Sing Street, gli anni 80 di John Carney al cinema – recensione

Sing Street, gli anni 80 di John Carney al cinema – recensione

“Volevo fare qualcosa di personale. Non volevo realizzare una storia musicale solo per il gusto di farla”. Sono queste le parole di John Carney sulla sua ultima fatica: Sing Street. Il regista irlandese di Once e Tutto può cambiare, infatti, non vi ha inserito solamente gli scorci più anni 80 della sua città, Dublino, ma anche molto della sua adolescenza. Sing Street, in uscita il 10 novembre 2016, non è solo un film sugli anni 80 e la loro musica, ma è soprattutto un film di formazione che ripercorre il sentiero intrapreso da Carney stesso alle superiori. La musica inglese degli anni 80 è tra i coprotagonisti di questa storia agrodolce, dove l’amore sa essere puro (come quello del giovane protagonista, Conor), ma anche assolutamente crudele (come quello dei suoi genitori).

La causa scatenante di tutta la storia dolce-amara di Conor è la crisi economica di Dublino negli anni 80: è a causa sua che il giovane viene costretto a cambiare scuola, ed è a causa sua che i suoi genitori arrivano a un punto morto della loro relazione. La nuova scuola non solo porta con sé i soliti bulli (sia tra i nuovi compagni che tra i professori) ma anche un amore, il primo per Conor: una giovane modella più grande di lui che viene scritturata per il primo video musicale della band del ragazzo. L’unico problema è che lui non ha davvero una band. Così si trova costretto a cercare musicisti per formare un gruppo in fretta e furia, non importa quanto bravi o meno siano i componenti della band, l’importante è che si suoni musica futuristica. Grazie al pozzo di saggezza musicale che è il fratello maggiore di Conor, Brendan, i Sing Street (è questo il nome del gruppo) attraversano tutte le migliori fasi musicali che si possano attraversare negli anni 80: dai Duran Duran ai Cure, dai The Jam ai Depeche Mode. I continui cambiamenti di stile e sound della band vengono accompagnati dai continui cambiamenti di stile anche dei suoi componenti, capitanati da un Conor che passa da uno stile Paul McCartney a uno Robert Smith con disinvoltura sempre maggiore, che nasce e cresce in concomitanza con una disinvoltura tecnica nello scrivere, musicare, e suonare nuove canzoni. E’ proprio grazie alla musica che il protagonista riesce ad avviare la sua crescita emotiva, nata dal sangue delle sue profonde ferite provocate, non solo dal primo amore, ma anche dai dissidi dei genitori.

Le musiche originali di questo film, composte da Gary Clark, sono un inno agli anni 80 e seguono i mutamenti sonori dei Sing Street. In studio di registrazione, il super gruppo composto da Clark, è stato incoraggiato a suonare male, in maniera approssimativa, per dare veridicità ai pezzi, che dovevano sembrare essere suonati da adolescenti alle prime armi. Così, quando nel film i ragazzi suonano i primi accordi di una nuova canzone, sembra di ascoltare qualcosa di familiare, ed è incredibile perchè in verità si sta ascoltando della musica assolutamente originale, ma la fedeltà al sound anni 80 è riuscito alla perfezione.

La nostalgia è un retrogusto che accompagna ogni singolo elemento del film, non soltanto la musica. I costumi e il trucco sono impeccabili, come del resto le scneografie e la storia stessa, che parla di un amore puro che non riesci a sfociare in niente di carnale. Una sorta di teen-movie per adulti, che conserva la sua purezza adolescenziale e pudica anni ’80. Fortissima è anche la presenza dell’Irlanda, non solo luogo di svolgimento della storia, ma anche nemesi di ogni suo personaggio. E’ la crisi dell’Irlanda che sta distruggendo il matrimonio dei genitori di Conor ed è l’Irlanda che tiene in trappola Brandan e suo fratello.

Un film per certi versi complesso, soprattutto emotivamente, ma in definitiva spensierato e coinvolgente, grazie alla colonna sonora perfetta che alterna pezzi originali a cult intramontabili: come Rio dei Duran Duran, In Between Days dei Cure e Town Called Malice dei Jam.

Da vedere, anche perchè a chi non piacciono gli anni ’80?



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