Annalisa, intervista

Annalisa, intervista

Si intitola “Se avessi un cuore” il nuovo album di Annalisa, che la vede anche autrice nella firma dei dodici brani  inediti che la proiettano verso nuove sonorità electro-pop, Annalisa torna con una svolta elettronica: il nuovo album esce venerdì 20 maggio.
Se avessi un cuore, quinto album della cantante savonese, anticipato da “Il diluvio universale” presentato a Sanremo.

Ci ha parlato del percorso che l’ha portata a quella che è oggi, libera di esprimersi e più leggera.

 

Come mai questo titolo, Se Avessi Un Cuore?

È una provocazione con cui volevo far riflettere, spingere le persone a rivolgere questa domanda a se stesse:  se avessi un cuore cosa farei? Credo sia una domanda che dovremmo porci ogni giorno, perché nel momento in cui ci si relaziona con ciò che ci circonda e con gli altri va bene pensare con la testa, ma non si può usare solo quella, c’è bisogno di sensibilità. Vedo troppa aridità attorno a me, so bene che il cuore c’è, solo che a volte ci si concentra troppo su se stessi e ci si distrae scordandosi di cose che, invece, fanno la differenza. Mi riferisco all’empatia nei confronti del prossimo, del diverso a 360 gradi, perché ogni altro è diverso.

Nel disco sottolinei la parola “leggerezza”.

Intendo un modo più lieve nell’affrontare la vita, una specie di dolce resa agli eventi. Non è rassegnazione né superficialità, ma il prendere le cose così come vengono. Aiuta.

C’è un artista o un gruppo in particolar modo al quale ti sei ispirata per questo nuovo album?

Parto sempre dalla scrittura: quello che dico e che voglio raccontare è il contenuto, perché trovo che il contenuto non banale, faccia la differenza nel momento in cui si ascolta tanta musica spesso un po’ omologata. Nel momento in cui scrivo cerco di dare la mia impronta e la mia peculiarità a quello che faccio. La scelta sonora arriva da un gusto mio: non c’è stato un artista al quale mi sono ispirata, ce ne sono stati tanti che ho ascoltato nel corso degli anni e anche più recentemente. Sicuramente il pop americano: parliamo di Katy Perry, Lady Gaga, Rihanna, decisamente Sia. Ci sono le band che ho sempre ascoltato, come i Depeche Mode: sono stati i maggiori esponenti del mondo elettropop dagli anni ’80 in poi. Non c’è un’ispirazione precisa, c’è un po’ tutta questa roba. È un mondo elettronico legato a varie epoche: in tutto ciò, però, ho cercato di tirare fuori il mio mondo e andando avanti proseguirò in questa strada.

Per la prima volta in carriera, tutti i brani contenuti nel disco portano la tua firma.

Ho sempre lavorato per raggiungere questo punto: scrivere il mio disco da sola, in passato ho collaborato con altri autori certo, però le storie sono le mie, le idee sono le mie. In questo disco ci sono tutte canzoni mie di cui ho scritto il testo, la melodia e l’armonia e che poi ho migliorato, ottimizzato con altri autori e in alcuni casi anche con quello che è stato il produttore del pezzo: questo ti individua nel calderone e nella totalità di tutte le canzoni che vengono
proposte e passate in radio.

Di cosa parla Coltiverò l’amore?

Della musica, mio amore e ancora di salvezza. Ieri come oggi. Ma rimango coi piedi per terra, lavoro duro e mi rimetto
sempre in gioco.

Cosa mi dici della collaborazione con Dua Lipa?

Durante la lavorazione di Se avessi un cuore ho conosciuto questa ragazza, talentuosa, bellissima, simpatica, con gli occhi che brillano. Da questo incontro umano nasce poi una bellissima collaborazione, ed io non vedo l’ora che sentiate cosa abbiamo combinato insieme.

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