Coerenza e Sincerità non vanno d’accordo

Coerenza e Sincerità non vanno d’accordo

Di: Freschi Lazzi e Spilli

L’occasione di scrivere questo editoriale capita in un periodaccio. Nessun guaio particolare, mi si capisca, nemmeno un accenno di tristezza, anzi rido molto spesso, vado a letto contento, semplicemente è un tempo in cui non troppo mi piace scrivere. Ho paura di non riconoscermi, temo che la vertigine del giudizio sulle cose mi appanni la mente, e che mi porti a dire cose sbagliate, e soprattutto cose che non ho mai pensato, se non nel momento in cui, pur di parlare, le ho dette. Come l’altro giorno quando ho rivisto un video, un’intervista che ci hanno fatto cinque anni fa, e a riguardarla non mi è piaciuta, non mi sono piaciuto, mi è venuta voglia di viaggiare nel tempo, tornare esattamente a quel giorno, in quel posto, fermare tutto, incamminarmi verso quel superficiale, acerbo, saccente giovane me, e riempirlo di pizzicotti. Ma non si può, quel video dove appaio insopportabile è su youtube, immutabile, e ho parlato come ho parlato. Poi, però, torno alla mente alle domande serie di quella giornalista, quel pomeriggio caldo, ricordo che ero emozionato e anche un po’ compiaciuto, perché era la prima volta che mi si chiedeva un’opinione, ed era un teatrino, prendermi così sul serio era un gioco a cui non avevo mai giocato. Il sincero divertimento di quel giorno quando ho fatto la parte dell’artista da intervistare, è stato solo cinque anni fa ma l’avevo dimenticato. Ero davvero sincero e non avrei potuto rispondere altrimenti, come sono sincero adesso nel dirvi che solo ora, dopo questa lunga introduzione, forse ho capito veramente di cosa vi voglio parlare. Il rapporto tra coerenza e sincerità secondo me, è questo l’argomento. Sono generalmente intese come due qualità positive, di una persona come di un artista, stanno dalla stessa parte, nella grande famiglia dei complimenti, non sono il bianco e il nero, eppure, in effetti, sono una la negazione dell’altra. E tanto più una persona si esprime, scrive, canta, e lascia traccia di quel che dice, tanto più espone se stessa al fuoco incrociato tra queste due forze del bene che non riescono a stare nella stessa storia. Provate a pensarci, anche se siete persone sane, che non hanno bisogno come noi di stare su di un palco, di avere un faro puntato in faccia, di tanto in tanto vi sarete posti il problema di come sembrate visti da fuori, e molte delle scelte che avete fatto saranno state di certo, più o meno scientemente, influenzate dall’obiettivo ultimo di sembrare integri, meritevoli di un qualche pensiero di approvazione, di un premio alla giustizia, e per questo avrete scelto di fare una cosa coerente, bella, la buona azione che da voi ci si aspettava. Avrete sacrificato la vostra spontaneità sull’altare della bella figura, e per questo calcolo molti vi apprezzeranno, molti altri invece, no, perché non vi si direbbe sinceri. Altre volte, invece, una certa stanchezza diplomatica vincerà su ogni valutazione, e per scelta o per velocità sarete sinceri, con tutta la casualità e l’imperfezione che la sincerità da sempre comporta, sarete veri ma inesatti, contraddittori, umorali come un flusso di coscienza, difficili da descrivere, e chi non si può descrivere non si può nemmeno riconoscere. Anche stavolta questa immediatezza si noterà, e anche stavolta molti vi apprezzeranno, e molti altri invece, no, perché non vi si direbbe coerenti. Poi, forse una o due volte l’anno, capiterà l’ambo, e sarete sinceri e coerenti, ma sarà un caso, lo so io, lo sapete voi, e perciò è un’altra storia, il caso non c’entra con la scelta, non è merito di nessuno. Ecco, io credo che un artista, dal momento che è artista in quanto fa o dice qualcosa, non può in nessun modo risparmiarsi da questa battaglia, e non può che imparare, o almeno provare a gestirla. In principio è fare qualcosa di nuovo, essere veri in qualcosa, e poi sempre inventare, scrivere e riscrivere su un foglio sempre più segnato dalle cancellature, essere sempre nuovi e sempre se stessi, ammesso che si capisca per tempo cosa davvero ci identifica come “noi stessi”. Io non riesco a vedermi sempre sincero o sempre coerente, del resto se fossi soltanto sincero sarei in qualche modo anche coerente, almeno un po’ (come dice di sé Caparezza in Chi se ne frega della musica: “mi contraddico così spesso che questo fa di me una persona coerente”), ma per me non è così, nei rapporti personali, come nella musica, come nella scrittura di questo trafiletto, dato che ho corretto qua e là la bozza per far filare meglio il discorso. C’è una semplicistica distinzione tra favola e fiaba, dice che una ha la morale alla fine, l’altra no. La mia maestra delle elementari non era d’accordo, diceva che se si tratta di trovare la morale, anche il telegiornale ne ha una. Preso per buono che la mia maestra era una brava maestra e aveva ragione, se più o meno implicitamente ogni racconto vuole arrivare a un punto, e vuole mostrare una parte per indicare un tutto più grande, credo che anche queste cose che ho appena detto debbano trovare un quindi. Quindi? Non saprei, credo infondo di stare soltanto tentando di giustificarmi, perché a rivedere quell’intervista di cinque anni fa davvero non mi sopporto.

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I Freschi Lazzi e Spilli nascono nel 2010 nella piccola cittadina di Potenza.
Alessandro Freschi (Voce e Autore dei brani della band) conosce il resto della gruppo, che al tempo si dilettava in cover dei Bon Jovi. Durante l’esibizione suonano un brano insieme, Walk On The Wild Side di Lou Reed che tuttora si divertono a suonare, e da lì cominciò l’idillio. Scelto il nome della Band (Lazzi e spilli è una contrada propinqua al capoluogo lucano che conta centododici abitanti, dei quali 60 maschi e 52 femmine, 50 celibi/nubili, 54 coniugati, 2 separati legalmente, 0 divorziati e 6 vedovi) i ragazzi decidono di intraprendere questo percorso insieme scrivendo canzoni semplici e divertenti, che raccontano storie, quadretti reali e inventati, sempre con toni mai troppo seri, ironici, a volte demenziali, con musiche allo stesso tempo grintose e spiritose, che spaziano dal pop/rock, al country/blues .
Partecipano a vari festival e nel 2010 a poche settimane della loro nascita collezionano il primo posto all’Hyde Park Basilicata 2010 e alla Giornata della Creatività Studentesca dove hanno l’onore di suonare Basilicata On My Mind estemporaneamente insieme a Rocco Papaleo. Poco dopo decidono di registrare il primo disco, che raccoglie alcuni dei brani ancora oggi più acclamati e graditi dal pubblico come Il Vicino, Carlo e Luna, Waciaccirippum, Il Camionista (AMAMIVECO).
Nel 2011 e 2012 arrivano sul podio all’Italia Wave in Basilicata e in Campania. Negli anni hanno la possibilità di aprire i concerti volti noti e meno noti del panorama della musica Italiana tra cui Tonino Carotone, Andrea Rivera, Brunori SAS, Nobraino, Mama Marjas e 24 Grana.
Nel 2013 incidono il loro secondo album sempre dal titolo “Freschi Lazzi e Spilli”, l’album di Che Succede?! e Storie Con Le Favole.
Nel 2014 esce il singolo Attitudine e nel 2015, con il singolo Le Uova Di Lucia, la band è selezionata alle fasi finali per il Festival di Sanremo, sezione Nuove Proposte.
Successivamente partecipano alle riprese del nuovo film di Vittorio Sindoni, con Moisè Curia e Stefania Rocca, dal titolo Abbraccialo Per Me. Gli attori/musicisti si districano bene sul set e propongono alcuni dei loro vecchi brani come colonna sonora del film, e così decidono di scrivere la canzone del film, intitolata proprio Abbraccialo Per Me.
Il film uscirà nelle sale nell’aprile 2016, e sarà proiettato in anteprima al festival della FICE (Federazione Italiana Cinema d’Essai) organizzato a Matera dal 9 al 13 Marzo. I ragazzi sono ad oggi pronti per lanciare il loro brano e il videoclip, e sono in studio per la produzione del loro nuovo disco, in uscita a settembre 2016.


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