So Does Your Mother – Neighbours (recensione)

So Does Your Mother – Neighbours (recensione)

Di Andrea Donini

Ascoltare Neighbours dei SDYM è come trovarsi in un luogo dove il caos post-moderno, quello del “tutto già visto e sentito”, si ricompone in un multiverso di suoni e innesti trasversali, elettrici, sintetici, vocali, sassofonistici, flautistici. Ed è tutto straordinariamente corale e compatto.

Ci voleva qualcuno che spazzasse via, in un solo colpo, la solidissima – e dura a morire – tradizione italiana della canzone. Qualcuno che lo facesse in casa nostra, si intende. A Roma! Che poi le influenze vengano da oltreoceano non è una colpa. Se vai a una serata di Spaghetti Unplugged, nuova fucina delle band emergenti della capitale, almeno il 50-60 % delle esibizioni è ancora un prodotto della nostra sacra tradizione operistica: una voce e un accompagnamento strumentale; poi epigoni di epigoni dei nostri Battisti, De Gregori e, nei casi migliori e più divertenti, di Rino Gaetano, di Gaber etc.

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SDYM non solo strizzano l’occhio a Frank Zappa, ma ingaggiano anche il suo storico chitarrista e cantante, Ike Willis, per collaborare alla seconda traccia del loro nuovo album: una rivisitazione ed evoluzione del precedente progetto discografico, “Fac(e)ing the Animals”, registrato alla Trafalgar Recording Studios di Roma e masterizzato agli Abbey Road Studios di Londra nel 2013. La collaborazione con il produttore artistico Marco Molteni, iniziata nel 2014, ha portato il loro sound fusion, già eclettico ed eccentrico, verso derive sonore ancor più inattese e originali.

In Neighbours viene ampliato il discorso musicale della dance anni 70 e 80, intensificato l’uso del sintetizzatore e della chitarra elettrica, che tocca sonorità decisamente più dure; vengono perfezionati arrangiamenti e strutture: progressioni armoniche, cromatismi, brevi linee melodiche che entrano ed escono da una scena in continua metamorfosi. È un album in cui si alternano e si innestano a vicenda rock, prog, funk, dance, metal e punk-jazz.

Prendiamo la prima traccia. Una porta si apre e si chiude, entra un clarinetto che incontra un basso; poi gli ottoni fanno da sipario e la scena si riapre con una batteria e una chitarra elettrica tra hard rock e metal, e un sintetizzatore che rende tutto più acido; ripartono i fiati insieme al complesso per intraprendere una breve progressione e tutti ritornano al loro posto; di nuovo la chitarra elettrica e il sintetizzatore con un altro duetto, poi il coro canta Mitile Milite. Se fosse un film sarebbe “Un Cane Andaluso” di Buñuel, quello strano luogo in cui, se apri e chiudi una porta, potresti essere ovunque.

Il muro sonoro, corale e poliedrico di Mitile Milite, M.D. e Swallow s’infrange a ridosso della quarta traccia Modern Seducer, dove su una base dance si alternano le linee melodiche del coro, poi della chitarra elettrica. Chiude il pezzo uno stuzzicante assolo di sax il quale, fin qui usato come elemento strumentale d’insieme, diviene voce solista in Under the Roof, nella daftpunkiana e funkeggiante Your Mother; poi in Red Leaf insieme al flauto e nella ripresa finale della già menzionata Modern Seducer, con l’ultima acutissima e delirante prova solistica. Che si liberino anche le nostre sessioni di ottoni e, come si dice, fiato alle trombe! Questi strumenti devono ruggire e, anche in questo caso, i SDYM non risparmiano davvero nulla.

I So Does Your Mother si inseriscono bene in un panorama musicale, la “scena romana”, che si sta evolvendo, ma che ha ancora bisogno di qualche scossa.

https://soundcloud.com/so-does-your-mother/sets/neighbours
https://play.spotify.com/artist/5hjRGIr6kxCr1JOJyHVt7p
https://www.facebook.com/SoDoesYourMother



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