I-Days Festival 2016 Day 2 – Sigur Ros, Lapsley e Shura.

I-Days Festival 2016 Day 2 – Sigur Ros, Lapsley e Shura.

Può un festival con band internazionali essere alla portata di tutti? Risponde in maniera affermativa e in modo egregio l’I-Days Festival, che da diciotto anni a questa parte è diventato sinonimo di libertà, musica e innovazione. Per la dodicesima edizione, le premesse sono le stesse: “amore per la musica, prezzi popolari (dai 23 ai 35 euro), l’innovazione come pilastro e la creazione di un momento collettivo che rimanga sempre impresso nelle menti dei presenti”.

Anche quest’anno i nomi in cartelloni sono stati molto più che succulenti, ma per noi la data più intrigante è stata quella di sabato 9 luglio, quando, nella splendida cornice del Parco di Monza, si sono esibiti gli islandesi Sigur Ros, dopo quasi 3 anni di assenza dal Bel Paese.

Molte sono le band interessanti scelte per animare la seconda giornata del festival e noi, per sicurezza, siamo arrivati giusto in tempo per assistere al primo live sul main stage, Parabolica. La prima scoperta della giornata è Shura, la giovanissima cantante e produttrice inglese il cui primo album è uscito proprio pochi giorni prima del suo live italiano, l’8 luglio. La timida ragazzina di Manchester si è imposta come nuova reginetta dell’elecropop in numerosi festival internazionali, come il Primavera Sound, e ha fatto innamorare anche il pubblico dell’I-Days. Nonostante alcuni problemi tecnici (i cavi dei suoi sintetizzatori l’hanno abbandonata prima di arrivare a metà concerto), Shura è riuscita a comunicare tutta la sua passione e la sua grinta, arrangiando le canzoni del suo freschissimo album in versioni simil-acustiche. Il suo primissimo singolo Touch, rimasterizzato poi per essere incluso nel suo primo album solista, ha chiuso l’emozionante concerto, al quale hanno partecipato numerosissimi fan, nonostante il sole cocente e l’afa inarrestabile.

Il palco Ascari e quello del BRF Circus, con i loro tendoni, sono la scelta giusta per una pausa all’ombra, ma l’Ascari vince facile grazie ai nomi molto più che interessanti presenti nel suo palinsesto. Come il duo di electro-soul inglese, Honne, che ha catturare l’attenzione del pubblico dalla prima canzone, con il suo sound tutto da ballare. Purtroppo però il concerto è abbastanza breve e non riesce a sfamare il pubblico, impaziente di ascoltare, sullo stesso palco, la ragazzina prodigio e nuova eroina dell’ambient e dell’alternative R&B: Lapsley.

Fortunatamente c’è il Red Bull Tour Bus sito proprio accanto al tendone Ascari, che con le sue giovani band frizzanti intrattiene tutte quelle persone che ancora oggi si chiedono come mai siano stati inseriti in scaletta gli Stereophonics. Joan Thiele, la cantautrice di origini italiane che con la sua chitarra ha incantato il mondo, la fa da padrona durante tutto lo show della band gallese di Have a nice day, riuscendo perfino a far alzare il pubblico stravaccato a terra, incitandolo a ballare almeno per l’ultima canzone.

E si arriva così alle 21.30 l’ora x, che segna l’ingresso sul palco Ascari di Lapsley: la diciannovenne inglese che da tre anni a questa parte compone canzoni da brividi lungo la schiena, con però un solo album all’attivo, uscito lo scorso marzo. La voce di Lapsley è un pugno allo stomaco e allo stesso tempo un bacio appassionato: forte, adulta, in netto contrasto con la sua presenza eterea e giovanile, che grazie a un microfono “distorto” diventa ancora più alterata, arrivando ad assomigliare quasi a quella così unica e particolare di Antony Hegarty. Con un sound alieno quasi quanto la sua voce (composto prevalentemente da una batteria elettronica, suonata in piedi dal suo giovane batterista; da una pianola e dai sintetizzatori, che la fanno da padrona), la giovanissima promessa della musica britannica è riuscita a stregare tutti all’I-Days, facendoci quasi dimenticare dell’imminente live dei Sigur Ros.

Ma, appena terminato il suo commovente show, la massa di gente si è come destata da un sogno ad occhi aperti, per riversarsi nuovamente al Parabolica, dove una marea di persone era già in attesa della band islandese, inventrice del linguaggio Vonlenska.
Non c’è che dire, il livello dello show è inarrivabile: suono perfetto, ma soprattutto installazione scenografica da teatro dell’opera contemporaneo, fra luci led, laser e proiezioni 3d. Oltre al sound impareggiabile e commovente, grazie prevalentemente alla voce e all’archetto di Jon Birginsson, è proprio la struttura scenografica il vero fulcro di tutto il loro live, un vero e proprio spettacolo che andrebbe seguito comodamente seduti su di una poltroncina teatrale, piuttosto che a un festival musicale. Eppure, forse, gli alberi, lo spicchio di luna e le stelle facevano parte dell’idea che la band ha avuto per il suo spettacolo davvero mozzafiato, che ha fatto tornare tutti alla realtà per poi scaraventarci nuovamente nel mondo dei sogni e nel nostro inconscio, di cui tanto abbiamo paura.

Difficile riprendersi dopo un’avventura così profonda nel cuore pulsante della buona musica, fra nuove scoperte che non scorderemo mai più e vecchi amori rinnovati, che ci fanno sognare una terra promessa fatta di geyser, vulcani e squadre di calcio composte da vichinghi.

Un momento collettivo che rimarrà impresso nelle menti dei presenti: promessa mantenuta I-Days Festival, alla prossima!



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