Demonology HiFi (Max Casacci – Ninja) presentano ‘Inner Vox’, l’intervista

Demonology HiFi (Max Casacci – Ninja) presentano ‘Inner Vox’, l’intervista

Di Rossella Romano

Predicatori del sound che pulsa a basse frequenze, l’esorcismo del dancefloor e la purificazione delle anime dannate a colpi di inni electro. Alla base del progetto Demonology HiFi c’è proprio tutto questo. Max Casacci e Ninja, chitarra e batteria dei Subsonica, hanno dato vita ad un culto, che prende vita nei club, dove ‘l’altare’ è la consolle. Ed è proprio in questo modo che i due musicisti hanno elargito i loro sermoni musicali per un paio di anni, prima di pubblicare il loro primo lavoro in studio: “Inner Vox”, in uscita il 20 gennaio.

Incontro Max Casacci e Ninja in una soleggiata ma glaciale mattinata milanese per parlare del loro album, della sua genesi e di tutto ciò che sta tra sacro e profano.

Il progetto nasce da un’esperienza di djset, iniziata due anni fa, nella quale io e Ninja abbiamo provato a divertirci a mescolare sonorità e brani della nostra musica di riferimento nell’elettronica, ovvero la bass. Ninja è stato per lungo tempo dj di drum and bass, di dubstep, mentre io facevo il ballerino sotto la sua consolle: il ragazzo immagine delle sue serate, praticamente”, inizia scherzando Casacci. “Su questa base abbiamo, così, provato a mescolare in maniera caleidoscopica altri riferimenti sonori: per esempio un pezzo dei Led Zeppelin sotto al quale mettevamo una sinusoide, un suono di basso molto potente e la sfida era quella di unire sotto ad una pulsazione cose che apparentemente potevano non centrare nulla ma che in pista riuscivano però a creare un coinvolgimento senza stacchi, senza limitazioni. Abbiamo avuto un bel riscontro da chi ballava e abbiamo proseguito. Ad un certo punto è nata l’esigenza di cominciare a scrivere delle cose nostre, all’inizio in termini di beat, di basi unicamente funzionali alla fruizione dancefloor. Successivamente, con maggior ambizione, ci siamo orientati verso qualcosa che potesse rappresentare un’idea di traccia, addirittura col coinvolgimento vocale di alcuni ospiti e pian piano ci siamo resi conto che stavamo creando un ambito che poteva essere un punto di partenza per la composizione di un album. Ci siamo così trovati, dopo due anni, a realizzare ‘Inner Vox’, avendo avuto la possibilità di testare chirurgicamente le singole tracce, in tutti i loro elementi, come raramente ci è successo nella musica pop in questi ultimi anni. Demonology HiFi, come riferimento di immaginario, ci offre la possibilità di creare degli avatar, che si usano molto nella musica elettronica, si pensi ai Daft Punk o ai Bloody Beetroots. Per evitare di essere Max e Ninja dei Subsonica decontestualizzati abbiamo voluto tessere una sorta di ambito narrativo. Ci siamo sempre presentati durante i nostri djset con la giacca e il crocifisso, mescolando nella nostra selezione musicale le voci di predicatori oppure canti gregoriani, quasi a voler unire la carne del dancefloor, l’elemento del corpo e della fisicità, a quello spirituale. Inizialmente nata per una forma ironica, questa cosa ci ha permesso poi un approfondimento sul dialogo interiore. Tutti gli ospiti coinvolti si sono misurati in una forma di testo relativa proprio a ciò. Abbiamo voluto coinvolgere la nuova generazione di musicisti italiani che ormai non china più il capo rispetto a tutto quello che succede oltre confine, ma che si confrontano con il panorama estero. Come Birthh, straordinaria cantautrice fiorentina diciannovenne, o i Niagara, nostri concittadini. C’è anche Cosmo, che rappresenta quello che sta accadendo al pop italiano, un rinnovamento dove la canzone è frutto di un percorso di live e locali pieni. Quella forma di irriverenza che il pop sembrava aver perso da anni. Populous, che si affaccia senza abbassare il capo, alla scena internazionale, e Bunna,  voce degli Africa Unite con il quale ho avuto l’onore di condividere otto anni di passione intensa. Ci sono molta Africa e molta musica black nel disco, abbiamo coinvolto proprio lui che è un riferimento nella storia del reggae italiano. Con Bunna ho dovuto insistere parecchio, ma il risultato è stato assolutamente quello desiderato. Interpretata magistralmente la dub poetry, ma non lo vuole mai fare. Dopo molta mia insistenza, si è prestato ed è venuto fuori un pezzo che ci ha soddisfatto parecchio ”, racconta Max.

“Aggiungo solamente che la pulsazione e l’elemento del ritmo sono sempre stati centrali nei dischi dei Subsonica. In quel contesto tutto doveva essere funzionale e incanalato nella forma della canzone. In questo mondo di Demonology HiFi parte di quella rigidità è stata sfumata e abbiamo potuto dare più spazio alla sperimentazione, sia in termini di beat che in termini sonori. Ci sono casi di ritmi dispari, che già nei Subsonica, e penso a ‘Disco Labirinto’, avevano creato della musica da ballare, presenti anche in questi pezzi. La copertina riporta la macro di una mosca: nell’album, a livello sonoro, il ronzio della mosca rappresenta una sorta di tag di tante tracce. Sperimentazione senza limiti ma sempre con l’attenzione all’efficacia di ciò che stavamo elaborando rispetto al dancefloor, perché alla fine è sempre quello il nostro termine ultimo di riferimento”, afferma Ninja.

“Quello che abbiamo cercato di fare”, prosegue Casacci, “è stato creare delle ritmiche che non avessero riconducibilità immediata a qualcosa di già presente nella musica internazionale ed è sicuramente un album che potrebbe reggere il confronto nella galassia della bass music”.

Si ritorna a parlare della mosca: “In uno dei testi dei brani, precisamente in ‘Line’, la voce interiore appare come un ronzio di disturbo, un rumore di fondo. Potrebbe essere questa una lettura della mosca. In realtà abbiamo giocato moltissimo con la modalità con cui ci presentiamo, predicatori che compiono un esorcismo sul pubblico, i nostri peccatori, redenti e purificati dopo il djset Un immaginario estetico che si riconduce al film ‘l’Esorcista’, in cui si ritrovano gli insetti, vedi il demone cavalletta, di cui da piccolo ero molto appassionato”, prosegue Max.

Racconta ancora Ninja: “Con Demonology HiFi io e Max abbiamo sentito la necessità di separare bene l’ambito dai Subsonica e automaticamente abbiamo preso anche alcune distanze sonore. Di conseguenza, è stata una scelta abbastanza automatica quella di non suonare la batteria acustica in modo classico, prediligendo suoni elettronici programmati. Ci sono però un paio di episodi, tra cui ‘Totem’, in cui la batteria acustica è stata utilizzata su un piano completamente diverso, come strumento che esegue un riff o un assolo. Ad esempio nel pezzo di Populus. Una collaborazione del tutto particolare con questo artista. Dopo vari tentativi, ci ha proposto un brano che aveva come base una cumbia, un ritmo sudamericano. Senza farci spaventare, abbiamo trovato delle soluzioni sonore efficaci. Max ha suonato il balaton, uno strumento africano mentre io ho costruito uno ‘spalleggio’ con la batteria acustica che avesse un sapore jungle. Tutto poi ha preso forma”.

Con questo progetto mi sono preso una pausa dall’aspetto ‘dispotico’ della canzone non scrivendo i testi ma lasciandoli in mano a chi ha collaborato con noi. Nei Subsonica mi occupo della parte testuale, e con Samuel e Boosta scrivo le melodie. Ho voluto tuffarmi nel mare del suono puro. E la musica elettronica è un bell’ambito per farlo. In questo modo torno fresco al prossimo appuntamento per la scrittura dei testi dei Subsonica Io e Ninja siamo assolutamente complementari. Ninja è un ingegnere, ha una disciplina ferrea. E’ un partener perfetto e ci integriamo molto bene. Abbiamo voluto imparare insieme qualcosa di nuovo con questo progetto. Abbiamo avuto la possibilità di lavorare molto, documentandoci, e di gestire alla pari tutte le fasi di costruzione del disco”, afferma Casacci.

“L’album sarà presentato il 20 gennaio a Torino e il 21 a Milano al Dude. Saranno i due momenti in cui parte degli ospiti si esibiranno con noi ed eseguiranno i loro brani. Non abbiamo ancora pianificato un tour ma certamente è nostro desiderio poterci trovare in consolle a suonare questi pezzi, all’interno di un percorso di djset. Non ci immaginiamo un live in cui parte la traccia, finisce e scatta un applauso. Così come nei Subsonica, ci figuriamo un flusso in cui suoneremo queste tracce con altre tracce, come un dj che conduce la pista in due ore di viaggio musicale. Oltre ai nostri brani si potranno ascoltare un brano dei CCP, un canto gregoriano e qualche predicatore farneticante, il tutto unito dalla sfida di creare percorso sonoro capace di far ballare gioiosamente chi viene a sentirci”, concludono i musicisti.



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