Od Fulmine, l’intervista

Od Fulmine, l’intervista

Di Rossella Romano

“Lingua nera” è il titolo del nuovo album degli Od Fulmine, il secondo della loro storia musicale. La formazione genovese, composta da Mattia Cominotto (voce e chitarra), Riccardo Armeni (basso), Saverio Malaspina (batteria), che sono tre dei membri attuali e passati dei Meganoidi, Stefano Piccardo (chitarra e voce) e Fabrizio Gelli (chitarra e voce), ha raccontato, nel disco, quattordici storie che sanno di passione bruciante, di vita, di luce, di terra e di buio.
“Tribale urbano” è la definizione che Riccardo e Stefano attribuiscono alla loro creatura. Incontro i due musicisti in un tiepido pomeriggio di Ottobre negli studi di Radio Popolare, a poche ore dal loro live. Parliamo di musica, di carnalità, di Genova e di quella sensazione che ti fa sentire un outsider in situazioni alle quali non senti di appartenere totalmente.

Vi chiedo, innanzitutto, com’è nato il progetto Od Fulmine?

Riccardo: Partendo dalle origini, c’è un passaggio che vale la pena raccontare. Mattia Cominotto, colui che ha dato vita al progetto, smette di suonare nei Meganoidi. Io e lui continuiamo a vederci e a scrivere materiale. Successivamente la naturale conseguenza è stata creare una band con altre persone con cui abbiamo sempre avuto a che fare sia per amicizia che per condivisione di palchi: Stefano, qui presente, Saverio Malaspina che ha suonato e suona con i Meganoidi, e Fabrizio Gelli, cantante e chitarrista di una band di Genova, gli Esmet. Da quel momento ha preso forma quello che era un esperimento: mettere insieme umori condivisi da anni al di fuori delle chitarre imbracciate, però con del materiale già scritto.
Il primo disco ha preso forma ed ha avuto un’accelerata nel brevissimo tempo in cui lo abbiamo registrato, ma ci siamo arrivati con molta calma, con dei tempi rilassati. E’ partita, così, questa nuova avventura.

Come fanno a convivere in una band delle realtà tanto diverse da tra loro? Mi hanno sempre detto, tutti quelli che ho intervistato, che essere in una band è come un matrimonio. La ricetta vincente è per caso diversi e compatibili?

R: Prima di tutto esprimo la mia massima stima per tutti coloro che sono musicisti. E’ un mestiere esserlo e la parte più complicata è quella di avere a che fare con incastri e chimiche che non sempre risultano facili. Avere più progetti che stanno insieme è uno di quelli. Nutro davvero un’ammirazione profonda per chi riesce ad ottenere il rispetto dell’individuo musicista e i progetti procedono in maniera parallela. Non è semplice davvero. C’è stata una volontà da parte di Od Fulmine di far andare avanti la band al di là delle difficoltà di incastri, che poi ci sono anche nella vita di tutti i giorni. Siamo qui, siamo contenti di questo disco e partiremo per un tour. L’importante è il presente che si vive, proiettato poi per il futuro.

Parliamo di “Lingua Nera”. Come mai questo titolo?

S: Abbiamo scelto questo titolo perché cercavamo qualcosa che rappresentasse in modo immediato lo spirito, da una parte tribale e dall’altra sensuale, che è racchiuso nelle canzoni. Tribale riferito alla cura particolare della ritmica, che ha delle peculiarità che abbiamo ricercato con grande passione. Sensualità, invece, per un modo di cantare corale, che affascina per primi noi, e che, di conseguenza, vuole affascinare gli altri. E’ un simbolo, questa ‘Lingua Nera’., che dice delle cose, che non sono delle verità granitiche ma vengono lasciate alla libera interpretazione del pubblico e che vengono fuori in un modo molto genuino e grintoso.

Per quanto riguarda la genesi del disco, come sono nate le canzoni?

R: Sono nate più o meno come per il disco precedente. Tante idee. Abbiamo lavorato molto sulla ritmica, come diceva Stefano. Rispetto all’altro album volevamo avere un impatto sonoro e stilistico più compattato. Meno libero e più caratterizzato da ritmiche semplici e pulsive, che in alcuni brani possono ricordare un mood tribale e urbano. I pezzi sono nati da dei riff e da pulsioni ritmiche di batteria, tra ai quali poi si inserivano un basso e delle voci in lontananza. Si è lavorato anche abbastanza in post produzione, lasciando sempre una verità sonora da band rock quale siamo. Sessioni in studio frazionate, abbiamo ripreso a più episodi i brani, rivedendoli più volte, stravolgendoli. Abbiamo portato alcune di queste canzoni nel tour estivo, erano completamente diverse. Senti che la dimensione dei pezzi non è totalmente vicino a quello che hai in mente. In questo Mattia ha davvero fatto una quadra su quello che voleva fosse il risultato del disco, lui si è occupato della produzione dei suoni dell’album.

Per  i testi invece?

S: i testi li scrive Mattia, noi ci appoggiamo alle sue composizioni, che ci piacciono molto. Certo, poi c’è anche un confronto. In alcuni casi, frasi o parole vengono poi rimaneggiate in gruppo. Però i testi sono suoi.

E del singolo “La verità”, che vede la partecipazione di Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti”, cosa mi potete raccontare?

R. Con Davide ci conosciamo da tantissimi anni, come fan dei Tre Allegri e grazie a concerti condivisi. E’ nata una prima collaborazione, grazie alla stima reciproca, per il loro disco ‘La seconda rivoluzione sessuale’, che hanno registrato al Greenfog di Genova. Lui si è legato molto alla nostra città. E’ giunta così la voglia di avere nel disco la sua voce. Lui era già interessato al progetto Od Fulmine.
S: Davide è un curioso. Ha messo il naso in tutto i nostri progetti prima di Od fulmine. Ha collaborato con Mattia spesso. E’ nata così una vera amicizia, che va oltre il mero rapporto artistico, con una voglia di fare delle cose insieme come esseri umani.

A proposito del lato tribale, mi è piaciuto tantissimo il brano “Cannibali”. Un verso recita: “Siamo riamasti fuori qua dentro”. Dentro dove?

R: noi siamo i primi fan di Od Fulmine e anche i primi interpreti. Tutti i testi sono legati ad immagini. Io viaggio molto con i testi di Mattia, e in questo disco è riuscito ancor meglio a sottrarre per dare. Sembra una cosa facile, ma non lo è. In una frase così minimale come ‘siamo rimasti fuori qua dentro’, vedo una sorta di situazione in cui sai che forse vorresti uscirne ma ci rimani. Una sorta di ossimoro. O anche, sei rimasto fuori da un luogo in vorresti stare, che potrebbe essere chiuso oppure una porta aperta che ti fa uscire. Mi viene in mente Orwell, si vive in una sfera di cristallo, tu sei fuori dalla sfera o ci vivi dentro? Sono tutte immagini. Si potrebbe parlarne per ore.
S: Un tema trito e ritrito se vuoi. Bugo cantava: ‘Fammi entrare per piacere nel tuo giro giusto’. E’ un po’ questa situazione. Ci muoviamo nel mondo musicale come degli outsiders, non abbiamo mai avuto la tensione di dover far parte di quel gruppo, di quel movimento o tendenza musicale perché più di moda o perché vendeva più dischi. Sono alchimie che vengono in modo naturale, ci sono tantissimi gruppi che scrivono musica fighissima ma rimangono fuori, quando in realtà sono super dentro. Sono immagini, comunque, come ha detto Riccardo.

Parlando del mood del disco ho percepito anche una certa oscurità, mi sbaglio?

R: C’è sicuramente una componente ‘hardcore’ nel disco, nel senso che c’è un sentimento di urgenza di ‘schiaffarti in faccia’ le cose, che a volte possono farti piangere. Più che scuro, direi passionale. Viviamo in una città, Genova, che racchiude un po’ questo umore. Metropolitana come estensione ma che contiene delle dinamiche scure e un po’ chiuse. Ci sono molti contrasti. E secondo me il disco continua il viaggio degli Od Fulmine, partiti per mare: dei naviganti, un po’ steampunk, a un certo punto arriva una tempesta che ci separa. In questo album si sente molto di più la nostra vicinanza alla terra, l’essere terreni, come ha scritto qualcuno. Il che rispecchia e descrive il posto da cui proveniamo, le nostre vite, i sogni e le paure. Un pezzo come ‘Il mio colore’, ad esempio, che mi piace tantissimo, mi ha fatto commuovere. E’ un brano che ha un umore dolce e sofferto allo stesso tempo. Un po’ come ‘ Cannibali’, che ha lo stesso trasposto, se vogliamo romantico.

Parliamo della scena indipendente, dalla quale provenite. Si può ancora parlare di scena in senso stretto?

R. Non mi interessa tanto riflettere sulla scena. Ci sono dei musicisti in giro ottimi, ma non riesco ad avere un’idea precisa. C’è stato un periodo in cui ‘indie’ rappresentava un genere quando invece dovrebbe assumere il significato di indipendente. Negli anni 90 forse aveva senso.
S: La musica indipendente nasceva nei 90 in contrasto alle major, che avevano un ruolo imponente. Ora le major stanno piombando nel buio e la musica indipendente sta vivendo un periodo fiorente. Secondo me non siamo indipendenti, perché cerchiamo la collaborazione e il contatto con altre realtà, che poi diventa un sostenersi a vicenda, aiutarsi in maniera reciproca.
R: E’ assodato che esiste una realtà indipendente, vedi La Tempesta o altre etichette, che sono molto attive.
Personalmente, però, non riesco a dare un giudizio su quella che è la scena indipendente legata a una pulsione anni 90, perchè oggi non c’è. Semplicemente sono cambiati gli umori e le condizioni. C’è sicuramente molto fermento in giro.

C’è qualcosa che vi piace della musica italiana?

S: Calcutta sicuramente tra le novità. Scrive dei brani interessanti. Anche i Muri sono una band pazzesca. Giovani talentuosissimi che noi sosteniamo tantissimo. Con loro abbiamo avuto l’occasione di dividere alcune situazioni.
R: A me è piaciuto molto l’ultimo album di Francesco Motta, mi piace anche molto la scena psych rock. A Genova abbiamo gli Isaak, ci sono anche gli Zippo da Pescara. Ci vedo uno spirito rock ‘n’ roll ancora non sporcato dalle mossette.

Dove vi si potrà vedere dal vivo prossimamente?

S. La prima uscita ufficiale è per Radio Popolare. A seguire Carpi, e a novembre dei tbc. Di già fissato c’è Trezzo, e una decina di altre date da qui a Natale. Il tour sta crescendo adesso. I ragazzi della Tempesta si stanno prodigando per rendere il tour sempre più ricco di tappe. All’inizio eravamo un po’ titubanti, ma le date stanno venendo fuori. Dal timore siamo passati alla gioia.
R. Mi ricollego alla domanda di prima. Ti ritrovi a fare il musicista in Italia in una situazione in cui, forse c’è un giro di boa nella scena indipendente e underground. Si è tornato a comprare i dischi e il vinile è di nuovo in auge. Ma in generale, oggi, fai un disco per andare in tour, che poi è una parola altisonante. Ci sono una profonda crisi e una difficoltà da parte dei locali, perché viviamo in un paese che non offre agevolazioni di alcun tipo. Abbiamo molto ben presente l’impegno e siamo felicissimi di avere un booking e di questa nuova avventura. Nel frattempo uscirà un altro singolo in questi mesi

Cosa vedremo sul palco?

Sudore, energia e capelli lungi (ridono)
R: Tornando seri, suoneremo in parte il disco nuovo e in parte quello precedente. Sarà un live diretto e coinvolgente. Non siamo capaci di essere distaccati. Quello che suoniamo è molto istintivo.
S: Con questo disco abbiamo ricercato molto la cura del suono, perdendo un po’ in istintività. Ma dal vivo la genuinità e il modo diretto di proporci, in connubio alle nostre anime, è sicuramente rimasto.

 



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