Jack Savoretti presenta ‘Sleep No More’, l’intervista

Jack Savoretti presenta ‘Sleep No More’, l’intervista

Di Rossella Romano

“Sleep No More” racchiude tutte quelle piccole grandi cose che non ti lasciano dormire la notte. L’amore ad esempio, su tutto. La passione autentica per la musica, la vita e il suo essere tanto meravigliosa quanto amara. C’è tutto questo e anche di più nel nuovo lavoro di Jack Savoretti, cantautore inglese di origini italiane, genovesi per la precisione, uscito proprio in questi giorni. Un singolo già in radio, “When we were lovers” e un primo concerto per presentare le nuove tracce a Leeds.
Nomi importanti per la produzione di questo disco, tra cui Mark Ralph (Years and Years e Take That), Sam Dixon (Adele) Matty Benbrook (Paolo Nutini), Cam Blackwood ( George Ezra) e Steve Robson (James Bay, John Newman e James Morrison).
Tra affetto per l’italia e gli italiani, trasporto per i nostri cantautori, Lucio Battisti su tutti, e narrazioni sul concepimento dei nuovi brani, Jack presenta la sua nuova fatica in studio con l’esecuzione dal vivo di due brani: il singolo “When we were lovers” e la sognante “I’am Yours”. Poi spazio alle chiacchiere.

“’Sleep No More’ non è propriamente una lettera d’amore come l’avrei scritta 10 anni fa. E’ più una lettera di ringraziamento. Questo tipo di lettere iniziano da un richiamo, ‘ho bisogno di te’, e terminano con ‘non esisto senza di te’. Parte tutto dalla presa di coscienza di trovarsi in tale stato. Ho sempre un po’ il terrore della definizione ‘concept album’, ma alla fine è proprio di questo che si tratta: un disco con un evidente filo conduttore. Parte da ‘When we were lovers’, che racconta quella malinconia che ti entra nelle ossa e ti fa pensare a come eravamo. Questa è il primo brano che ho composto per il disco e sono stato assalito da una sorta di tristezza: non pensavo di poter guardare al passato con più affetto rispetto al presente o al futuro. Proprio grazie a ciò mi sono accorto che tutto quello che abbiamo oggi e mille volte meglio di come eravamo allora, quando ballavamo sotto la pioggia, come recita il testo della canzone. Una vera e propria presa di coscienza che la direzione che stiamo perseguendo è molto più bella rispetto alla nostra situazione passata”. Racconta Savoretti.

“In questo disco avevo il desiderio di mettere in evidenza ‘il viaggio’, il percorso concettuale partendo proprio da questo senso di malinconia del primo brano e sviluppando poi tutto il resto, fino a giungere a ‘Lullaby lovers’, la chiusura in cui spicca il tema del senso di responsabilità. La fiamma di questo disco è divampata quando mi sono trovato ad un bivio: da una parte c’era la passione dall’altra la responsabilità. Spesso si sceglie una delle due vie. In questo lavoro ho cercato la via di mezzo, il giusto equilibrio. Queste canzoni ne sono la ricerca, e credo che molti della mia generazione possano ritrovarsi in questo desiderio, che spesso si concretizza nel dover conciliare i tanti impegni della vita in modo ottimale e sentirsi sotto pressione per riuscire a fare tutto al meglio. Un vero conflitto, come quello racchiuso nel disco, e penso che traspaia molto bene”, continua il cantante.

Quando sono nate le canzoni? Ci racconti la genesi del disco? Chiedo. “Onestamente ‘When we were lovers” l’ho scritta durante la lavorazione dell’album precedente. Era l’ultima canzone che avevo composto per ‘Written in scars’ ed ero contento di aver terminato il disco. Ma poi mi sono accorto che non centrava nulla con il resto e l’ho tenuta da parte. A natale dell’anno scorso, terminato il tour del lavoro precedente, mi ero prefissato di dedicare sei mesi alla scrittura dei nuovi brani. A fine gennaio sono stato invitato in uno show televisivo in Inghilterra che ha rilanciato il disco, con una serie di altri concerti in tutto il Mondo. Rimanevano così tre di mesi, e con il mio team abbiamo deciso di dedicarci completamente ai brani nuovi. In dieci anni di questo mestiere per la prima volta il pubblico ascolta con tanto interesse e ci sembrava assolutamente giusto catturare questa energia, con la quale siamo poi entrati in studio. E si sentiva che l’atmosfera era diversa, volevamo dimostrare ciò che sapevamo fare. Grazie a questa carica positiva ci siamo impegnati molto e credo che siamo riusciti ad esprimere ciò che desideravamo”, mi dice il cantautore

“E’ difficile spiegare cosa è cambiato musicalmente in questo lavoro rispetto ai precedenti”, prosegue Savoretti, “Credo che siano mutati i temi, e di conseguenza lo sia anche la parte musicale. E’ raro che scinda le due cose. E’ forse più romantico rispetto all’album precedente, che era più grintoso. E’ più introspettivo. ‘Written in scars’ ci ha catapultato in serie A e sapevo che per rimanerci avrei dovuto portare dei giocatori diversi. I produttori con cui ho collaborato per questo lavoro sono stati quella componente che ha contribuito a quel qualcosa in più a livello di suoni, rendendoli più sofisticati e profondi”.

Non amo essere categorizzato in un genere e il disco presenta varie influenze musicali. Parlo della California dei Fleetwood Mac, ho giocato con i suoni dei Mistery Jets e c’è una grande presenza di musica ligure, spero che si senta il mio attaccamento all’Italia e a suoi cantautori. Amo molto Tenco e De André. Non sono fan degli album ‘tematici’ in materia di suono. Preferisco spaziare. Sono sempre stato fan di artisti come Lucio Battisti, il mio cantautore italiano preferito per eccellenza, e Paul Simon, che sono capaci di trasportarti in un percorso sonoro completo, ricco di sfumature, grazie alla varietà distili. Credo che le tracce di questo album evidenzino molto bene il mio terrore di essere incasellato in un genere specifico”, afferma ancora Jack.

E si parla poi di istinto e di groove. “Mentre per il disco precedente sono partito dal ritmo, in questo caso non è stato così per tutti i pezzi. In generale mi concentro sul groove, innanzitutto, prediligo partire dal movimento della canzone più che dalla melodia o dal testo, In questo caso ho combinato la vecchia scuola, strimpellando con la chitarra e il mio modo tipico di lavorare. Sono stato molto più istintivo rispetto al passato, dove mi ritrovavo ad essere molto più perfezionista. La musica è libertà di espressione, ed è questo che mi piace e che cerco di catturare nei miei brani, sempre”, dice ancora Jack Savoretti

“Sono cresciuto con la musica italiana, anche se me ne sono reso conto dopo. Ho riscoperto Battisti, il cantautorato e le mie radici musicali. Il mio desiderio, dopo i primi lavori che suonavano davvero molto americani, era di riuscire a realizzare un album dall’ impronta cantautorale italiana ma in inglese. Da quando ho utilizzato questo approccio mi sono divertito molto di più, ho sentito la musica più mia”, prosegue il cantante.

Jack Savoretti presenterà dal vivo “Sleep No More’ in Italia a Febbraio, precisamente il 24 al Fabrique di Milano e il 26 al Teatro Carlo Felice di Genova, due date per ora “Il primo show lo abbiamo tenuto a Leeds, ed ero terrorizzato come non mi capitava da ben due anni. Durante i concerti presentiamo tutto il disco nuovo dal vivo, perché è un lavoro di cui vado molto fiero ed è la prima volta che proponiamo un intero album sul palco. Sarà molto più uno show, in dieci anni ho cantato ovunque, dal bar, alla pizzeria al Blue Note. Durante questi concerti desidero che le persone possano evadere dalla loro realtà. Vorrei promettere al pubblico che viene a vedermi di volare in un altro mondo per un’ora e mezza. Sarà uno spettacolo tra amici ma anche un momento in cui sognare, dove protagonista indiscussa sarà la musica”, conclude il cantautore.



Related Articles

God’s Own Country – recensione del film

Presentato in anteprima al festival queer di Bergamo Orlando, arriva finalmente anche in Italia, grazie a Fil Rouge Media, l’esordio

Sem & Stenn, l’incontro

Di: Angela Lonardo Salvatore Puglisi, 25 anni, pugliese, è partito dal pop e rock. Stefano Ramero 26 anni, bresciano, ha

Alla ricerca di Itaca, la musica come un eterno viaggio

Abbiamo fatto una chiacchierata con Joe Barbieri in occasione della recente uscita del suo ultimo disco, “Cosmonauta da appartamento”. L’album

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.