Michele Bravi presenta ‘Anime di Carta’: ‘Avevo bisogno di cantare di me’. L’intervista.

Michele Bravi presenta ‘Anime di Carta’: ‘Avevo bisogno di cantare di me’. L’intervista.

Di Rossella Romano

Sono passati quattro anni dal giorno in cui Michele Bravi fu proclamato vincitore di X Factor, quattro anni dove tocchi il cielo con un dito e poco dopo ti ritrovi a doverti rimboccare le maniche e iniziare tutto da capo. I sogni, si sa, sono labili, labilissimi. Michele ha saputo rinascere dalle proprie ceneri, esattamente come l’araba fenice: il ragazzo che mi trovo di fronte oggi è sicuramente più maturo, più consapevole, più emotivo e forte allo stesso tempo.
Ventidue anni e il primo vero amore, vissuto con la spensieratezza di chi si trova di fronte a un sentimento nuovo, e con profondità, quella che ti fa capire, a un certo punto, che forse non durerà per sempre e che ne devi saper prendere atto e reagire.
Tutto questo è il fil rouge del nuovo lavoro del giovane artista, intitolato “Anime di carta”, che sarà pubblicato il 24 febbraio per Universal.
L’album è stato anticipato dal singolo “Il diario degli errori”, presentato al Festival di Sanremo di quest’anno e che ha regalato a Michele la soddisfazione di un quarto posto nella gara tra i “big” che si sono presentati all’Ariston.

“Se ci si immagina un percorso dopo il talent, sicuramente non ci si figura un percorso come il mio”, racconta Bravi in conferenza stampa, “Ho compiuto delle scelte consapevolmente difficili e se qualcuno mi avesse chiesto sei mesi fa se ero contento di quello che avevo fatto avrei risposto di no e mi sarei messo a piangere come al mio solito. Sanremo mi serviva a dimostrare quanto erano state giuste le scelte sbagliate. Avevo bisogno di capire il modo giusto in cui la musica doveva raccontarmi e come avevo bisogno che la musica mi raccontasse. Ho cominciato a scrivere i primi brani per questo disco tre anni fa e le ho terminate solo a dicembre dello scorso anno. Per me è stato non solo un percorso lavorativo ma anche umano. Lavorando con la creatività, vita privata e professionale si incontrano e decidendo consapevolmente di intraprendere questa strada, ho scelto di pensare a me stesso, egoisticamente. Tre anni fa ho perso una persona a me molto cara e avevo bisogno di trovare un modo per uscirne. Questo disco è stato come una seduta di psicoanalisi con me stesso. La musica è ed è stata terapeutica sotto questo punto di vista. Relazionarmi con gli altri non è mai stato semplice e volevo capire come mai questa difficoltà, avevo bisogno di rifletterci mettendo tutto per iscritto.
Ci ritroviamo ad essere un po’ tutti ‘Anime d Carta’. La carta è un materiale molto accessibile, ma estremamente importante perché ci puoi scrivere la tua storia. Non te la puoi strappare via di dosso perché ti fai male, perché perderesti un pezzo di te stesso. E quando ti rapporti ad un’altra persona, crei un legame, ne cominci a prendere la forma. Pu diventare un origami bellissimo, puoi accartocciati, rovinarti, prendere fuoco… può succedere di tutto. L’alternativa sarebbe rimanere un foglio bianco ed informe, senza contenuto. Io ho trovato i miei contenuti quando ho smesso di essere autoriferito e mi sono affacciato agli altri. A vent’anni, quando vivi la tua prima grande storia, è la storia perfetta, non ti fai problemi su come sarà e come ti farà stare l’altro. Accogli tutto ci che viene a braccia aperte. Quando arriva la scottatura, poi, speri di uscire al più presto, ma purtroppo non è così, e questo riconferma che siamo tutti anime di carta”, dice l’artista.
Prosegue Michele Bravi: “Mi piacerebbe che le persone ascoltassero questo disco dall’inizio alla fine, senza saltare da una traccia all’altra. Perché c’è una storia, anche temporale, nel susseguirsi delle canzoni in questo ordine. Il brano che chiude la tracklist è ‘Chiavi di casa’, la conclusione di tutta la riflessione contenuta nel disco, ovvero l’importanza di tornare a casa, trovando una persona che ti illumina facendoti ritrovare anche te stesso. E io quella luce l’ho trovata. Spero di poter continuare a scrivere il ‘diario degli errori’ della mia vita, perché sono arrivato a una notevole consapevolezza personale e non rifarei nulla di diverso. E’ stato un percorso che mi ha dato tanto. Sono sicuramente molto più fragile ma più convinto, perché ho tolto tutti i filtri e le sovrastrutture che mi ero imposto. E questo lavoro racchiude davvero tre anni della mia vita”.
Si parla dell’Intervista rilasciata dall’artista a Vanity Fair, nella quale Michele racconta di aver avuto una relazione con un ragazzo: “Quello di cui si è parlato nell’intervista è solamente l’anticipazione di ciò che si sentirà nel disco. Canto in italiano e dunque non ci possono essere fraintendimenti o non ci può nascondere dietro agli aggettivi come in inglese Ho sempre avuto l’immagine del bravo ragazzo, timido e un po’ introverso ma in pezzo parlo anche di sesso orale con una ragazza. Avevo bisogno di cantare di me”, dice Michele Bravi.
Un disco in cui Michele si racconta completamente, grazie anche all’incontro con alcuni autori del pop come Federica Abbate, Giuseppe Anastasi e Cheope, e nomi noti dell’indie come Niccolò Contessa de ICani, Antonio Di Martino e Alessandro Raina; “Ho rapporto particolare con gli autori. Se mi piace il modo in cui scrive la persona in questione, non riesco a lavorarci subito senza conoscerla. Ho bisogno di frequentarla e di creare una sintonia. Con gli autori ci siamo visti molto spesso e da questi incontri, come conseguenza dello stare insieme, sono nati spunti musicali interessanti. Ho bisogno di riconoscermi in quello che canto. Nel disco ci sono firme che si possono definire impensabili per il pop, Da Contessa de ICani in poi, e sono contento di essere riuscito a farli dialogare con il mio mondo, proprio perché umanamente ci siamo trovati bene. Ad esempio, con Federica Abbati, ci siamo incontrati a marzo dello scorso anno. Ci siamo visti a cena, abbiamo parlato molto. Iniziammo da quel momento a condividere reciprocamente la nostra musica, chiedendoci pareri l’uno dell’altra. Dopo aver chiuso la mia storia d’amore, Federica mi ha chiamato e le ho raccontato quello che stavo attraversando. Siamo diventati amici. Il giorno dopo è venuta a casa mia e ha portato da farmi ascoltare ‘Il diario degli errori’. Quando l’ho sentita, ho pensato che lei avesse colto delle sfumature che non avevo recepito io, trovandomi coinvolto in prima persona, come fa un’amica appunto. Il brano era perfetto così”.

Si parla di Sanremo: “Ho saputo di essere arrivato quarto in gara perché ero davanti al televisore, e ne ho gioito. Senza peccare di presunzione, sapevo di avere un pezzo forte in mano. Sapevo che questa canzone meritava di essere ascoltata da tante persone e riconosco il merito del successo sanremese al brano. Io sono contento se mi si dice che l’ho interpretato bene e che sia piaciuto. Metto questo nel diario delle mie vittorie”, racconta il cantante.

E ancora: “La scelta di aver inserito nella tracklist di questo lavoro due canzoni in inglese è una scelta lucida. Non rinnego assolutamente il lavoro precedente, dove raccontavo la mia totale avversione nei confronti della discografia, in inglese appunto. Ma mi sono reso conto che mi stavo nascondendo dietro una lingua che non era la mia. Quei due pezzi vengono subito dopo ‘Pausa’, in cui racconto quella fase di limbo in cui vuoi chiudere una storia ma non riesci a trovare una fine definitiva perché l’altro ti mette in pausa. Inizi a cercare una protezione, e questa protezione per me in questo caso è in una lingua che non è la mia”, afferma Bravi.

Ci sarà anche un tour legato ad “Anime di carte, con due date di anteprima, il 20 maggio a Milano e il 21 maggio a Firenze: “Uno spettacolo particolare”, dice Michele, “Ci sarà un filo conduttore, un racconto in musica. Ad accompagnarmi non una band ‘tradizionale’ ma un gruppo di musicisti più specifici. Dal vivo ci tengo molto alla coerenza col disco. Per ora abbiamo annunciato queste due date, ma spero di portare il mio album in giro il più possibile”.



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