Emotività e Linguaggio

Emotività e Linguaggio

Di: Alessandro Cavarra ( Egeeo)

Ho sempre immaginato la musica come un sussurro costante, un parlarsi sott’acqua. Una trasformazione lenta e profonda di un flusso emotivo in qualcosa che possiamo ascoltare.                                            Lei rende le emozioni tangibili e la sua grande forza è  quella di essere un linguaggio universale per esprimerle, per non farsi ricattare da queste e per diventarci amico, per riconoscersi e  liberarsi.
Nelle canzoni si è liberi e sinceri e non si ha paura.
Quello che vorremmo evocare con il nostro album è il convivere della volontà personale con la propria emotività primordiale e irrazionale, l’emotività degli altri e i percorsi della natura.                               Tornare ad essere parte di un tutto e ricercare un’armonia tra noi e ciò che ci circonda, come tra un marinaio nell’oceano  e le tempeste che lui non può comandare, ma può interpretare  per salvarsi e continuare a navigare, scoprendo nuove terre.                                                                              Trovare quindi un linguaggio per decifrare l’emotività che ci circonda e vive dentro di noi, saperla ascoltare, sapersi ascoltare e saper ascoltare.
Trovare un linguaggio per condividere l’emotività, per rappresentarla e per trasformare anche il dolore in qualcosa di costruttivo. Non sono il primo a dire  che l’amore è trasformare il dolore, che la sofferenza ci aiuta a capire la sofferenza degli altri e quindi a comprendere, a diventare amici, a innamorarci.             Ricercare un nuovo codice emotivo che ci aiuti a tradurre l’interiorità in azioni e parole costruttive, che disinneschino l’ombra.                                                                                                    Forse la bellezza nasce proprio dal dolore, dalla necessità di superarlo.
La passione non basta, è vero. Volersi bene non basta, è vero. Bisogna dimostrarselo, trovare quindi un vocabolario adeguato ed agire.
Gli amori e le amicizie spesso finiscono perchè non riusciamo a parlarci, non perchè siamo emotivamente inconciliabili.

Finiscono perchè anche le attrazioni più sublimi hanno bisogno di una casa in cui convivere, delle regole in cui ritrovarsi, un linguaggio con cui parlarsi.                                                                           La musica è questo e sette note ci aiutano a creare dei confini.                                                                  Il suono ha un linguaggio dato ed eterno mentre nella vita il pentagramma non esiste ed andiamo fuori tema, sbagliando tonalità.                                                                                                       Per questo dovremmo ricercare la musica ogni giorno.                        Rendere la nostra vita più musicale, non vergognarci, così come non si vergogna un cantante che sale su un palco e parla di sé.  Questo non significa cominciare ad urlare per strada ma scendere a patti con la propria  emotività, se possibile giocarci ed esprimerla con estrema naturalezza e calma.                                                             Dare una forma rassicurante ed avvolgente a qualcosa di intangibile ma estremamente potente e dominante.
Spogliarsi di nuovo e seguire i flussi emotivi che ci circondano e che vivono intorno a noi così  come il protagonista del video               de “ La grande guerra” segue un fiume che lo porterà al mare, metafora del luogo dove queste emozioni trovano finalmente pace insieme a quelle  degli altri.                                                                 Ritrovarsi finalmente in qualcosa di più grande di sé senza perdere la propria identità.                                                                                                   Le nostre chitarre e i loro lunghi riverberi non sono altro che questo flusso.
Le canzoni, i film, i libri e l’arte in generale non devono rimanere un interessante argomento di discussione e neanche imporci un’ identità che non sentiremo mai come nostra.                                      Devono invece aiutarci a capire chi siamo, diventare un vocabolario per tradurre noi stessi, contaminandoci e facendoci ricominciare a parlare al cuore dell’uomo, ovvero le sue emozioni.
Ai nascondigli rassicuranti degli intellettuali preferisco la ricerca dei poeti.

[ot-video type=”youtube” url=”https://www.youtube.com/watch?v=bJeOdA2MEtA”]

BIO:
Gli Egeeo nascono nel 2016 dopo lo scioglimento dei Khloe, band che aveva pubblicato due EP tra il 2011 e il 2014.
Il sound rimanda alla new wave di matrice britannica con sfumature dream pop. Il cantato è in italiano.

https://www.facebook.com/Egeeoband


Tags assigned to this article:
editorialeegeo

Related Articles

Stare o partire?

Di: Ashpipe Stare o partire è la domanda che ci siamo fatti un po’ tutti negli ultimi anni, diciamo da

Non è detto che…

Di: Andy Il pianeta sta subendo una profonda frattura. Il capitalismo è al collasso. Tutto quello che ci hanno fatto

Per chi suona bombe

Di: Inna Cantina Sound Ho iniziato a cantare 7 anni fa. Non sapevo neanche come si facesse, pensavano tutti fosse

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.