Home Festival 2016. Opening e Day 1 – Report

Home Festival 2016.  Opening e Day 1 – Report

Di Rossella Romano

L’Home Festival nasce da un sogno e da una grande passione. Ed è qualcosa di unico. Senza alcun dubbio e per parecchi motivi. Questo è stato il mio primo pensiero appena varcata la soglia dell’ampia area in cui prende vita la magia del tutto. Un grande tendone da circo, in cui si svolge una parte dei live, e il palco che richiama la silhouette di una casa con tetto e comignolo, sono le prime cose che catturano subito la mia attenzione. Ma c’è molto, molto altro.
Non solo musica, con un cast che non ha nulla da invidiare alle manifestazioni varie e variegate situate oltre i confini della nostra Penisola, ma anche un contesto ricco di attività da poter svolgere, e ce n’è davvero per tutti i gusti.
Ma cominciamo da principio.
Arrivo a Treviso il 31 agosto, per l’apertura ufficiale della cinque giorni (contando anche questo evento) di concerti, sport, divertimento e arte. La serata è a ingresso gratuito ed è offerta da Aperol Spritz, e qui, lo spritz lo sanno davvero fare come Dio comanda.
Un piccolo assaggio e un aperitivo per iniziare ad assaporare ciò che verrà in seguito è stato organizzato al SUN68 HUB, quartier generale del festival in pieno centro città. Un inizio davvero gradevole in un contesto molto caratteristico. Colonna sonora dei Rumatera, formazione made in Veneto, che suona in acustico nel giardino del chiostro centrale della struttura.
Ci si sposta poi all’Home Festival, e la mia curiosità inizia a farsi incalzante. Entro e non posso credere ai miei occhi: un lunapark, tantissimi stand, dieci palchi di varie dimensioni e un’atmosfera che ti fa subito sentire a casa. L’impatto è davvero piacevole. Inizio un giro di ricognizione e penso subito che le giostre saranno tra le prime cose da provare l’indomani. Sulla rampa da skate alcuni ragazzi compiono evoluzioni senza quasi prendere fiato, mentre l’affluenza del pubblico nei vari spazi inizia a farsi più copiosa. Sui palchi si suona: la serata è dedicata alla scena veneta e ai suoi protagonisti. Non mi perdo i Derozer, tra i miei ascolti del passato e del presente, che con i loro brani carichi di punk e ironia, fanno cantare, saltare e pogare il pubblico del mainstage. Bella scoperta i Catharral Noise, hardcore in dialetto, storici e gagliardissimi, sanno divertire, divertirsi e far casino come si deve. E tutti intonano i loro brani. Finiti i live, ci sono i djset per chi ha voglia di vivere la notte già dalla primissima sera. Mi impongo di non fare troppo tardi: il giorno dopo ho una mostra da vedere e una città (bellissima tra l’altro) da visitare, ma soprattutto c’è il Day 1 del Festival.
La mostra che ho visto e che rimane nelle sale di SUN68 HUB per la durata della manifestazione è dedicata a Obey Giant, street artist di culto. Tante tavole eccezionali, tra cui le celebri re-interpretazioni dei dollari in stile Shepard Fairey, skate graffitati, chitarre personalizzate e una sezione di ritratti che Obey ha realizzato come omaggio a Sid Vicious. Meraviglia. Nelle sale adiacenti all’exhibition si possono ammirare copertine, poster e clip dei Ramones, una retrospettiva dedicata alla band di Forest Hill e al punk. Visita consigliatissima a chi ama la street art e i Ramones, ma anche a chi ne vuole sapere di più.
Giunge il momento di andare al Festival, arrivo presto per godermi la serata a pieno.
L’atmosfera che si respira sin da principio è carica di vibrazioni positive.
Sono le 19 e c’è già parecchia gente. Visito gli stand e trovo davvero di tutto: oggettistica, abiti e accessori, merchandise, aree relax, street food per ogni palato, giochi con vincita di gadget correlata, una zona con toiette ben attrezzata e una serie di bar e punti dedicati in cui poter gustare birra e cocktail. Non si ha davvero il tempo di annoiarsi.
Al via anche i concerti, e sono tantissimi, talmente tanti che avrei voluto avere il dono dell’ubiquità per vederli tutti. Sul palco principale, attesissimi, i Ministri. Un live al cardiopalma, come solo loro sanno fare. Si danno sempre molto al pubblico e il pubblico si concede loro cantando i pezzi, scambiandosi del gran sudore e intonando l’immancabile “bevo bevo” a supporto del brano omonimo dei Ministri. Fantastico.
A seguire, I Cani: Niccolò Contessa e i suoi sanno creare la giusta atmosfera con melodie e testi capaci di traportarti lontano. Prima volta per me che sento Contessa dal vivo, i miei ascolti prevedono sempre grandi schitarrate e batteria potente, e sono rimasta piacevolmente colpita.
Sugli altri palchi altrettanti musicisti stanno allietando con le loro note il pubblico che si fa sempre più copioso. C’è il menestrello Jack Jaselli, che con le sue canzoni è capace di far cantare anche i sassi (sempre bella la sua cover di “Could you be loved” di Bob Marley). Ci sono i Selton, brasiliani di “Loreto Paradiso”, che fanno ballare tutti, e ballano anche loro, Daniel in particolare, terminando il concerto in mezzo ai ragazzi, contentissimi. In contemporanea Yakamoto Kotzuga e Dardust.
L’attesa però è tutta per loro, gli Editors: emozione allo stato puro. I brani si susseguono uno dopo l’altro, scanditi dai “grazie” di Tom Smith, voce della band. Il pubblico è rapito, totalmente. Canzoni come “Forgiveness”, “Sugar” e “A ton of love” vengono sentite parecchio, cantate con grande partecipazione. “Papillon”, come sempre, scalda tutti e fa ballare, nessuno escluso. Una setlist suonata e cantata come si deve, e lo si deduce anche dai grandi sorrisi dei presenti.
C’è ancora voglia di musica nell’aria e i 2MANYDJS, elegantissimi nei loro completi con immancabile camicia, attendono alla consolle nel Circus chi desidera del clubbing fatto a regola d’arte. E ci sono ancora tanti altri djset, si prosegue fino a notte fonda.
Un festival per tutti, davvero. Tante famiglie con bambini, ragazzi di tutte le età ed anche nonni, tutti sotto lo stesso “tetto”, è stato veramente speciale. Bellissima l’iniziativa dedicata al riciclo dei rifiuti: in ogni area in cui erano disposti i bidoni, un ragazzo aiutava a smistare in modo corretto la raccolta differenziata. E l’ambiente ringrazia.
L’Home festival mi ha lasciato delle sensazioni incredibili. Mi sono davvero sentita “a casa” Questa è una dichiarazione d’amore, è evidente. Ma non ne posso fare a meno.
Grazie Home Festival per avermi coccolata e abbracciata stretta. Noi ci vediamo il prossimo anno. Con tanto affetto.



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