John Carpenter al Todays Festival 2016 – Recensione

John Carpenter al Todays Festival 2016 – Recensione

Capelli bianchissimi, molto radi sulla testa, ma lunghi abbastanza da formare una coda di cavallo; occhiali da vista appariscenti; gomma da masticare per dare un tocco spavaldo; e abbigliamento total black. E’ questo il look divenuto oramai iconico, di uno dei padri del cinema indipendente e di settore, il Maestro John Carpenter, che si è presentato con questa mise anche per il suo primo live italiano: il 26 agosto 2016, per la prima data del Todays Festival di Torino.

Divulgatore di generi essenziali, quali la fantascienza e l’horror, ma anche creatore di sottogeneri fondamentali, come lo slasher; Carpenter è stato uno dei più riconosciuti e apprezzati registi indipendenti, padre di film cult copiatissimi come Halloween ed altri inarrivabili come La cosa, è anche uno fra i pochi registi a curare i suoi film nella loro totalità. Infatti, oltre a gestire la regia e la produzione, è anche il compositore di quasi tutte le colonne sonore dei suoi film.

Se per quanto riguarda la regia e l’ambientazione, i suoi punti di riferimento sono stati Howard Hawks e John Ford, per quanto riguarda le musiche i suoi pilastri sono state le colonne sonore di film a lui molto cari, come Suspiria (del “mio amico Dario Argento“) e L’esorcista. Pur rifacendosi ad altri compositori a lui precedenti, come l’intramontabile Bernard Herrmann, le sue composizioni ricche di sintetizzatori e strumenti a tasti hanno creato un gusto assolutamente originale e imitatissimo, anche da compositori contemporanei: come il refniano Cliff Martinez (Drive, The Neon Demon) e gli ex Survive, Michael Stein e Kyle Dixon (Stranger Things). Al pari dei suoi film e a volte anche oltre, le sue colonne sonore sono diventate parte fondamentale della cultura popolare.

Se a un concerto di un compositore come Ennio Morricone si va a teatro, dove si può andare a sentire un compositore così particolare? La risposta giusta ce la danno gli organizzatori del Todays, che hanno pensato benissimo di far svolgere il primo live italiano del Maestro nella favolosa ex fabbrica INCET, riqualificata a dovere per accogliere concerti estrosi come questo. Ma cosa ci si può aspettare a un live di Carpenter? Una console con sintetizzatori, o un’orchestra da dirigere con leggio e bacchetta? Fortunatamente nessuna delle due cose, ma bensì una band di musicisti giovanissimi, capitanata proprio dal grande Maestro, in veste di frontman ai sintetizzatori.

Alle spalle della band (composta da batterista, due chitarristi, un bassista e il figlio di Carpenter fra tastiere e sintetizzatori) un maxi schermo pronto a proiettare le scene più belle dei cult senza tempo del Maestro. Si parte con 1997: Fuga da New York e Distretto 13, giusto per fare scaldare un po’ il pubblico già in delirio e in estasi, diviso fra la musica coinvolgente e le immagini intramontabili. Seguono Vortex e Mystery, due tracce della sua prima raccolta di musica originale, Lost Themes, uscita pochi mesi fa e assolutamente fedele al suo stile di compositore.

Nel momento in cui una nebbia illuminata dai neon del palco avvolge la band e il Maestro, il pubblico capisce già cosa sta per arrivare: il Main Title di Fog, visivamente spettacolare, ma non il momento clou dello spettacolo, che comunque non tarda ad arrivare. Quando la scritta OBEY appare sul maxi schermo, seguita a ruota da altri imperativi, è il momento per Carpenter di togliersi gli occhiali da vista ed indossare un paio di nerissimi occhiali da sole: tocca al capolavoro di fantascienza grottesca, Essi vivono. Non ci si potrebbe aspettare di meglio, se non fosse che subito dopo arriva la colonna sonora del film più carpenteriano di sempre: La cosa, remake di uno dei film che più ha influenzato Carpenter sin dalla sua infanzia, e uno dei migliori lavori girati dal Maestro dell’Horror, insieme al “mio grande amico, con il quale mi sono molto divertito a girare 5 film”, Kurt Russell.

Fortunatamente per il pubblico, alcuni brani di Lost Themes si alternano alle grandissime colonne sonore, altrimenti l’emozione sarebbe stata davvero insostenibile! Grosso guaio a Chinatown, è la colonna sonora successiva, ma è con una doppietta davvero impareggiabile che si conclude la prima parte del concerto: Halloween (durante la quale il Maestro ci tiene a precisare di essere “in realtà un regista di film horror”) e Il seme della follia.

Dopo aver visto suonare gli M83 per meno di un’ora, senza encore, il pubblico non sa cosa aspettarsi dal Maestro, classe 1948, eppure pieno di grinta e di voglia di fare. Ma fortunatamente la sua passione e il suo orgoglio lo riportano sul palco per un encore pieno di cose belle: altre Lost Themes, ma soprattutto le musiche de Il signore del male e Christie, con la quale John Carpenter saluta i suoi fan italiani, congedandosi con una raccomandazione: “questa notte state attenti alla guida!”.

Un evento davvero unico, emozionante e già archiviato dalla Storia.



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