Cli, l’intervista

Cli, l’intervista

Di Rossella Romano

Capelli rosa intenso, occhi azzurri e sguardo vivace. Quello sguardo di chi ama la musica e la vita, con un entusiasmo contagioso.
Chiara Beltrame, in arte Cli, ha alle spalle un disco in inglese e una serie di esperienze all’estero che le hanno fatto amare il mondo delle sette note ancor di più. Nel suo curriculum la partecipazione all’ultima edizione di “The Voice Of Italy” e un singolo uscito nelle scorse settimane, “L’elefante col tutù”. E’ proprio da questo nuovo brano che parte la nostra chiacchierata, tra disco in lavorazione, India e progetti futuri.

Vorrei iniziare subito a parlare con te del tuo nuovo singolo, “L’elefante col tutù”, come è nato questo brano?

Questa canzone è nata in una giornata in cui inizia un po’ tutto in modo storto. Mi ero svegliata in ritardo, salgo in auto e mi trovo imbottigliata nel traffico. Una di quelle mattine in cui ti capita di guardarti allo specchietto retrovisore e non vederti a posto, coi capelli disordinati e la faccia un po’ sfatta. Mi sono sentita come un elefante in un tutù, in questa lotta contro il tempo per riuscire a fare tutto e anche un po’ in ritardo su alcune aspettative. Un elefante col tutù si può sentire inadeguato, non all’altezza, diverso, con un giudizio critico costante su se stesso. Tutti una volta nella vita ci siamo sentiti così. Poi, ho acceso la radio: trasmettevano una canzone che mi piaceva e che mi ha dato subito sensazioni positive. La situazione ‘apocalittica’ ha assunto il giusto peso, la giornata è cambiata in meglio e l’elefante col tutù, che in quel caso ero io, si è ricalibrato su ciò che conta nella vita.

Tu scrivi solo il testo dei tuoi brani o anche la parte melodica?

Scrivo entrambe le parti. Questa canzone nello specifico, ovvero l’elefante col tutù, e un altro brano che sarà presente nel disco, l’ha scritta con me, per quanto riguarda la melodia, Giovanni Perin, musicista noto in ambito jazz.

Quindi sei una cantautrice a 360 gradi?

Così sembra! (ride)

Volevo chiederti qualcosa riguardo il tuo nuovo disco, mi puoi dare qualche anticipazione?

Il disco è quasi pronto. Sarà tutto in italiano, ho già realizzato in passato un disco tutto in inglese. Verrà pubblicato in autunno e ‘L’elefante col tutù’ è stato scelto per aprire la strada al nuovo lavoro in uscita. Nella tracklist ci saranno anche i brani ‘Perché’ e ‘Danza’, e altre canzoni scritte in questi anni. Sono molto variegate, sono nate in momenti diversi e volevo racchiuderle tutte in un album. Mi rappresentano tutte totalmente. Scrivo di cose che vedo e che vivo, esperienze che hanno incrociato il mio percorso. In ogni pezzo c’è qualcosa di me.

A che cosa ti ispiri per scrivere i testi? Prettamente alla tua vita?

Non c’è un’ispirazione bensì una necessità. Ci sono dei momenti in cui vivo qualcosa, vedo vivere qualcosa, sento qualcosa e nasce una canzone. Ci sono pezzi di brani che vengono iniziati e restano lì, come le musiche. E’ un processo particolare. E’ una cosa che faccio sin da piccolissima, come molti cantautori: l’esternare attraverso la musica e le parole quello che magari fai fatica a tirar fuori di tuo.
Una necessità di tradurre in musica ciò che ho dentro

Come mai la scelta dell’italiano dopo un primo disco in inglese?

Me lo chiedo anch’io. Non è stata una scelta ponderata in realtà. Ho cominciato a scrivere in inglese perché come tanti altri, ascolto e ascoltavo musica internazionale. Cominci nell’adolescenza a scrivere in inglese, un po’ perché ha sonorità più vicine ai tuoi ascolti e poi perché non ti si capisce subito, non è così diretto come la tua lingua. A un certo punto, però, ho iniziato a comporre in italiano e mi sono resa conto di avere la possibilità di esprimermi in maniera molto più precisa su alcune cose. In italiano abbiamo molte più sfumature e per esprimere bene un concetto ci servono molte più parole. Ho iniziato a scrivere nella nostra lingua, mi è piaciuto e ho continuato. Scrivo ancora qualcosa in inglese ma volevo che questo disco potesse arrivare al mio Paese, anche se ho avuto la fortuna di vivere tante esperienze musicali fuori dall’Italia, però volevo che fosse un album molto chiaro e diretto

Desideravo, appunto, parlare delle tue esperienze all’estero. Mi racconti quella più caratterizzante per il tuo percorso artistico?

Non ci metto molto a sceglierla: direi l’esperienza che ho vissuto in India. Dal 2008 a oggi sono stata in India 8 volte per seguire un progetto correlato alla musica. A me e a un gruppo di amici musicisti è stato chiesto di portare la nostra esperienza in ambito musicale in un centro per bambini orfani e abbandonati nel Sud Est dell’India (Cli fa parte dei fondatori di GRACEgroup, associazione che promuove lo sviluppo di percorsi educativo-musicali come strumenti di crescita ndr) E’ stata un’esperienza fortissima. Tante volte si parla della musica come strumento di comunicazione e crescita reciproca, di bellezza, però quando ti trovi davanti a delle realtà sconvolgenti e disarmanti, bambini con delle storie al limite, non che qui non ci siano problemi ma in India c’è la miseria vera, scoprire come la musica possa far rinascere delle vite è meraviglioso. E ha segnato anche il modo di relazionarmi con la musica e di farla. Come dicevo prima, quando vivo delle cose nasce in me poi l’esigenza di tradurle in canzoni e nel disco ci sono alcune tracce che sono nate in seguito a quella esperienza.
Questa esperienza mi ha portato molto anche a suonare in India i miei brani in inglese e ho potuto vivere a pieno la realtà musicale di questo Paese.

Che differenze ci sono con l’Italia? Che approccio hanno in India nei confronti della musica?

In India c’è molta attenzione a tutto quello che è esterofilo, occidentale in particolar modo. Ancora oggi la figura di chi proviene dall’altro capo del Mondo è considerata come istruttiva, sei qualcuno da cui imparare. Hanno la loro tradizione ma sono molto aperti ad altri generi, si pensi a Bollywood. Personalmente, durante i miei live, ho sempre notato una grande attenzione. E sono molto partecipi. Se c’è da ballare o da battere le mani non si tirano indietro, ed è una cosa bellissima. Mi ricordo la prima volta che mi sono esibita in India, ho pensato che non ci sarebbe stato nessuno, invece hanno partecipato tutti in maniera stupenda

Penso che la grande differenza tra il nostro Paese e l’estero in generale, sia proprio questa: la curiosità nei confronti della musica che non si conosce

Si, certamente. Ti parlo delle mie esperienze musicali in Europa, di sicuro l’apertura nei confronti di chi non si conosce è evidente. Anche in Italia, c’è curiosità, ma è relegata al sottobosco. Si fa meno fatica a seguire ciò che è mainstream, rispetto al resto. In realtà in Italia c’è moltissimo, abbiamo un patrimonio incommensurabile ma che rimane lì. Il mio primo concerto a Berlino mi ha fatto venire gli incubi, dato che non mi conosceva nessuno. Inaspettatamente il teatro era pieno e chi è venuto a conoscermi post concerto sapeva molte cose su di me perché si era documentato in Rete. Ci sono curiosità e spazi anche per chi non è noto, all’estero. Spero che qualcosa possa cambiare anche in Italia e che il sottobosco si mantenga sempre vivo.

A proposito di mainstream, che cosa ti ha lasciato l’esperienza di ‘The voice’?

L’esperienza di ‘The voice’ arriva dopo un percorso musicale già tracciato alle spalle. Volevo fare questa esperienza in modo consapevole. E’ stato molto positivo. Paragono i talent a dei giochi in scatola, dove la scatola è la tv. Sicuramente mi ha dato l’occasione di arrivare a tante persone, che ora mi seguono e la possibilità di far conoscere la mia musica a un pubblico più vasto nel mio Paese. Ho conosciuto dei compagni di avventura fantastici, innamorati della musica come me, che si impegnano tanto per portare avanti i loro progetti, e dei coach super disponibili e umili. Un’esperienza che rifarei.

Consiglieresti quindi questa esperienza ad un ragazzo che vuole farsi conoscere?

La consiglierei se c’è un progetto dietro. Altrimenti il tutto è molto rischioso. Da un punto di vista psicologico ti sovraespone moltissimo, ti senti alle stelle, però se non hai niente da portare avanti, quando il talent finisce, cadi a terra. Lo consiglio a chi ha ben chiaro cosa vuole fare della sua musica. Per me ‘The voice’ è arrivato in un momento in cui avevo già tracciato una mia strada, sono stata fortunata Altrimenti rimane un’esperienza inutile

Tu come ti sei avvicinata alla musica?

Penso di aver avuto un innamoramento precoce, a casa mia cantavano tutti, sono tutti un po’ artisti. Ed è stato naturale. Lo scrivere canzoni è iniziato per gioco con i miei familiari da quando ero piccola. Un po’ come quando ci si innamora, vuoi conoscere la persona amata sempre di più, per me è stato così con la musica: studiandola e approfondendo in maniera sempre più costante.

Ti si vedrà dal vivo prossimamente?

Certo. Quest’estate ci saranno diverse date. I miei social sono aggiornati sugli ultimi live in programma. Dall’uscita del disco avremo un tour per portare in giro i nuovi brani

Quali sono le tue sensazioni quando sei sul palco?

Di libertà. Decisamente. E di condivisione, che è per me il senso della musica. Ed è anche il senso che ha avuto per me il talent, che di solito è competizione. Durante la mia edizione ho potuto confrontarmi e condividere la musica con gli altri ragazzi, sono stata fortunata.

Progetti futuri?

Il disco, scrivere nuova musica e di viaggiare grazie alle mie canzoni. Ed essere serena, conservando la gioia di scrivere e cantare.


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