La sindrome di Kessler, Le direzioni (guarda il video)

La sindrome di Kessler, Le direzioni (guarda il video)

Le direzioni è il nuovo videoclip de La sindrome di Kessler, secondo estratto dal primo omonimo album, una miscela esplosiva di rock, grunge, noise, melodia, psichedelìa e sperimentazione che risente di molteplici influenze (Marlene Kuntz, Verdena, Black Sabbath, Nirvana, Queens Of The Stone Age e Pearl Jam).

Un video con cui la band ha voluto riprodurre l’intimità del concerto dal vivo, puro e semplice, senza sovrastrutture concettuali. Il palco, oltre ad essere la piattaforma deputata allo sviluppo di una performance, rimane sempre il luogo ideale per la crescita, il perfezionamento e la cementificazione di un gruppo, sia a livello musicale che, soprattutto, umano.

Come afferma il cantante Antonio Buomprisco: “Le direzioni parla del disagio e della difficoltà perenne dell’individuo di vivere in una società troppo caotica dove spesso regna l’indifferenza, dove i tradimenti, l’omertà e l’abbandono attanagliano l’animo umano e con cui quotidianamente bisogna scontrarsi. Ma c’è una luce in fondo al tunnel, c’è qualcosa. Presto toccherò qualcosa.”

Video Credits

Con la collaborazione di Murat Kanca: Violoncello
Regia e montaggio; fotografia – IDIO
Svevo Codella e Locanda Atlantide per la location, Murat Kanca, Lorenzo Lattanzi (backstage photo), Rossella Ruffo per la gentile collaborazione.

Molto apprezzato da pubblico e critica, l’esordio discografico de La sindrome di Kessler sarà seguito da un nuovo lavoro in studio (in uscita tra fine anno e inizio 2017) che ne continuerà e perfezionerà il discorso ampliandone impatto, potenza, carica emotiva e sonora generando brani suggestivi ed imprevedibili.

Streaming: https://play.spotify.com/artist/3FfhfhLvtK2wYH9WlWoYLQ

Next Gigs

8.7.16 – Gricignano D’Aversa (CE)
9.7.16 – Alabama Pub, Castelluccio Inferiore (PZ)

La sindrome di Kessler è una band che concilia il cuore pulsante di un indie rock grezzo, con una sperimentazione mai fine a se stessa. Il loro omonimo album d’esordio impasta con sapienza e gusto le influenze grunge con la musica colta dando vita a brani imprevedibili e potenti, immediati nelle sonorità ma mai banali nella sostanza. Le melodie della voce “tradiscono” in senso positivo l’appartenenza meridionale della band conferendo loro una particolarità quasi “romantica” tipica della tradizione campana, rendendo i brani nelle parti cantate quasi solari mentre i testi poetici ed interiori si spingono verso lidi più oscuri e profondi. Le parti strumentali completano il quadro di questo disco con suggestioni quasi “progressive”, sempre lontane dal manierismo e motivate da un esigenza narrativa senza compromessi, sprigionando in alternanza potenza ed immediatezza, rarefazione e pacatezza o addirittura gravezza se necessario, perché se una storia va raccontata, va raccontata fino in fondo. 



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