Che freddo! Cazzo…

Che freddo! Cazzo…

Di: Oga Magoga

Prologo

Glauco: Che freddo! Cazzo, ma quanto ci mette?! Ok, mi accendo un’altra sigaretta, ma giuro, non appena l’ho finita, entro dentro. Mi raggiungerà poi.
Apollodoro: Hey, ci sono.
Glauco: Porca puttana! me la sono appena accesa, ormai la finisco.
Apollodoro: Dai, non senti che freddo?! muoviti, che entriamo.
Glauco (tra sè e sè): E’ proprio vero, aspetti, aspetti, poi, non appena te ne accendi una…
Apollodoro: Cosa?
Glauco: No, niente. Ascolta, raccontami un po’, come sarebbe andato questo Simposio? Te c’eri, non è vero?!
Apollodoro: Macchè, cosa vai dicendo?! Ne è passato di tempo da quando è accaduto ed io non c’ero, non facevo ancora parte del Club.
Glauco: Avevo capito che eri presente anche te a quella serata famosa.
Apollodoro: Allora ti hanno raccontato male, io non c’ero, ma mi hanno raccontato per filo e per segno come è andata, e se sei curioso, riuscirò a soddisfare tutti i tuoi dubbi, ma prima, getta a terra questa sigaretta e entriamo, che mi si stanno congelando i piedi.

SIMPOSIO GIN TONIC

Glauco e Apollodoro, entrarono dentro al locale, l’unico locale aperto per chilometri. Nel piccolo centro storico, grigio, freddo, illuminato solo da quegli stanchi lampioni, la vita, di notte, sembrava concentrarsi solo al suo interno. E ti sembrava di entrare in un luogo senza tempo, dove le persone che ti passavano accanto erano senza volto, e il tuo essere in solitaria era parte di una totalità che dava un senso e dava vita.
Si sederono al bancone e, tra un “barman! due gin tonic, con il cetriolo, grazie. non si scordi il cetriolo, grazie” e l’altro, disquisirono per del tempo. Parlarono di come effettivamente si svolse il Simposio accaduto qualche tempo prima, dove venne affrontato l’argomento amoroso, del Dio Eros, di Afrodite, e delle altre divinità che associamo a questi nostri umani sentimenti.
Ad un tratto Glauco si alzò di scatto sullo sgabello, come a prendere la parola, la scena fu comica “si, ok, adesso però parlo io”, si dette un tono, ma lo sgabello non resse l’impetuosità, si fece da parte, e Glauco cadde tra le braccia di Apollodoro, come un bimbo in grembo. Si ricompose, e pettinandosi barcollò all’indietro, tra gli occhi stanchi e appannati di Apollodoro, si fece serio e prese la parola.
“Proposto quindi hai di elogiar Eros, mi dici di come in quella notte al Simposio si parlò di questo Dio, che tutti credono di conoscere, su cui tutti hanno avuto o avranno esperienze dirette, ma di cui poco spesso si parla, se non in termini puerili e senza aver prima preso in considerazione le basse credenze da paese. Perchè questo mondo è ormai un paesino entro al quale i pensieri sono omologati e nesuno ha ormai più una propria idea, per vergogna di essere differente dalla massa, ci si affida ad un credo culturale, povero di poesia, che come una felpona XL, può essere indossato da tutti, ma senza rendere elegante nessuno.”
“Ben detto amico mio!” (e sottovoce) ” barman! due gin tonic, con il cetriolo, grazie. non si scordi il cetriolo, grazie”
“Io credo invece che l’amore sia una semplice follia teatrale. Mi spiego: mi sono trovato spesso nello svegliarmi, nell’addormentarmi, nel camminare per le vie, nel sedermi un attimo a riposare, nel fumare una sigaretta pensieroso, nel bere un gin tonic con il cetriolo assorto ad ascoltare -grazie a proposito-, nel guardare il vuoto, ad assumere pose teatrali, e nonostante fossi solo, e quindi nessuno sulla faccia della terra avesse avuto la possibilità di vedermi, mi sentivo al contempo osservato come da un occhio esterno, al di fuori di questa nostra realtà. E se questa realtà non fosse altro che un piccolo teatrino? Io credo di si. E non è quindi forse plausibile definire l’amore come il trovare il pubblico giusto per il teatrino che abbiamo dentro, dove viviamo e cerchiamo costantemente di dare un senso alle cose, anche a quelle che proprio non lo hanno?! E quindi mi sento di dire che io il mio pubblico l’ho trovato. Ho amato. Amo. E proprio per questo cercherò costantemente di cercare nel buio di fronte a me Lei, a sperare costantemente che sia là, a guardarmi, ad osservare ogni mio movimento, ed io in questo teatrino, dove il tempo non esiste, ma esiste solo il tempo che vorrò mostrare, cercherò di dare il massimo, di sfruttare tutti gli escamotage teatrali a mia disposizione, e cercherò di dare un senso finalmente a questa mia vita”.
Glauco concluse, e come un sensitivo che perde il contatto, torno in sè, bevve d’un fiato il suo gin tonic con il cetriolo, prese il suo amico dagli occhi stanchi e appannati sotto braccio, e si diresse verso l’uscita.
“Mi fumerò una sigaretta ora e, fidati amico mio, sarà grandioso!”
Si allontanarono nel buio.

 

 

E di fronte buio” è l’ultimo EP degli Oga Magoga, uscito il 25 novembre 2016 per la Krake Records.

 Gli Oga Magoga sono un quartetto Beat-Pastiche di Siena composto da:
-Simone Angeli (voce, chitarra) -Anton Sconosciuto (batteria, voce) -Valerio Neri (basso, voce) -Duccio Nencioni (chitarra, voce, tastiere)
Nei futuri progetti del gruppo, dopo il release del mese scorso del lavoro composto da 5 tracce inedite, oltre alla musica si stanno facendo largo altre forme d’arte, come il ballo (la band si sta esibendo ora con l’aiuto di due ballerine che interpretano negli show dal vivo, nonchè nell’ultimo videoclip, la loro musica), il fumetto e, nell’ultima sua fase il teatro, con lo sviluppo del progetto BEATpastiche!, genere e flusso musicale nato a Siena nel 2015, che andrà a costituire una fanzine ed una serie di pubblicazioni a livello locale.
I componenti sono già al lavoro per la realizzazione e la pubblicazione di un album diviso in quattro capitoli, che andrà a coprire tutta l’annata del 2017, ognuno con un tema proprio differente dagli altri, ma tutti strettamente intrecciati tra loro.

Streaming EP

https://itun.es/it/Ymmyfb

 


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