Is tropical, live al Magnolia – recensione

Is tropical, live al Magnolia – recensione

La band di indietronica che più adora esibirsi dal vivo e che proprio non ce la fa a restare ferma un secondo, è finalmente tornata sui palchi dei numerosissimi club internazionali, pronti ad accogliere il sound dei brani del loro quarto e nuovissimo album: Black Anything. Si tratta, ovviamente, degli inarrestabili e giovanissimi Is tropical, che un anno sì, e l’altro pure passano nel Bel Paese per una serie di concerti freschi e frizzanti, all’insegna di spensieratezza e amori estivi indimenticabili.

Cosa ci può dire una band che solo pochi mesi fa ci era passata a trovare per un tour estivo toccata e fuga? Beh, che il nuovo album composto da quattro parti, iniziato lo scorso anno, è ora bello e pronto. Pronto a distruggere le speranze dei fan di vecchia data del gruppo londinese, quelli appassionati del loro sound grezzo e tagliente, quelli che li apprezzavano ancor prima che nella band entrasse l’ammaliante Kirstie Fleck. La seducente cantante, con il suo ingresso nel gruppo, non ne ha semplicemente stravolto l’aspetto, ma ne ha anche modificato drasticamente il sound. Se nel terzo disco del gruppo questa sua presenza era secondaria, nell’ultimo lavoro degli Is Tropical la giovanissima cantante heroine-chic la fa da padrona, mettendo in un angolo la voce di Simon Milner, così tanto adorata dagli affezionati fan. Lo scorso anno la prepotente intrusione di Kirstie nel gruppo non ci aveva infastidito più di tanto, del resto erano davvero poche le canzoni in cui il suo ruolo era importante. Ma nell’ultimo album la sua presenza non è solo pressante, ma assolutamente decisiva. Ogni pezzo vede lei come protagonista e molto spesso Simon non ha voce in capitolo.

Sorvolando sulla questione Kirstie sì, Kirstie no, assistere a un concerto degli Is Tropical è sempre un piacere. Il loro sound, unico e inconfondibile, è una ventata di aria fresca e positiva, tutto da ballare e assorbire con ogni fibra del proprio corpo.

Il concerto ha inizio nella nebbia, una nebbia così fitta da far pensare a una Milano d’altri tempi. Le luci sono fortissime e intensissime, con colori sgargianti tra il verde e il viola. E’ impossibile vedere qualcosa attraverso questa coltre, ma vedere non è necessario, basta ascoltare. Attraverso la nebbia le sagome semi riconoscibili prendono vita grazie al sound ineguagliabile della band londinese, che pervade il Magnolia oramai impaziente. Pochissimi sono i brani più datati suonati dalla band, per lo più si è al cospetto di un Kirstie show dove Cruis Control e Lights on e altri brani del nuovo album ci trasportano con lentezza all’apice della serata: è il momento di Dancing Anymore, la canzone che tutti stavano aspettando.

Il pubblico si rianima dall’incantesimo della seducente voce di Kirstie e inizia a ballare come se il mondo dovesse finire domani, e questa grinta ritrovata ci accompagna fino all’encore, composto, fortunatamente, da due pezzi datati: Lover’s Cave e l’ultimo pezzo della serata, Seasick Mutiny; durante il quale la giovane cantante della band, non avendo di meglio da fare, offre al pubblico un secondo giretto tra la folla, per la gioia dei maschietti presenti fra le prime file e l’angoscia dei bodyguards, incapaci di contenere gli ormoni maschili del pubblico in delirio.

Un concerto che ha lasciato solo un leggero retrogusto amarognolo agli afescionados della band, che ha comunque pagato il suo debito verso il pubblico, facendolo divertire, come da manuale, anche se non proprio come una volta.


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