La playlist dei Bidiel, “Macedonia” for JAYMAG

La playlist dei Bidiel, “Macedonia” for JAYMAG

Nuova playlist compilata per JayMag. Questa volta la selezione è dei Bidiel.

I Bidiel, acronimo delle iniziali dei nomi di questo trio di giovanissimi catanesi formatosi nel 2009 (Brando Madonia – chitarra e voce, Davide Toscano – basso e voce e Luca Caruso – batteria), nascono nel 2009: ai tre componenti si aggiunge Mattia Madonia, fratello di Brando, “invisibile” autore del gruppo, scrittore (di libri) di grande talento. Percorsi diversi accomunati dalla passione per la musica. L’incontro tra questi mondi, umanamente e musicalmente diversi, genera una forza artistica sorprendente che li porta sul palco del Teatro Ariston nel 2012 tra le nuove proposte del Festival di Sanremo. Sempre del 2012 il loro primo album, “Centoluci” (OTR), che li porta sui palchi di tutta Italia e cementa le basi di questi tre ragazzi che sentono in questa esperienza solo il primo passo di una crescita fatta di scoperte sperimentazioni. 

“Senza dire una parola”, il loro secondo lavoro uscito da pochi giorni, apre con “Colla”, singolo che ha anticipato l’uscita dell’album. “Bianca” è la seconda traccia, cupa ed energica, la prima canzone che la band ha suonato insieme, segnandone di fatto l’inizio. Come “Lunedì”, brano da cui è iniziata la collaborazione con Arno Engelhardt. Semplice nelle sue contraddizioni, estesa tra l’asprezza del testo e la morbidezza del ritornello è “Revolver”, mentre da una prospettiva insolita, sognante è realizzata “Lettera ad un vivo” dove “chi non c’è più scrive a chi ancora sta combattendo”. Il disco prosegue con “Satelliti”, la canzone che più di tutte rispecchia l’identità del trio. Un disco tutto da scoprire, consigliato da Jaay Mag!

bidiel

Ecco a voi la Playlist “Macedonia”

Di Bidiel

Abbiamo pensato alla musica che si ascolta quando si cucina, dato che per noi è sempre stato un momento importante per scambiare idee o prendere decisioni. E anche perchè una cosa che ci accomuna è che ci piace tanto mangiare.

La playlist “MACEDONIA” dei BIDIEL: musica da nouvelle cuisine.

Perchè in fondo fare musica è come cucinare: un pizzico di reverbero, una manciata di bassi et voilà, la cena è servita. Prendi una spezia dal lontano oriente, mettila a riposo in quell’olio prodotto dall’anziano solitario di una montagna, che ha più segreti che altro, ed aggiungila a quella buona vecchia ricetta del rock and roll. E nonostante i Bidiel siano degli ottimi cuochi in sala prove, in cucina combinano per lo più disastri. Ma a mangiare non sono secondi a nessuno. Dategli un paio di minuti e vi svuoteranno la dispensa, qualsiasi dimensione essa abbia. Ai Bidiel però prevalentemente piacciono le pietanze fresche, e brindano al passato solo se il vino è di una buona annata. Del resto non si possono mangiare solo formaggi stagionati. Questo è il loro monito ad ascoltare quello che sta succedendo intorno adesso, a cogliere le verdure del campo dei nostri giorni.

Coldplay – Magic

Che ci crediate o meno succede. È magia. Hai di nuovo fame! Di solito, se ti chiedi cosa stiano facendo i Coldplay, la risposta è semplice: qualcosa di buono. Questo loro sound incredibilmente minimale, caldo ed evocativo fa proprio venire l’acquolina in bocca.

Alt-J – Fitzpleasure

Bisogna prendere la situazione in mano, è il momento di andare.
Dai una controllata al frigo, per capire cosa si può cucinare. Così prendi un po’ di ritmiche hip-hop, di quelle delicate ma decise, delle chitarre brillanti impastate coi synth ed una voce nasale che, non si sa come, non è affatto fastidiosa anzi, è proprio una meraviglia. Ecco gli ingredienti per cucinare gli Alt j. Freschi. Freschi. Come una granita a Taormina.

Chet Faker feat Flume – Drop The Game

È il momento di buttare i dadi.
Si comincia a giocare prendendo l’artiglieria. Una bella padella larga, che potrebbe contenere un intero frigorifero, e si sente già dai primi accordi che si farà sul serio. Si accende il fuoco, beat massiccio: Flume non si smentisce mai dannazione, e Chet Faker con il suo timbro e slang, lo si può riconoscere tra milioni. Che bomba di pezzo è?

Every Time I Die – Werewolf

Quando il soffritto è pronto.
Tutto dentro. Non si risparmia sulla quantità. Nessuna pietà. Concentrazione: brutale ma attento. Non te lo aspettavi, ma stai cucinando a flambè. Rischi di bruciare tutto. Di solito, quando si è in difficoltà o nel panico, c’è solo una domanda da farsi: cosa farebbero gli Everytime I Die? La risposta salta subito fuori.

Shlohmo – Places

Il peggio è passato.
L’ olio ha smesso di fare le bollicine, ed in fondo, hai solo distrutto mezza cucina. Adesso bisogna solo attendere che gli ingredienti si cuociano. Shlohmo: la quiete dopo la tempesta. Forse ha dentro qualcosa che non funziona bene: quando compone è tutto fuori griglia. Campiona qualsiasi cosa ha sotto mano e cambia continuamente genere. Ma sa perfettamente quello che sta facendo. E speriamo non la smetta mai.

John Frusciante – Every Person

Si dice che per cucinare bene, bisogna pensare a qualcuno.
Quindi per non sbagliare tu pensa a tutti. John frusciante è una di quelle persone che, ce lo diciamo spesso, se avessimo mai la fortuna di incontrare non smetteremmo neanche per un secondo di abbracciare. Il suo modo di comunicare è unico, il suo modo di suonare è unico. Racconta delle favole, a volte un po’ sofferte, ma sempre vere. Ti vogliamo bene John. Tanto.

Kendrick Lamar – Backseat Freestyle

Tutto pronto.
La felicità ti pervade. Tutto è andato secondo i piani. Sei a tavola, in procinto di impiattare. Ti senti il re del mondo, probabilmente lo sei. Mangerai il mondo intero. Beh, Kendrick del fare le cose in grande è proprio il maestro. C’è giusto una frase sulla torre Eiffel nel ritornello a riassunto di questo suo modo di fare. E si, al momento è il migliore sulla piazza.

Timber Timbre – Bad Rituals

Il cattivo rito.
Hai finito, sazio e satollo. La prima cosa a saltare in mente: un buon caffè. Ragazzi, si dicono tante cose sul caffè, ma io ve ne assicuro una: subito dopo pranzo fa male. In un qualche modo blocca la digestione. I Timber Timbre sanno proprio di quel caffè, di quello amaro, dal profumo magnifico. Bevuto davanti la finestra col sole che tramonta di fronte. Fa male troppo caffè. Ma che vi devo dire, mettiamo un’altra moka sul fuoco?

Tame Impala – Feels like we only go backward

Si ricomincia.
Hai da poco finito di mangiare, ti stendi sul divano per pensare a quello che farai. Senti che tutto è al proprio posto. Senti che va tutto bene. Eppure c’è qualcosa. Qualcosa che non comprendi subito, qualcosa che non torna. Sembra che tutto vada al contrario. No, non è possibile, ma è proprio così! HAI DI NUOVO FAME!!! Del resto, come detto prima, succede proprio per magia. Ma ormai in dispensa ti è rimasta solo la buona vecchia e cara frutta sul cestino. Deciso: si fa la macedonia. Ecco, i Tame Impala sono un po’ come la macedonia. I frutti sono gli stessi che usavi anni e anni fa, ma nonostante questo il sapore è sempre diverso. Sonorità dichiaratamente sessantine, ma attitude, struttura e composizione mordenissima. Un sound che ad analizzarlo fa venire i brividi. Ci vuole un po’ per farsela piacere la frutta se non si è abituati a mangiarla, ma una volta che il suo sapore ti ha catturato, non la sostituiresti con niente.

Ed è con loro che vi auguriamo buon appetito, pur sapendo che chi ha fame di musica, come noi, purtroppo o per fortuna è insaziabile.Bless.

BUON ASCOLTO


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