Boosta, esce ‘La stanza intelligente’. L’intervista

Boosta, esce ‘La stanza intelligente’. L’intervista

Di Rossella Romano

“Mi sento come alla recita natalizia dell’oratorio. Avevo undici anni, una tastiera e tutti gli occhi puntati addosso, in attesa di ciò che avrei fatto. Sono emozionato come quel giorno”. Esordisce così Davide Dileo, in arte Boosta, in occasione della presentazione del suo primo lavoro da solista, ”La stanza intelligente”, in uscita il 28 ottobre. Il disco è stato anticipato da “1993”, preludio ad un lavoro di impronta spiccatamente cantautorale, che si distacca del tutto dalle produzioni electro dei Subsonica, gruppo nel quale Boosta milita da vent’anni. Una tracklist ricca di collaborazioni quella dell’esordio solista del poliedrico tastierista: da Malika Ayane a Giuliano Palma, da Enrico Ruggeri a Luca Carboni, da Raf a Nek. La sorpresa, però, è un’altra: la scoperta di una voce, quella di Davide appunto, che fino ad ora era rimasta celata. Boosta ci racconta la genesi della sua creatura.

“Qualche anno fa, lo studioso David Weinberger ha scritto un libro, intitolato ‘La stanza intelligente’, che tratta della supercoscienza collettiva e di come la cultura, o meglio, l’informazione sia cambiata al tempo di internet. Quando stavo scrivendo il disco mi è tornato in mente questo libro e ne ho conservato il titolo, di quel testo alla fine non è rimasto nulla. ‘La stanza intellegente’ è quell’ultimo barlume di spazio in cui potersi chiudere e poter mettere le proprie cose. Il nostro è un mondo veloce, in certi sensi arrogante, invasivo, faticoso da vivere e bisogna avere la capacità di ritagliarsi uno spazio in un pezzo di vita col prossimo oppure dentro se stesso. Un luogo che ha bisogno di essere curato quotidianamente, riempito. Ha bisogno di aria perché altrimenti manca l’ossigeno. ‘La stanza intelligente’ mi sembrava un titolo bellissimo, che rappresentava proprio questo concetto. La meraviglia dell’italiano poi, è che ognuno può interpretare i testi e i titoli a seconda di una propria sensibilità”, afferma l’artista

“Davide è cambiato tanto, in questi vent’anni in musica, e anche Boosta. Probabilmente c’è stato anche uno scollamento tra i due”, prosegue Dileo, “Sin dall’inizio non sono stati perfettamente coincidenti, e questo ha permesso quell’oscillazione che ha creato un po’ di movimento. Sono sempre stato una persona curiosa e ho il privilegio di far musica, quindi vivere con la mia passione. Negli anni mi sono tolto molte soddisfazioni. La musica mi ha permesso di esprimermi e di raccontare il mio mondo. Ho viaggiato per un periodo in parallelo. A quarant’anni non hai più l’ingenuità dei 22, e una sorta di test per verificare il punto in cui sono arrivato era necessario. Ne avevo bisogno. Ogni ciclo disco dei Subsonica dura circa quattro anni, tra scriverlo e registrarlo, poi c’è tour. E’ tutto molto gratificante e soddisfacente, ma dopo è necessario prendere fiato. L’unico modo in cui la nostra realtà come band possa rigenerarsi è che tutti abbiano tempo e spazio per fare le proprie cose, perché poi hai voglia di tornare a far musica insieme con una nuova scintilla. Io ho preso questo spazio adesso, ho trovato il coraggio di comporre un disco da esordiente e di cantare, cosa che per me non è facile. Però avevo voglia di raccontare i pezzi con la mia voce perché quello che ho scritto è mio, e con un po’ di egoismo, a questo giro ho voluto cantarlo io”.

Si parla del mood del disco: “Quando fai parte di una band non hai del tutto la possibilità di sviluppare a pieno la tua individualità, proprio perché un gruppo è formato da più componenti con un proprio io. Nei Subsonica ci sono tante individualità forti, e ogni volta che componiamo i brani diventa una scrittura collettiva. Questo fa sì che alcune proposte vengano privilegiate e altre rimangano indietro, Ai tempi di Eden io e Samuel abbiamo avuto una discussione: lui voleva fare un disco super dance, mentre io volevo realizzare delle melodie con il piano. E’ un balletto: fai un passo avanti, uno indietro e ogni tanto ci si pesta anche i piedi. Però qualche gara di ballo l’abbiamo vinta in questi anni. In questo disco, l’unica cosa che non volevo fare era l’elettronica, dopo aver suonato tanto le tastiere. Avevo voglia di suonare, avendo la fortuna di saper suonare un po’ tutti gli strumenti. Mi sono sentito un piccolo artigiano: ti chiudi nella tua bottega e cominci a colorare il tuo disco. Sono molto contento del risultato: un album che rispecchia quello che ho dentro, un disco onesto”, dice ancora Boosta.

E Davide racconta anche della collaborazione con Enrico Ruggeri: “Il disco è nato tutto nel periodo di scrittura, tranne ‘La conversazione di noi due’, che è nato da un riff di synth, che non ha mai trovato spazio da nessuna parte. Avevo un chiodo fisso per quel suono. Poi volevo assolutamente lavorare con Enrico Ruggeri, che adoro e con cui ho condiviso un sacco di racconti musicali. Amo i Decibel inoltre, e questa melodia mi sembrava perfetta per noi due. Ho voluto lavorare con voci che mi piacciono e che pensavo fossero adatte per questi pezzi, anche se molto lontane dal mio mondo. Mi considero un artista con la a minuscola, ho preso quello che è il mio universo e l’ho messo su disco, coinvolgendo amici e cantanti che si sono mostrati molto disponibili e molto contenti di partecipare al mio progetto”.
Veniamo, poi, alla dimensione live: “Non so se andrò in tour, e se ci andrò non sarà lungo. Mi piacerebbe fosse una situazione raccolta: uno spazio più quieto del solito, dove respirare e suonare un po’. Mi piacerebbe che fossero due ore che vadano al di là dei classici concerti, magari con una parte di storytelling”, dice poi Davide.

“Ho cercato di fare uno di quei dischi che si facevano una volta, che oltre ad aver qualcosa da ascoltare, avevi anche qualcosa da guardare. Ho scritto i pezzi, ho avuto la fortuna di farmi fotografare da Giovanni Gastel e insieme a una mia amica architetto, abbiamo messo giù una tavola anatomica, quella del mal d’amore amaro, in cui si trova il corpo umano quando si soffre. Ho cercato di dare un senso filologico alle canzoni, è un disco da ascoltare in poltrona. Essendo il mio piccolo spazio, valeva proprio la pena lavorarlo così”, prosegue il musicista

E si parla degli impegni futuri, prossimi e recenti: “Sono al lavoro anche su altri progetti. Sto registrando la colonna sonora della serie ‘1993’ e ho ancora del materiale per pubblicare un secondo disco. Scriverò un secondo libro a breve. E se avrò ancora forze mi dedicherò a prendere il brevetto di pilota di linea. Ma, cosa fondamentale, cercherò di godermi tutto questo, finché durerà. Vorrei essere così onesto da fare tutto questo solo fino a quando avrò qualcosa da raccontare, come sto facendo ora. E spero di poterlo fare per lungo tempo”, conclude Boosta.



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