Parlando di Hype

Parlando di Hype

Di: Alessandro Belletti

Parlando di Hype mi viene in mente la prima volta con cui ne parlammo con un addetto ai lavori estraneo alla nostra scena, ma che tuttavia si era documentato su di noi. Nel caso in questione si trattava del direttore artistico di una nota radio indipendente molto attento alle nuove tendenze musicali che nel web si era imbattuto nel video del nostro primo singolo “Jakiteko”. Rimasto molto incuriosito dalle scene del videoclip, mentre si parlava di Marc Bolan e di Electric Prunes tra una sigaretta ed una birra prima di un nostro concerto, ecco arrivare la fatidica domanda: “ragazzi…ma cos’è sto Hype?” Al che ci guardammo e senza sapere cosa rispondere scoppiammo a ridere. Così commentó: “noto una certa ilarità nella vostra risposta”. All’epoca quella domanda ci sembrava strana, provavamo a mettere insieme i cocci di ció che avevamo vissuto ma il tutto era ancora troppo fresco per darne una definizione. Per farsi un’ idea bisognava semplicemente viverlo.
Tuttavia ora che ne ho la possibilità cercherò di rispondere al direttore artistico di prima e a tutti gli altri lettori interessati.
Eravamo giovani, quasi agli inizi e avevano bisogno di una casa per trovare riparo da una scena musicale circostante che non ci soddisfaceva. Trovammo nell’ Hype un rifugio sicuro e molto presto iniziammo a tenere concerti nel luogo in cui solitamente provavamo e componevamo i nostri pezzi. Proprio durante questi primi live iniziammo a creare una scena solida attorno a noi fatta di un pubblico a noi affine e di band con cui collaborare stabilmente. Durante queste serate tutto diventava magico tra light show e proiezioni caleidoscopiche che contribuivano a rendere realtà il nostro immaginario; iniziava così a delinearsi la nostra direzione artistica ed estetica di band. Tra i partecipanti vi erano numerosi artisti (non solo musicisti) che si influenzavano a vicenda, diventando ben presto il meeting place per una nuova ondata di controcultura giovanile che ha come riferimento e passione comune l’universo plastic light factory. L’importanza fondamentale di un punto di ritrovo per una nascente scena culturale è storicamente provata e l’ Hype ha avuto numerosi predecessori tra cui lo Chat Noir di Parigi, l’Ufo Club di Londra e il CBGB di New York.
Attualmente il progetto Hype si sta sviluppando in una nuova direzione, tuttavia sempre coerente con lo scopo originario. Con la nascita dell’etichetta indipendente “Hype Records” stiamo cercando di creare una grande rete sociale tra le band partecipanti per promuovere un unico marchio che faccia da collettore tra progetti artistici affini e trarre così reciproci benefici per la sostentazione del proprio progetto artistico. Obiettivi principali sono la condivisione del pubblico e la sponsorizzazione di eventi live che coinvolgano le band partecipanti. La nostra idea di etichetta indipendente è quella di un soggetto terzo rispetto ai singoli progetti artistici che si ponga come alternativa rispetto alle solite autorità che operano nel mondo dello spettacolo permettendo una ricerca diretta del proprio pubblico senza dover scendere a compromessi. Una sorta di collettivo di band indipendenti, se così vogliamo chiamarlo, oppure semplicemente una grande famiglia di musicisti.
Tra le band partecipanti, ovviamente oltre a noi Plastic Light Factory, segnaliamo gli amici di sempre Wet Blankets e Fry Days, i nostri compagni d’avventure Afterwards e i nuovi arrivati Karoshi. Tuttavia ci piacerebbe collaborare con altre band che si stanno lanciando nel panorama indipendente come Hidden Hind e Tight Eye.

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Biografia
I Plastic Light Factory, classificati secondi al Rock Contest Controradio 2014 su più di 600 iscritti a livello nazionale, sono una band psychodance/sHOGaze nata nell’inverno del 2011 dalla collaborazione di due compagni di liceo che condividono la passione per il rock indipendente inglese, l’effettistica e i light show. Moritz appassionato di chitarre e amplificatori vintage, Alessandro del suono martellante del basso e di tastiere. Nelle loro composizioni cupi intrecci psichedelici e sognanti voci riverberate si stendono su pulsanti ritmiche dance, tracciando una linea che unisce gli Electric Prunes ai Franz Ferdinand passando dal paisley underground con spruzzate di glitter. Oddio, in realtà manca qualcuno che maltratti la batteria e dopo il classico annuncio lanciato in rete, Andrea li convince di essere “maleducato” al punto giusto per il loro genere.
Non resta che buttarsi, prima in sala prove e poi sui palchi, con alcuni pezzi che parlano di esperienze condivise con amici, trip metafisici in mondi surreali, deliri notturni caleidoscopici ed escursioni lisergiche in città fantasma. Nel 2014 la band ha pubblicato il loro primo singolo “Jakiteko”, il cui video è stato girato all’ Hype (una sala concerti indipendente di Mantova, ormai punto di riferimento per i freak amanti della scena rock english speaking oriented). Nel 2015 hanno registrato il loro primo EP “HYPE”, presso il T.U.P studio di Brescia con la collaborazione di Alessio Lonati (Le Case Del Futuro/Tight Eye) e Brown Barcella (Miss Chain And The Broken Heels), masterizzato alla Maestà di Giovanni Versari (Muse). L’uscita del disco è prevista per il 5 Ottobre 2016. Attualmente la band è impegnata nella costruzione del muro del suono.

https://www.facebook.com/PlasticLightFactory/?fref=ts


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