Limp Bizkit – Carroponte – Recensione

Limp Bizkit – Carroponte – Recensione

Di Rossella Romano

Ci sono band per le quali provi da sempre un grande affetto, perché hanno contribuito alla tua educazione musicale. Le senti un po’ parte di te. I Limp Bizkit sono un pezzetto del mio bagaglio di ascolti adolescenziali: la loro “Rollin’” con il braccio a mimare il volante in una guida molto polleggiata è stato un vero tormentone.
Ieri sera ho ritrovato Fred Durst, Wes Borland e soci dopo averli persi di vista (e di ascolto) per qualche annetto, e hanno davvero infuocato il Carroponte, con un pubblico in gran delirio.
A scaldare la platea in attesa della band di Jacksonville, i BlackHoleDream, formazione rock tutta nostrana, che ha contribuito a creare il mood giusto con pezzi inediti e qualche cover.
Puntualissimi come un orologio svizzero, I Limp Bizkit salgono sul palco con il loro stile di sempre, easy e quel pizzico tamarro che ci piace tanto. Sembra che il tempo non sia proprio passato.
Fred Durst intona immediatamente “Rollin’”, un’apertura che scatena subito l’inferno. Si inizia a saltare e a pogare sin da subito, senza esitazione alcuna.
Fred è molto felice di essere tornato nella nostra Penisola, e si vede. Coinvolto e coinvolgente, si rivolge spesso ai ragazzi delle prime file, dicendo: “L’Italia è un paese fantastico, voi siete fantastici perché non ne avete ma abbastanza, di fare festa e di saltare”. Vocalmente ottimo, presenza scenica notevole, una gioia per gli occhi e per le orecchie.
Io però aspettavo lui, Wes Borland. Il chitarrista dei miei sogni più incandescenti. Grande tecnica, grande padronanza del paco e look fantastico: tuxedo total white e trucco da scheletro. Wes you made my day, sempre.
Una scaletta ben bilanciata quella dei Limp Bizkit: si susseguono grandi successi come “Gold Cobra”, “My Way”, “My Generation” e “Boiler”. Tocchi di gran classe l’accenno di “Walk” dei Pantera e le cover di “Heart-Shaped Box” e “Smells Like Teen Spirit”, cantata da Wes, dei Nirvana. Ma è con la versione rivisitata di “Faith” del mio amato George Michael che i Limp Bizkit hanno vinto tutto.
Dust si è concesso molto al pubblico, scendendo a cantare in mezzo ai ragazzi e invitando sul palco un giovanissimo fan a ballare con lui.
Il live si chiude con “Take A Look Around”, altra pietra miliare della loro produzione musicale.
Niente bis però, ma grandi saluti e strette di mano. Sicuramente tutti ne avrebbero voluto ancora.
Un concerto così, un party così, è davvero ciò che ci vuole per rientrare con un gran sorriso dalle vacanze estive. “Keep on rollin’, baby”, da ripetersi come un mantra nei momenti difficili.
Grazie Fred, grazie Carroponte ma soprattutto grazie Wes



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