Suoni di una generazione passata

Suoni di una generazione passata

Di: Entrofobesse

I suoni di una generazione passata sono venuti a scovarci negli afosi pomeriggi, trascorsi in una sala prove dell’entroterra siciliano. Si parlava molto in quei giorni e l’entusiasmo si mischiava al disagio della consapevolezza. Consapevolezza di vivere in una terra che fascia le sue ferite sotto bende di bellezza. Scempi d’ogni genere in nome di tutti gli interessi del mondo, tutti quelli che non siano sostenibili ed equi però. Li abbiamo accolti e maltrattati affettuosamente, quei suoni. Tutto ciò che abbiamo ascoltato, assimilato nel corso degli anni o solamente fermentato nelle viscere, abbiamo voluto renderlo simile ad unico grido. Lo stesso grido che si cerca di tirare fuori durante uno di quegli incubi, nei quali si vorrebbe urlare, ma dalla gola non esce alcun suono. Non ci siamo preoccupati delle ridondanze, delle prolissità o di smussare gli spigoli. Li abbiamo trattati a mani nude, quei suoni e qualche ferita ce la siamo procurata. Sangue e sudore a mischiarsi con quella terra che ci ostiniamo a difendere dall’umano il quale fatica oramai a riconoscere la propria condizione. Questi suoni oggi li proponiamo a tutti coloro che vorranno riconoscersi in essi o semplicemente ascoltarli, come la moderna eco di voci passate, che stentano a trovare un loro posto nell’oblio.

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Suoni di una generazione passata è il concetto primario attorno al quale ruota tutto quello che c’è di nuovo negli Entrofobesse. Un ritorno al passato verso modelli di convivenza più genuini, il dissenso intransigente verso i sistemi che mettono in commercio strutture mentali preconfezionate, il malessere di vivere in un mondo dove è crescente la decadenza eco-umana. “Sounds Of A Past Generation” (Viceversa, Seltz, Audioglobe, 2016) è il nuovo disco della band a sette anni di distanza dal precedente “Behind My Spike” (Wild Love, 2009). Psichedelia, space rock, sempre noise, super fuzz, echi 70’s e tanto tanto sudore contraddistinguono le tracce dell’album e mostrano gli Entrofobesse come un essere in continua mutazione alla ricerca di una sacralità ideale realizzabile nella mente solo attraverso la musica.


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