

In gara c’erano canzoni che parlano di presente, di vita, di sogni, di amore ma anche di realtà e disillusione.

Per me che ci ho passato tutto sommato poche ore, questo Sanremo è stato intenso e veloce. Tanta gente, tanti curiosi, ma anche tanti addetti ai lavori che correvano da una parte all’altra della città per accaparrarsi foto, dichiarazioni, interviste. Tra Casa Sanremo e il red carpet, passando per i truck delle radio parcheggiati in fila in piazza.

I cantanti sono apparsi sempre molto disinvolti, pronti a parlare della propria canzone, delle proprie emozioni, da ripetere ad ogni intervista, senza risparmiarsi, con quel pizzico di adrenalina che non guasta mai.

E poi foto, autografi, sorrisi e gesti d’intesa con i fan, assiepati davanti ad ogni vetrina, ad ogni uscita secondaria, fondamentali soprattutto per i giovanissimi presenti quest’anno all’Ariston.

Francesca Michielin è tanto timida dietro le quinte quanto grintosa sulla scena. Il suo brano è un racconto di vita, un testo autobiografico che mira ad una riflessione sull’amore. Nonostante i suoi 20 anni ha una forte identità musicale che la accompagna e si evolve lungo il suo percorso artistico. Sorprendente ma meritatissimo il suo secondo posto.

Tra le vie del centro, impegnati a saltare da un’intervista all’altra si incrociavano spesso i Dear Jack, una strage di cuori lungo tutta la riviera e non solo. Il loro Sanremo è stato una sorta di nuova affermazione dopo l’abbandono di Alessio Bernabei, anche lui tra i big in gara, e l’arrivo di Leiner. Mezzo respiro è rimasta in mente a tutti fin dalle prime note del 9 febbraio.

Poi c’erano Clementino e Rocco Hunt, che portavano sul palco il rap partenopeo, con due inediti ricchi di significato.

Gli Zero Assoluto si sono raccontati a Casa Sanremo parlando di come la loro canzone non sia la classica ballad sanremese ma un pezzo più radiofonico e più “rischioso” da presentare, più ritmato e veloce di molti altri. Bizzarra anche la loro scelta della cover, Goldrake, in chiave acustica.

Prima esperienza per lei, seconda dopo una vittoria per lui, Deborah Iurato e Giovanni Caccamo sono stati tra i più chiacchierati: nelle 24 ore successive all’esibizione non si è parlato d’altro che del vestito di Deborah, uno scivolone di stile su cui lei per prima ci ha sempre riso su.

È stato emozionante trovarsi davanti Ruggeri e i vincitori assoluti di questo Festival, gli Stadio, pilastri della musica italiana, mentre Patty Pravo, che invece si è fatta poco vedere in giro, è riuscita comunque a stregare tutto l’Ariston. 50 anni di musica festeggiati in grande stile.

Casa Sanremo è stata un po’ la base per giornalisti e fotografi, ma anche la venue per gli showcase. Si sono alternati ogni sera sul palco Ruggeri, Dolcenera, Zero Assoluto, Caccamo e Iurato, Clementino e Rocco Hunt, oltre che per tutte le nuove proposte in gara. Momenti di musica e intrattenimento puro in cui allentare la tensione del Festival e divertirsi, tra le canzoni più famose di ogni artista e il calore del pubblico selezionato.

Sanremo è una vetrina per tutti, chi partecipa direttamente e chi no, ed è bello fare parte, anche per poco, di tutto quel fermento che caratterizza ogni angolo della città prima e durante tutti i giorni di kermesse.

Perchè Sanremo è Sanremo…



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