Honor presenta ‘Never Off’, l’intervista

Honor presenta ‘Never Off’, l’intervista

Di Rossella Romano

C’era una volta una ragazza, che viveva la musica come una grandissima passione personale. Scriveva testi come cura per la sua anima, come terapia. La ragazza, un giorno di circa due anni orsono arriva a Londra. Sul treno che dall’aeroporto di Gatwick arriva in città perde una pen-drive con appunti, immagini, fotografie e un provino di un brano musicale. La chiavetta viene ritrovata da un noto vlogger inglese, “Luke is Not Sexy”, che non può fare a meno di guardare cosa c’è dentro. Folgorato dalla canzone, Luke lancia un appello tramite i suoi canali social per ritrovarne la proprietaria e l’hashtag #namethegirl in pochissimo diventa virale, così virale da giungere sino a colei che aveva composto il pezzo. Incredula ed emozionata la ragazza ringrazia il vlogger tramite un video, che li mette così in contatto e da lì ha inizio tutto. Protagonista di questa vicenda che va oltre le forme oniriche più incredibili è Honor, artista che debutta proprio in questi giorni con il suo EP “Never Off”. Questa non è una favola ma la realtà, un nuovo tipo di realtà possibile oggi grazie ai social network, i quali, se usati con intelligenza, realizzano anche l’inimmaginabile.
Incontro Honor in un uggioso pomeriggio milanese per parlare con lei del suo primo lavoro in studio, anticipato dalla title track del mini album, “Never Off”, dei suoi gusti musicali, delle sue passioni e dei suoi sogni da realizzare.

Volevo subito chiederti di raccontarmi com’è andata con la chiavetta smarrita in treno e ritrovata da “Luke is not sexy”, una storia super interessante!

Tutto è successo quando mi sono recata a Londra per un viaggio, orma due anni fa, e sono atterrata a Gatwick. Ho preso il Gatwick Express che dall’aeroporto porta in centro città. Avevo una chiavetta in tasca, che mi è caduta rimanendo sul treno, non mi ero accorta di averla persa nell’immediato. Fortuna vuole che Luke, noto vlogger inglese, l’ha ritrovata. Incuriosito dal contenuto della pen – drive, si è messo a curiosarci dentro e ha trovato un po’ di tutto: da immagini tratte da internet, foto mie e il provino di ‘Never Off’, ancora allo stato embrionale. Ha lanciato un appello tramite un hashtag, #namethegirl, in modo tale che i suoi follower lo aiutassero a trovare la ragazza che aveva perso la chiavetta. Una mia amica ha visto che Luke mi stava cercando e mi ha subito avvisata. Tramite un video che ho caricato su Facebook per ringraziarlo, mi sono messa in contato con Luke e così è iniziato tutto.

Come e quando hai iniziato ad appassionarti di musica?

Sono se sempre stata vicina al mondo della musica, in casa mia ne abbiamo sempre ascoltata molta. Mia mamma suonava la chitarra e mio papà era molto appassionato di cantautorato italiano. Io suono il pianoforte da quando avevo otto anni. Tutto ciò ha fatto in modo che il contatto con la musica fosse molto stretto. Ho iniziato a scrivere quando è venuto a mancare mio padre. Durante la sua malattia scrivere per me era terapeutico, buttavo giù dei pensieri, era un modo di rielaborare il dolore. Con l’aiuto di altre persone ho trasformato questi pensieri in testi di canzoni, mettendoli in metrica per poi costruirne la parte melodica. Prima della storia della chiavetta, la musica era passione personale, i brani li tenevo per me. Non avevo ambizioni ne immaginavo mi potesse accadere qualcosa di simile.

Mi hai detto che scrivere è terapeutico per te. I brani parlano tutti del tuo vissuto o di esperienze personali?

La maggior parte delle mie canzoni sì, anche quelle che parlano d’amore, come ‘Never Off’. Penso a dei testi in cui le persone si possano immedesimare. Nello specifico di questo brano, ognuno lo può interpretare come meglio se lo sente addosso. ‘Never Off’ è un monito a non arrendersi mai, lottare per le cose importanti della vita. Anche per quanto riguarda l’amore, non mollare e mettersi in gioco, se ne vale la pena.

Com’è nato questo EP?

Il disco parte dal singolo, ‘Never Off’, un brano molto forte, a cui ho dedicato anche il titolo di questo primo lavoro. Le atre canzoni, con il singolo quattro in totale, sono state scritte nello stesso periodo della title track Sono tutte molto vicine a sonorità indie e sono pezzi di cui sono molto contenta.

C’è una canzone dell’EP a cui sei particolarmente legata?

Sarò banale ma è ‘Never Off’. E da lì che è partito tutto. E’ un brano che ho nel cuore, un pezzo sia a livello di contenuti che musicale che trovo di impatto. Se devo proprio scegliere direi questo brano, anche se ovviamente tutti i pezzi della tracklist fanno parte di me.

Quest EP è propedeutico a un disco?

Non per forza, anche perché al giorno d’oggi spesso si predilige l’EP a un disco da 12 pezzi. Sicuramente ci sarà un prosieguo, ho molto materiale su cui poter lavorare.

Ho visto il video, molto bello, di ‘Never Off’, girato a Los Angeles. C’è stato anche un tuo contributo a livello di concept?

Il video è stato diretto da Marco Prestini, regista italiano che da anni vive a Los Angeles. Ci siamo confrontati e gli ho esposto le mie idee, degli input più che altro, dai quali poi ha sviluppato la sceneggiatura della clip.

Per quanto riguarda i tuoi ascolti invece, cosa ti piace?

Mi piacciono molto Jessie Ware e Banks. Prediligo le sonorità indie, per lo più di artisti stranieri. Mi piace molto anche il cantautorato italiano, Battisti ad esempio. Certi cantautori fanno parte del mio vissuto e dei miei ascolti, passati ma anche presenti.

Nel tuo futuro, oltre alla musica, c’è altro che ti piacerebbe realizzare?

Ho una grande passione per l’arte, ho lavorato con una galleria scoprendo artisti emergenti. Il mondo dell’arte mi affascina davvero moltissimo.

Per quanto riguarda la scena italiana attuale invece, chi ti piace?

Trovo molto bravo Marco Mengoni, ha un bel timbro ed è davvero forte nell’interpretare i suoi brani. Mi piace parecchio.

Tu ed altri ragazzi della tua generazione avete saputo usare la Rete e i social in modo molto intelligente, per proporre la vostra arte. Che consiglio ti sentiresti di dare ad un ragazzo dì oggi che vuole intraprendere un percorso musicale?

E’ molto importante sapersi creare un network attraverso i vari social, che sono il miglior mezzo oggi per farsi conoscere e condividere la propria musica. Postare i propri provini ad esempio. Gestire i propri contenuti in maniera intelligente è essenziale e saper usare questa risorsa non è da sottovalutare.

Se dovessi pensare ad una collaborazione, con chi ti piacerebbe duettare? Puoi puntare anche in altissimo

Ti dico Adele, proprio per puntare molto in alto. Ha una voce che ti scava dentro, ti cattura. Un’artista completa, che ammiro molto.

Ti vedremo dal vivo prossimamente?

Non c’è nulla di prestabilito, il prossimo passo sarebbe promuovere l’EP attraverso i live, in modo tale da poter far conoscere meglio chi è Honor e la sua musica.

Come mai hai scelto Honor come nome d’arte?

Una persona a me cara mi disse: ‘Qualsiasi cosa tu faccia nella vita, devi farla con onore’, e questa frase mi è rimasta impressa. Ho scelto un nome d’arte che esprimesse a piano questo concetto, Honor.

Tornando ai live, prevedi dei concerti in chiave più acustica o elettrica?

Entrambi, non escludo né l’uno né l’atro. Le mie canzoni sono molto piene. Con l’acustico cambia tutto, sonorità più intime e più vicine a come sono nati brani. Si possono fare entrambi, a seconda della situazioni. Il bello per me è anche togliere i vestiti a queste canzoni e tenerne l’essenza

Vivi in Svizzera e hai trascorso un periodo in Inghilterra. Cosa ne pensi della scena italiana?

Penso che nella scena italiana ci sia una presenza preponderante dei talent. Parteciparvi non sarebbe stata un’ipotesi che avrei vagliato se non mi fosse capitato tutto questo. I talent offrono parecchia visibilità a chi ha le qualità giuste, senza dubbio, con studio alle spalle e talento. All’estero, da quel che ho percepito io, la presenza dei talent è meno forte, soprattutto per quanto riguarda palinsesto radiofonico.

Per chiudere la chiacchierata, c’è un sogno che vorresti assolutamente realizzare?

Un tour. Sarà la cosa più scontata ma è assolutamente reale. Vorrei poter condividere la mia musica dal vivo con le persone. Realizzerei davvero uno dei miei sogni più grandi.



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