Epica, intervista

Epica, intervista

Nati come gruppo symphonic metal con tendenze gothic, gli Epica hanno in seguito incorporato nelle proprie sonorità forti influenze death.
A partire dal terzo album, The Divine Conspiracy, sono divenute evidenti anche attitudini progressive.

Inoltre nella band capitanata dalla rossa Simone Simons, sono spesso presenti riff tipici del thrash, parti di batteria caratteristiche del black, passaggi power e richiami alla musica araba. Alcuni brani presentano anche riff groove, sfumature elettroniche/industrial, passaggi djent e melodie folk derivate da tradizioni mediorientali, cinesi e celtiche.

Tipica degli Epica è anche l’attenzione alle linee vocali che, in contrasto col contesto, tessono melodie molto orecchiabili e di facile presa, ma anche sofisticate ed emozionanti.

Caratteristiche sono anche le atmosfere, talvolta magniloquenti e talvolta apocalittiche, create dall’orchestra e dai cori lirici. Gli Epica sono noti anche per la loro attenzione ai testi, che sovente trattano tematiche filosofiche, psicologiche, spirituali, socio-politiche, di cronaca e d’attualità.

Li abbiamo incontrati ieri, prima del loro concerto al Live di Trezzo d’Adda, dove stanno promuovendo il loro nuovo album: The Holographic Process, ottava fatica della band Olandese, ci attende Isaac Delahaye, chitarrista della band con cui facciamo due chiacchiere.

 

Dal primo album The Phantom Agony, passando per Design Your Universe, fino all’ultimo The Holographic Process, ci sono stati molti cambiamenti, qual è l’evoluzione della band?

Credo che i cambiamenti siano perlopiù sonori, nel senso che all’inizio avevamo molti più suoni orchestrali, mentre con il passare del tempo abbiamo cercato di far diventare il suono più pesante, valorizzando di più le chitarre. Abbiamo ancora gli stessi ingredienti dell’inizio, ma lo vediamo da un altro punto di vista, non vogliamo essere ripetitivi.

Visto che state diventando più pesanti e “cattivi” come definiresti il vostro genere?

Assolutamente symphonic metal! Abbiamo tutti gli elementi del symphonic, i cori, la lirica, molti elementi gotici, abbiamo tantissime influenze, anche black e death metal, è difficile dirlo ma credo symphonic metal.

Ho letto che quest’ultimo album è il tuo preferito, come mai?

Si lo è, c’è una ricerca dietro i suoni, soprattutto delle chitarre di cui sono il responsabile, e mi ricordo quando avevo 15/16 anni e ascoltavo gruppi come i Pantera, i Machinhead e dicevo wow!!! Questo è quello che vorrei che la gente facesse, perchè ci sono moltissime nuove band, però a primo impatto sono suoni già sentiti e risentiti, mentre per The Holographic Principle, lo studio e la ricerca che c’è dietro in fase di composizione, è molto diverso dai nostri lavori precedenti, e spero che i nostri fans possano stupirsi come facevo io quando ero un teenager!

 

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In Italia la scena metal è un po’ addormentata, ma per fortuna grazie anche ai vari telefilm come Game Of Thrones o Vikings, che nelle loro colonne sonore scelgono gruppi metal-folk, pare che il genere stia “tornando di moda”, cosa ne pensi?

Sinceramente non saprei dirtelo, perchè ovunque noi andiamo per fortuna le location sono sempre piene di ragazzi che hanno voglia di musica e di divertirsi, sono comunque cicli, è normale che un anno vada di più un determinato genere musicale e l’anno dopo uno diverso, è anche vero che grazie a questi telefilm molte band che magari prima avevano poco seguito, sono riuscite a farsi conoscere da altri fans, come i Wardruna per Vikings oppure i White Buffalo per Sons Of Anarchy, ben vengano le serie tv se a beneficiarne è anche la musica!

Torniamo all’album, di cosa parlano i testi?

The Holographic Principle si basa sul principio visivo che tutto è un illusione, parliamo di fisica quantistica fino ad arrivare ai robot, parliamo di temi come l’eutanasia e l’immigrazione, è un album che tratta di temi moderni.
Si occupa di un futuro prossimo in cui la realtà virtuale è decollata e permette alle persone di creare i propri mondi virtuali, indistinguibili dalla “realtà come la conosciamo”.  Questo solleva il dubbio se la nostra realtà attuale sia una sorta di realtà virtuale di sé stessa, un ologramma. Ciò implica l’esistenza di una realtà superiore, che al momento è inaccessibile. I testi sfidano a pensare fuori dalla scatola, a riconsiderare tutto ciò che credevamo certo e ad essere di mentalità aperta verso le recenti rivoluzioni scientifiche.

La tua canzone preferita di questo ultimo album?

Se dovessi sceglierne solo una direi Universal Death Squad, perchè ha tutti gli elementi che ci contraddistingono, è una canzone molto lunga, ha molte parti tecniche e amo il ritornello, ovviamente anche il testo e il messaggio che vuole portare, la tecnologia che fanno le cose per noi, parla di un mondo che sta cambiando, assolutamente sceglierei quella.

Piani per il futuro??

Touring touring touring!! Credo che finiremo in settembre 2018! Abbiamo molte date in Scandinavia, Giappone, Nord Korea, torneremo in Sud America, e nel frattempo dovrò anche scrivere per il nuovo album!

 

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