The Kills live al Fabrique di Milano – recensione

The Kills live al Fabrique di Milano – recensione

Non sempre capita di vedere l’ingresso del Fabrique di Milano bloccato da un ingorgo di gente in fila per entrare, soprattutto alle 21.00. E non sempre capita di vedere il Fabrique, versione ridotta, stracolmo di persone, tanto da poterlo riempire per intero. Eppure è così che si è presentato il locale meneghino sabato 29 ottobre, per il grande ritorno dei The Kills.

Dopo due anni dalla loro ultima apparizione nel Bel Paese, il duo rock più esplosivo di sempre, è tornato ad infiammare i nostri cuori per un unico, indimenticabile live. Apprezzati dagli Arctic Monkeys e dai Black Keys, amati da Jack White (tanto da aver “rubato” Alison per il suo super gruppo Dead Weather); il chitarrista inglese Jamie Hince e la cantante americana Alison Mosshart si divertono a creare musica insieme da 15 anni, con all’attivo ben 5 album, uno più ammaliante dell’altro. Ed è proprio per presentare il loro nuovissimo album, Ash & Ice, che ci hanno fatto dono della loro presenza. Presenza carismatica, sia per la felina Alison, che con le sue passeggiate sul palco in circolo e le sue movenze sinuose ricorda una leonessa in gabbia; sia per il seducente Jamie, che con la sua voce profonda e il suo virtuosismo alla chitarra riesce ad ammaliare nonostante l’insistente carica sessuale della sua partner.

Prima dell’esplosione sensuale che causano dal vivo i The Kills, a riscaldare gli animi dei presenti è salita sul palco la giovane londinese Georgia, accompagnata dalla sua tastierista e corista Hinako Omori. La nuova scoperta della Domino Records è una forza della natura: batterista esplosiva, con una voce ammaliante e sempre pulita, nonostante la forza e la rabbia con cui suona il suo strumento. Paragonabile al duo americano Deap Vally per grinta e presenza scenica, o alla batterista degli scapestrati Purple, ma con un sound vicino a quello del duo svedese di indietronica Niki and the Dove, Georgia ha conquistato fin dal primo pezzo il pubblico del Fabrique, a cui non è affatto pesata l’attesa.

Ma, nonostante gli applausi e l’approvazione dimostrata alla giovane scoperta della musica londinese, il pubblico freme nell’attesa di vedere salire sul palco il duo più sexy della storia della musica. Dopo un sound check abbastanza veloce e un light check sbrigativo, finalmente è arrivato il momento dei The Kills.
Alison non smentisce il suo look felino, con stivali inguinali, neri e lucidissimi, shorts in jeans e una camicia abbondante leopardata, oramai divenuta quasi la sua divisa da palcoscenico. Jamie, invece, non abbandona la sua britannicità, molto più composto della sua partner, fa parlare al suo posto la chitarra. Si parte con un pezzo dal nuovo album, il singolo Heart of a Dog, ma la scaletta è ben distribuita fra nuovi pezzi (Hard Habit to Break e l’esplosiva Doing It to Death) e brani più datati, come U.R.A. Fever, Kissy Kissy, la ballata Black Ballons e l’attesissima Tape Song, durante la quale Alison si distrae e sbaglia un attacco, scusandosi subito dopo, come se ce ne fosse bisogno. Il pubblico, tutto, uomini e donne, non riesce a vedere e sentire altro che Alison, che come la maga Circe incanta chiunque con la sua carica sessuale e le sue movenze molto più che affascinanti. Si tratta di un fenomeno chimico, o magico, qualcosa di inspiegabile, e Jamie ne è complice, con i suoi assoli e i suoi rif penetranti, tanto quanto la sua voce profonda.

Un live dei The Kills non è solo musica, ma qualcosa di più. Sembra quasi di partecipare a un concerto di Brian Slade e Curt Wild, se capite cosa intendiamo. Insomma, un’ora e quarantacinque minuti di sesso, droga e rock’n’roll, culminati con un Encore strepitoso, aperto dalla sola Alison e da una chitarra acustica per la ballata That Love, e ripreso da tutta la band per le quattro canzoni conclusive: Siberian Nights e Let it Drop, dall’ultimo album; Love Is a Deserter e No Wow dall’omonimo album del 2005.

Questo concerto rimarrà in presso nella memoria dei partecipanti per moltissimo tempo, sarà davvero difficile fare meglio di così. Speriamo solo di non dovere aspettare altri due anni per vederli ancora dal vivo!



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