The Esher Sessions

The Esher Sessions

di Rossano Baldini

Il White Album. Ho scoperto dopo si chiamasse così. Per me, nel 1992, era solo uno dei dischi di mio padre, trovato nel mobile porta stereo che aveva identico anche mio zio Egidio. Pensavo fosse una cosa di famiglia, che si doveva avere per forza nella sala hobby. Alcuni la chiamavano taverna, ma nel nostro lessico familiare si chiamava così. Gli hobby erano soprattutto guardare la TV Grundig 28 pollici e ascoltare musica. O farla, con un piano Steinbach verticale. Ora che ci penso, c’era molta Germania in casa mia. In quello lasso di tempo tra fine anni ’80 – inizio ’90 gli elettrodomestici e gli strumenti erano quasi tutti orgogliosamente tedeschi.

La puntina del giradischi, quella no, era svizzera. Anche il mobile porta stereo era tedesco, con quel suo design minimal berlinese (ovest), a più piani e con lo sportello di vetro che si chiudeva con la calamita, in cui trovavano posto il giradischi al piano più alto e poi a seguire la radio FM, il lettore di musicassette e i vinili. Bambino onnivoro di musica, a dieci anni già suonavo da un po’ di tempo, prendendo serissime lezioni di musica classica alternate a violente, quanto innocenti incursioni in quello che per me era il blues così come me lo raccontava la collana Fabbri Editori che stava in una libreria di mogano (quella no, non era tedesca).

Il blues era l’accordo di Do settima che non risolveva. Il rock era Helter Skelter. Tra le altre cose, oggi insegno musica e ho imparato che per un bambino l’esperienza sonora è quanto di più arcaico e istintivo ci possa essere. Se un allievo ascolta un rag – time, immediatamente ride e comincia a saltellare, facendo spalluccia al compagno di banco. Il suono ascoltato è rispedito al mittente sotto forma di impulso muscolare, in un corto circuito emozionale che porta a un gesto essenziale, quello di muoversi. Capire, all’inizio, conta veramente poco.

Per me è stato così con il White Album. Appena mettevo sul piatto Back In The U.S.S.R., cominciavo a picchiare con delle bacchette improvvisate sullo sgabello del piano. La musica, con Dear Prudence, è diventata un’esperienza meditativa, da ascoltare ad occhi chiusi. Il finger-picking di Lennon (imparato da Donovan) un’ossessione da capire, suonare, condividere con gli amici. Il primo gruppo che ho avuto, non a caso, si chiamava The Quarryboys, in omaggio a quei The Quarrymen che poi sarebbero diventati The Beatles. Nei primi anni novanta c’era tutta la musica del presente che per forza di cosa arrivava dentro casa mia o alle feste di compleanno, ma io non mollavo quel disco se non per qualche giorno. Una volta registrai una cassetta e la portai in piscina, così al ritorno l’avrei fatta sentire in macchina al mio amichetto e al suo papà. Il caso volle che il nastro partì da Revolution 9 e il padre del mio amico dopo un paio di minuti di loop “number nine, number nine” chiese di poter metter su la radio. Ci rimasi male, ma neanche troppo. A dieci anni, ero già un duro e puro beatlesiano e quei due non sapevano cosa si perdevano. Se avessero avuto 8 minuti di pazienza (!), poi sarebbe arrivata la buonanotte, Goodnight con Ringo e la sua dolcissima voce. Tempo fa mi sono imbattuto in una frase di François Truffaut in cui affermava di appartenere a una generazione di cineasti “che hanno deciso di fare film guardando Quarto Potere”. Io ho deciso di fare musica ascoltando il White Album.

Rossano Baldini…

Laureato in pianoforte presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, Rossano Baldini ha affiancato alla musica classica, sin da subito, lo studio di jazz, composizione, canzoni e blues. Trovò presto ispirazione negli scaffali della libreria di casa pieni di spartiti: il padre, autodidatta amante della musica, racconta di aver comprato prima il pianoforte e poi il lampadario del salotto. Durante la sua formazione, Rossano ha avuto l’onore di studiare musica con insegnanti di fama internazionale, tra cui Antonio Valente e Franco Medori (musica classica), Franco D’Andrea, John Taylor, Kenny Werner e Stefano Battaglia (improvvisazione).

 

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Nel 2007, prima di trasferirsi negli Stati Uniti, Baldini si è laureato al DAMS di Roma Tre, indirizzo Cinema. Di ritorno in Italia, ha frequentato i seminari di pianoforte jazz e improvvisazione presso l’Accademia nazionale di Siena jazz. Sin dagli inizi della sua carriera, Rossano ha avuto la fortuna di suonare e registrare con artisti italiani ed internazionali, tra cui Luis Bacalov, Nicola Piovani, Josè Carreras, Steven Mercurio, Michael Bearden, Carlo Siliotto, Gianluca Petrella, Timothy Brock, Manuel De Sica, Dino & Franco Piana, Michele Rabbia, Fabrizio Bosso, Joy Garrison, Andrea Morricone, Anna Tifu, Badarà Seck, Ignacio Elisavetsky. Dal 2015 è il tastierista – fisarmonicista per gli spettacoli dal vivo La vita nuova e La musica è pericolosa di Nicola Piovani, con il quale collabora da anni anche nella registrazione di colonne sonore per cinema e teatro (Le confessioni, Assolo, Romanzo siciliano, Eduardo e i burattini, Una gita a Roma, Hungry hearts, La trattativa, Sogno di una notte di mezza sbornia). Dal 2012, Rossano Baldini è un artista della casa discografica giapponese Albòre jazz records, con la quale ha pubblicato il suo primo disco solista It won’t be late, seguito da Light nel 2015, concept album ispirato alla leggerezza calviniana con la collaborazione degli artisti Gianluca Petrella, Michele Rabbia e Pierpaolo Ranieri. Per il cinema, ha scritto e suonato le musiche dei film Tutti i rumori del mare diretto da Federico Brugia e Queen Kong di Monica Stambrini. Ha collaborato come pianista, tastierista e fisarmonicista con i compositori Carlo Siliotto (Without men, L’assalto, Mister Ignis, Il caso Enzo Tortora, Mia madre), Andrea Guerra (Scusate se esisto!), Rocco De Rosa (Le nozze di Laura), Giovanni Rotondo (Il confine).  Nel 2008, ha vinto il premio Miglior colonna sonora al festival The 48th hour film project di Los Angeles (USA) con le musiche del film Life after di Carl Hansen, in collaborazione con il produttore argentino Ignacio Elisavetsky. Dal 2011, è membro dell’Orchestra italiana del cinema, con la quale si è esibito nelle più importanti sale da concerto del mondo, tra cui Centro Nazionale per le Arti dello Spettacolo (Pechino, Cina), Royce Hall (Los Angeles, USA), Ravello Festival, MiTo Festival (Piccolo Teatro di Milano), Auditorium Parco Della Musica (Roma), Arena di Verona. La musica di Rossano Baldini è stata pubblicata da Megasound Records, ConcertOne, Rai Trade (Italia), Trisol Records (Germania), Albòre Jazz Records (Giappone).


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