Ex-Otago, l’intervista

Ex-Otago, l’intervista

Di Rossella Romano

Genova è una città che ti scava dentro, soprattutto se, a Genova, ci nasci, ci cresci e ci continui ad abitare. Ti si attacca all’anima e non ti molla più. Questa è la sensazione che mi hanno trasmesso gran parte dei genovesi, musicisti e non, con cui ho avuto a che fare, soprattutto di recente.
La stessa cosa mi è capitata parlando con gli Ex-Otago, che ho incontrato in occasione dell’uscita di “Marassi”, nuova fatica in studio della band, nei negozi il 21 ottobre.
Centro nevralgico del disco, da cui parte tutto e tutto torna, è proprio un quartiere popolare del capoluogo ligure: “Marassi” appunto. Una scelta che non è un caso: una periferia che parla di vita vera, dove alcuni degli Ex-Otago hanno vissuto e vivono, ma soprattutto dove si ubica lo studio dei cinque musicisti.
Lontanissimo dalla Genova cantata da De André, “Marassi” è un luogo – non luogo nel quale si possono incontrare le storie di tutti i giorni, fra “I giovani d’oggi” e i “Cinghiali incazzati”. E tra le strade di questo quartiere ci si possiamo ritrovare tutti noi.

“Volevamo scrivere un disco contemporaneo, volevamo essere dentro a quello che succede fuori. Ci siamo aggrappati a ciò che abbiamo visto e alle sonorità che caratterizzano il nostro posto, il nostro Paese oggi. E’ un album che è molto legato a quello che accade e di conseguenza lo sono le sonorità, sebbene abbiamo sempre giocato con le tastiere. Il nostro background ce lo portiamo sempre con noi. Siamo una sorta di ‘pentolaccia’, nella quale si trovano tante contaminazioni”, afferma Maurizio Carucci, voce della band.
E si entra, dunque, nel vivo del disco: “’Marassi’ è un po’ una provocazione”, continua Maurizio, “Genova è sempre stata famosa per i vicoli, per De André, questo cantautorato gigantesco che verte sulle nostre spalle e da una parte è una bella ricchezza, ma dall’altra avere sempre lo zaino pieno non è così semplice. Volevamo raccontare la Genova che è un po’ lontana dalla “Bocca di Rosa” che tutti conoscono. Una città comune, di cui non parla nessuno. Abbiamo avuto un sentimento di rivalsa verso questi luoghi – non luoghi, che a Genova si chiamano Marassi, a Roma Torpignatara e via dicendo”.
“E’ un disco pop, un album quotidiano che vuole raccontare la vita di tutti i giorni. E nulla come un quartiere come ce ne sono mille in tutta Italia poteva spiegare meglio questa vita, che si svolge spesso all’oscuro delle grandi narrazioni. Marassi è un punto privilegiato di osservazione: ci sono lo stadio, il carcere, le zone popolari, le palestre di zumba… tutto quello che abbiamo nella nostra memoria ma di cui sui giornali si legge raramente”, interviene Francesco Bacci.
E “Marassi” nasce proprio all’interno di tutto questo: “Il disco è stato concepito fisicamente proprio dentro al quartiere, vivendo quello che è questa zona. Proprio a Marassi c’è Casa Otago, dove abbiamo registrato tutti i provini. Era naturale che il clima del quartiere ci finisse dentro. Poi siamo stati affiancati da Matteo Cantaluppi, che è stato decisivo e definitivo per guidare quello che avevamo in mente. Ci ha aiutato ad arrivare a ciò che è questo album, di cui siamo molto orgogliosi. Abbiamo fortemente voluto lavorare con Matteo. Ha il grande dono di essere dentro, ha usato sempre la parola ‘noi’ quando parlava del lavoro che si stava andando a realizzare. E’ riuscito ad esaltare il nostro mondo rendendo le canzoni armoniche e facilmente fruibili”, prosegue la band
E il legame con Genova? “Genova è una città alquanto conservatrice”, afferma ancora Maurizio, “e noi essendoci nati abbiamo fatto un gran pieno di vicoli e cantautorato. Non vogliamo assolutamente distruggere questa immagine, ma legarsi a tale passato è come volersi radicare in una comfort zone, dalla quale se non esci, rimani cristallizzato”.
Nella tracklist del disco c’è un brano che rappresenta tutto questo concetto esposto sino ad ora di Marassi e perché?, chiedo. “Direi cinghiali incazzati. Perché parla di tutte quelle figure che noi esseri umani ci portiamo addosso, delle maschere che spesso facciamo fatica a far convivere. Essere artisti ed essere contadini è una cosa molto difficile ma è magica. Nascono delle commistioni incredibili. A Marassi ci sono tantissime facce comuni che non riescono ad emergere, per paura e per insicurezza, ci sono i cinghiali incazzati, chi va a fare l’aperitivo… storie di vite comuni ma uniche a modo loro”, mi risponde sempre Maurizio.
“Quando uno scrive del presente parla di ciò che vede intorno a sé”, continua Francesco, “e come dicevamo all’inizio Marassi è un quartiere, è Genova, è qualsiasi città d’Italia nel presente. Siamo affezionati a Genova, e la viviamo tutti, in un modo o nell’altro. Con questo disco auspichiamo che possa nascere una scena trasversale a vari generi. Quanto più si scava tanto più si trovano persone che hanno voglia di fare. Nelle varie “Marassi” di Genova c’è parecchio fermento”
“Genova è una città che ti segna e gli Ex-Otago sono proprio figli di questo essere tutto e il contrario di tutto, riuscire a mettere insieme vari elementi, magari anche discordanti”, dice Maurizio.
Le canzoni di “Marassi” sono figlie del quotidiano ma ambiscono a grandi sogni, come spiega ancora il cantante della band, che ne è anche autore: “Nei testi emerge molto la concretezza, come autore sento il bisogno di abbandonare la vena intellettuale fine a se stessa. All’estrema concretezza è legata anche una grande ambizione, due mondi che se uniti danno vita a grandi cose. E ovviamente ci vuole coraggio ad osare, ad andare oltre. Questo disco, più degli altri parla di noi, di me, di chi siamo”.
Gli Ex-Otago porteranno “Marassi” dal vivo nei club della Penisola (Torino, Milano, Bologna, Roma e via dicendo); il tour sarà preceduto dalle presentazioni instore: prima data alla Feltrinelli della loro Genova proprio il 21 ottobre.
“Ci stiamo già preparando ai live nei club con nuovi macchinari. Abbiamo da studiare. Stiamo cambiando strumenti. Il charango, il sax, il flauto sono stati messi da parte a favore di sintetizzatori e campionatori. Nuovi arrangiamenti con basso e chitarre elettriche molto presenti”, conclude Olmo Martellacci.

“Marassi” state of mind, dunque. E ognuno scelga la sua.



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