Parlare di maschi e gatti

Parlare di maschi e gatti

Di: Alberto Turra

Un giorno Toni mi chiama al telefono e mi fa:

”Albe, ti va di fare una prova con dei ragazzi, dei miei amici, così, pensavamo a un suono post rock, poi son fanatici dei tortoise, secondo me sei il chitarrista di cui han bisogno…sì, il batterista sono io…hanno una saletta sui navigli, vicino al libraccio…”

Ci vado, appuntamento con Toni davanti alla libreria, passiamo il ponte e siamo di fronte al portone entro il quale pare esserci il garage/sala prove dei tipi.

Li aspettiamo.

Arrivano, facce comuni, non molto espansivi e ancor meno convinti di ciò che andavamo a fare.

Toni ha sempre avuto un gran fiuto per le situazioni sgonfie, per la gente disillusa.

Entriamo nel portone e poi nel garage senza fare troppo attenzione alla bellissima corte interna, tipica nelle case di ringhiera del primo tratto di ripa di porta ticinese.

Suoniamo, poche idee e per niente buone.

Toni suona sempre da dio.

Mi annoio, suono, ci provo a cavare il sangue dai muri, ma niente, sti ragazzi son l’antitesi dell’entusiasmo e quindi per la pausa sigaretta tradisco una gioia un po’ fuori misura.

A quel punto capisco perché i ragazzi son così: fumano tanto hascish da far impallidire peter tosh.

Quindi mi tranquillizzo, non mi sento più estromesso da un senso estetico che non colgo, da un attitudine  a cui non riesco a partecipare.

Fumo la mia sigaretta ad una lentezza parossistica e verso la fine viene in mio soccorso una signora non vecchia ma neanche messa bene.

Nel tempo della mia sigaretta lei ne aveva fumate tre, tutte senza filtro.

Era una signora grassoccia, con i capelli grigio neri, la faccia simpatica, gli occhi chissà dove e le unghie dipinte di rosso qualche settimana prima.

Parla di gatti con un giovanotto premuroso ma desolato.

E di uomini, nel senso di maschi, della necessità di avere un maschio.

Non mi ricordo di cosa parlammo, fu più che altro un puntellare con gentilezza la totale assenza di nessi logici tra le sue affermazioni.

Si perché più parlava, la donna, più le si schiariva l’aria intorno nonostante le sigarette ininterrotte.

Ed è quando smisi di parlare e iniziai a contemplare che la vidi:
“cazzo, è Alda Merini.”

Mai vista in televisione.

Avevo letto solo una raccolta di sue poesie ma il libro non aveva foto di lei.

Non usavo ancora google come fosse l’oracolo di delfi.

Me ne diedero conferma i ragazzi rientrando in saletta:  il ragazzotto era il figlio giovane del suo editore che tentava di prendersene cura o quantomeno di farle compagnia.

Finite le prove, quei tristi tentativi, uscimmo e lei era ancora lì.

seduta su un muretto in ciabatte con i gambaletti in vista.

un piede a terra e l’altro penzoloni.

quelle pose di traverso delle adolescenti in minigonna fuori dalla scuola il sabato.

Più bella di quelle.

Bio:
Chitarrista, arrangiatore, improvvisatore, compositore, Alberto N. A. Turra è un musicista completo e multiforme che si muove sulla scena italiana da oltre dieci anni, fondendo l’urgenza creativa con  l’arte improvvisativa, il jazz visionario, l’anima balcanica, la vitalità del rock, in un personalissimo e non convenzionale mondo sonoro.
Da molti anni alterna l’attività di chitarrista tout-court a quella di compositore (per il cinema, per il teatro e per la danza contemporanea) insieme a quella di band leader (Kabikoff, Turbogolfer, International Troubadours).
Costantemente attivo sul fronte del live/tour con numerose band, artisti e collaborazioni tra cui spiccano i nomi Shanir Blumenkranz (jazz-core-avant), Roy Paci-Corleone (jazz-core), Pierpaolo Capovilla (alt-rock), Mamud Band (afro-funk), Giovanni Venosta (avant), Sonata Kommandoh (avant-jazz-rock), Diego Mancino (alt-pop), Sarah Stride (alt-pop)  sul territorio italiano ed europeo.
Alcune sue composizioni per la danza contemporanea sono state suonate al Royal Opera House-Covent Garden (Londra).
Dal 2010 al 2014 è direttore artistico della stagione musicale del Teatro Binario 7 di Monza, Terra!-la musica al Binario7.


Tags assigned to this article:
alberto turraeditoriale

Related Articles

Samurai del nostro tempo

Di: Manuel Lieta Fin da quando ero ragazzino, e l’idea di vivere essendo musicista (e non semplicemente facendo il musicista)

Elogio del limbo infame

Di: Il rumore della tregua Mentre mi torturo il cervello nel tentativo di trovare qualcosa su cui valga la pena

La passione come unica ragione

Di: Giorgio Falsaperna (Le Scimmie Astronauta) Alla continua ricerca di sfoghi e alternative che sazino il suo desiderio di avere

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.