FRUSTRAZIONI, ANAFORE, CONFESSIONI

FRUSTRAZIONI, ANAFORE, CONFESSIONI

Di: DUO BUCOLICO

Alcune volte è frustrante. Tipo che da dieci anni suoni tra Palermo e Torino e ancora ti chiedono che lavoro fai. Tipo che ti senti più camionista che artista, più grafico che cantante, più tecnico che chitarrista. Tipo che ti dicono che sei esordiente, una giovane promessa, e hai 40 anni e due figli piccoli: LORO sono le giovani promesse, non tu. Tipo che devi scrivere “tipo” ogni frase così hai uno stile alla moda. Tipo che devi fare un post ogni ora: quando carichi il furgone, quando accendi l’amplificatore, quando bevi un prosecco, prima di suonare, mentre stai suonando, appena finito di suonare, al bagno, nel letto, in aereo, in furgone, nel campo di grano mentre orini. Tipo che mettevi le Converse nel ‘92, a 15 anni, e le hai viste trasformarsi da scarpa underground a scarpa da eroinomane a scarpa trendy da euro 70.00. C’è stata un’epoca d’oro, tra il ‘99 e il 2003, che le Converse non si trovavano più: andavo a cercarle nelle scansie dei vecchi negozi sportivi (illuminate al neon) e me le vendevano a dieci euro.

Alcune volte è frustrante perché va di moda l’anafora e se vuoi che la tua musica venga apprezzata (prima su Facebook e poi nel mondo reale) devi farne largo uso. Tipo che l’anafora è la figura retorica per cui inizi ogni frase con la stessa espressione. Tipo che l’anafora è la figura. Tipo che alcune volte è frustrante.

Poi è frustrante sapere che non hai alcun talento mediatico, che non te ne frega un cazzo, semplicemente, di autorappresentarti in continuazione. Che sarebbe più facile postare delle frasi in stile Bacio Perugina 2.0, come fa Lo Stato Sociale, studiare l’algoritmo dei like, delle condivisioni, delle sponsorizzazioni, ma non ne hai voglia, non vuoi assecondare quel linguaggio. Non vuoi cavalcare una strategia, tipo scrivere “tipo” ogni quattro parole, fare il cinico e il romantico nello stesso tempo, l’impegnato e il disilluso in uno stesso giovane corpo. Il tuo corpo non è più giovane anche se ti senti in forma, perché sei in giro come un pazzo a fare concerti e sai che quell’adrenalina ti sta salvando la vita e ti leviga le maniglie dell’amore. Ma è frustrante quando ti ritrovi ancora una volta davanti a un gestore che ti dice “Eh, devi suonare almeno due ore!”. E tu vorresti picchiarlo. Tipo che è frustrante perché ti scrivono da una città a 1000 chilometri da casa tua e in cambio ti offrono una bella bevuta fino all’alba e una pizza. Tipo che da un lato dici: “Questi sono dei grandi!” e dall’altro guardi tua figlia che si mangia il pongo, devi pagare il dentista e bestemmi.

Alcune volte è frustrante perché ti sta sul cazzo il modo di scrivere di Andrea Scanzi, ma devi amaramente riconoscerne l’ecumenicità. Tipo che ora bisogna scrivere cazzo ogni capoverso se no non vali un cazzo. Preferivi le scansie con le Converse, a Scanzi, ma non lo dici, taci, vai avanti. Ti frustra non avere uno stipendio, una pensione, un’assicurazione, un posto pulito dove dormire. Ti frustra non suonare nei festival fighi dove suonano colleghi fighi, magri, drogati, sudati, misteriosi, dove gira sempre nel backstage un Pinco Pallo che tutti lo conoscono e organizza un botto di robe: grande, cosa ne pensi di Calcutta?

Ti frustra vedere i ragazzini che giocano a biliardino in fondo al locale e vengono sotto al palco solo quando attacchi i “Tempi d’Oro”, dopo 90 minuti di concerto. Ti viene la sindrome dei Fratelli Righeira. Poi ti chiedono di fare una foto col loro I-Phone 6s e non si accorgono neppure che non ti hanno inquadrato, sono già tornati al biliardino e non ti hanno neanche stretto la mano.

Ti frustra suonare al buio, con delle casse sfondate, seguito da un fonico malinconico che fa il creativo e ti mette l’eco nella voce per far ridere il pubblico. Sono io che devo far ridere, non tu, amico.

Tipo che vorresti per una sera cenare con un brodo di verdure – dopo quaranta concerti di fila – e il gestore bonario, complice, ti offre l’ennesimo tagliere di salumi e formaggi a chilometro zero e vorresti dare fuoco al frigorifero Algida, al tuo smartphone, al tuo fottuto furgone, al borderò SIAE e correre nudo nei campi del Molise, fermarti in mezzo a un tratturo e suonare la chitarra da solo senza dover combattere, per una volta, con la paglia che ci rotola nel cervello digitalizzato.

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Antonio Ramberti e Daniele Maggioli sono due cantautori romagnoli. Si incontrano nell’inverno del 2003. Scrivono da subito canzoni ironiche e satiriche a quattro mani. Il Duo Bucolico nasce nel 2005 a una sagra di paese. Questa matrice popolare li identifica tuttora. Da allora battono il territorio nazionale con i loro scoppiettanti spettacoli. Dalle osterie ai teatri, dalle piazze di paese, ai club, ai festival di musica indipendente. Collaborano a diverse rassegne di musica d’autore, eventi letterari e laboratori di scrittura di canzoni.

L’esperienza musicale nei festival di strada spinge il Duo ad esplorare il linguaggio comico, l’improvvisazione e la velocità tipiche dei clown. I loro spettacoli sono strane farse musicali, al confine tra cantautorato, cabaret, recital e la canzone popolare comico-burlesca, caratterizzati da una continua interazione col pubblico. Sempre con una marcata vena di cinismo e di radicalità, il Duo crea canzoni grottesche e surreali avvalendosi di un linguaggio deformante, dal retrogusto dadaista, capovolgendo così il mondo per svelarne i lati più scomodi e bizzarri.  

Nel 2008 debuttano con il loro primo disco, CANTAUTORATO ILLOGICO, seguito nel 2009 da COLLONNELLO MUSTAFA’. Dal 2011 allargano l’organico fondando la BANDA BUCOLICA, sorta di piccola orchestra ebbra e surreale, alternando concerti in duo e in gruppo. Nello stesso anno esce il loro terzo disco, BUCOLICESIMO. Nel 2012 pubblicano un nuovo lavoro, LA BEBA. I tour del Duo Bucolico intensificano in tutte le regioni d’Italia. Nella primavera del 2014 esce il loro quinto disco, FURIA LUDICA, interamente prodotto da Cinedelic Records. Dopo un lungo tour di concerti in tutta la penisola esce nella primavera del 2016 COSMICOMIO, il loro sesto disco, coprodotto da Cinedelic Records e La Fabbrica Etichetta Indipendente.

 

www.duobucolico.com

https://www.facebook.com/Duo-Bucolico-pagina-ufficiale-165199763554220

www.la-fabbrica.org

www.cinedelic.com

 



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