Le teste di cazzo

Le teste di cazzo

Di: Liede

C’è la possibilità di scrivere un editoriale, dice Teo (Costello’s / Chains).
C’è anche la possibilità che quando per strada senti il suo profumo tu non perda la testa e non ti si svuoti l’anima come un palloncino bucato, dico io.
Sai, che ti fermi, togli gli occhiali da sole come per vedere meglio la scia. Stesso principio di quando si abbassa la musica mentre si cerca parcheggio, credo.
Il fatto è che ho ricevuto la mail di Teo mentre andavo a prendere la metro e appena l’ho aperta è iniziato il siparietto sensoriale.
Lei non era lei, ovvio, e la fake lei che andava in direzione opposta alla mia dopo tre passi è sparita dietro l’angolo.
Non è vero, in realtà mi son solo stufato di guardarla.
Giusto il tempo di un ehi, dai, ancòra, ma davvero ti sei fermato, ti sei tolto gli occhiali da sole, hai snuffiato l’aria attorno a te come un cane stupido, e tutta la scena frame dopo frame per poi arrivare al gran finale, sorrisino, occhiali da sole, via il sorrisino, di nuovo camminare dritto.
Nel senso, davvero tutto questo per cosa?
Non ci si poteva limitare a senti il profumo, sorrisino, camminare dritto?
È che spero sempre che da qualche parte ci sia una troupe e che esca un film su queste cose.
E tutta la merda che ho scritto fin’ora, letta lentamente, con voce calda, il voice-over/monologo iniziale di American Beauty.
Mi chiamo Lester Burnham. E sono un fanatico delle sensazioni.
Sì, questo è il mio quartiere, questa è la mia strada, questa è la mia vita etc. etc., lo sappiamo tutti. Quello che si dimentica di dire Lester Burnham, o che probabilmente lascia sottinteso, è che è un fanatico delle sensazioni, perlomeno da quando ha riscoperto il potere di provarle.
È molto pericoloso lasciarsi sedurre dal potere/piacere di provare sensazioni.
Spoiler, Lester Burnham, ad esempio, ci lascia la pelle.
È la condanna di noi teste di cazzo.
Non possiamo stare fermi, e goderci l’armonia e la bellezza che abbiamo a fianco, e che ci siamo in qualche modo guadagnati, ma dobbiamo sempre far saltare per aria tutto, alla ricerca del momento di pace ed equilibrio, quello in cui riposàti, lucidi e attenti riusciamo a trovare ed elencare e rinfacciarci ogni mattina tutto l’insieme dei difetti che ci spingono a far saltar di nuovo tutto per aria.
Questo è il manifesto delle teste di cazzo, che non riescono a tenersi vicino le cose che amano.
Voglio spezzare una lancia a loro favore.
Avete stile.
Non importa a nessuno, ma avete stile.
In chiusura, sull’amore della vita.
Che vien da dire, per fortuna abbiamo tante vite.
Una sola morte, ma tante vite. Che vuol dire tanti amori.
Tutte queste cose sono sparse nelle canzoni di un disco, il primo, che uscirà quando farà più freddo, le giornate saranno più corte ma di sicuro pioverà meno.
Mica si poteva concentrare tutto in una sola canzone.

 

Biografia

Liede non significa niente.
Lied è una parola tedesca, che sta per “canzone”, “romanza”.
Ma l’ho scoperto dopo.
Liede è il nome di un fiume olandese e di una fermata della metro (o addirittura un quartiere?) di
Guangzhou, città della Cina più nota come Canton.
E anche questo l’ho scoperto dopo.
A me Liede ricorda due opposti: leader, che non mi appartiene affatto, e lieve, aggettivo col quale mi ritrovo
ben più a mio agio. Liede sono io, e scrivo e canto canzoni.
Liede (Francesco Roccati, 27, Torino).
Nel 2015 trova bozze di testi in lingua italiana scritti da sé medesimo durante gli anni precedenti, anni in cui
capeggia un fallimentare ma amabile – soprattutto, da lui, amatissimo – gruppo indie-rock di ispirazioni
anglofone, e si autoproclama ipso facto cantautore.
Visto che i suoi più cari amici non lo invitano a desistere, lui non desiste e dedica anima e corpo a cercare di
portare avanti questo suo mestiere.
Attualmente gli bolle nel laptop l’album d’esordio, anticipato dai singoli “Sono Sommerso” e “Finte
Intellettuali”.

 

https://www.facebook.com/LiedeOfficial/?fref=ts


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