Intervista a Steve Hackett

Intervista a Steve Hackett

Di: Mickey E. Vil dei The Mugshots

Anche se per me è una tradizione ormai annuale, ogni intervista con Steve Hackett mi emoziona. Mi emoziona per l’umanità che trasuda questo grande artista, merce rara in quest’epoca di disumanizzazione digitale e sociale. Mi emoziona perchè parliamo con la stessa intensità del presente e del passato, dei magnifici dischi solisti dei nostri anni e dell’age d’or dei Genesis. Mi emoziona perchè Steve Hackett riesce a trascinare me – e spero anche voi – in un mondo creativo senza confini di alcun genere, le sbarre di ogni possibile gabbia interpretativa verranno sempre spezzate da questo gentiluomo della terra d’Albione! Buona lettura!

 

Mickey: Allora, caro Steve, cosa deve aspettarsi il pubblico italiano dai tuoi concerti?

 

Steve: Due cose. Suonerò tre canzoni dal nuovo album: El Nino, The Skeleton Gallery e Behind The Smoke. Poi tante cose del passato, una canzone da Darktown, si chiama Rise Again e non è mai stata suonata dal vivo in questa porzione di tour. Ci saranno tanti brani richiesti che i fan non hanno sentito per un po’ di tempo ma celebrerò anche il quarantesimo compleanno di Wind And Wuthering quindi suonerò la maggior parte delle canzoni di quel disco più Inside And Out che fu registrata nello stesso periodo dato che era pensata per finire sul disco e per me era molto più forte di certe cose finite sul disco, tipo Wot Gorilla e All In A Mouse’s Night. Questo avvicinerà lo spirito del disco maggiormente a come lo vedevo io. Tutto ciò lo rende più forte e quello che ho scelto a livello lirico sono le cose migliori del disco Wind And Wuthering. Argomenti che avevano a che fare con il commento sociale e la storia, ciò a cui sono tornato con quanto scritto recentemente: l’idea del nuovo album è quella della musica che scavalca i confini in nome dell’unità. Sul nuovo disco ci sono 20 persone da tutto il mondo: israeliani e palestinesi cantano insieme, poi c’è l’Islanda, l’Ungheria, la Svezia, gli Stati Uniti, l’Inghilterra, l’Azerbaijan, qualcosa registrato in Sardegna coi Djabe e col batterista islandese Gullie Briem; poi abbiamo strumenti peruviani, indiani, turchi, armeni…il disco ha un feeling stile world music ed è ciò che porterò davanti alla gente.

 

M: Parlando degli ultimi due dischi quali sono le principali differenze tra Wolflight e The Night Siren, a livello musicale e di testi?

 

S: Credo che con The Night Siren ci sia un messaggio di pace. La canzone iniziale parla dei rifugiati oggi ma anche della famiglia di rifugiati da cui provengo, immigati di 100 anni fa. Mi ricordo della mia bisnonna che raccontava di donne trascinate per i capelli in Polonia: questa gente scappava dalle persecuzioni religiose ed è lo stesso che lasciare una zona devastata dalla guerra. L’ultimo brano in origine doveva essere West To East e mia moglie ed io abbiamo avuto l’idea di scrivere: “siate uniti, siate in pace / splende una luce dall’ovest all’est / il mondo può girare per tutti i nostri bisogni / ma non può basarsi sull’avidità di ognuno”. E’ davvero un messaggio di pace, una sorta di canzone di Natale…è la prima volta che faccio qualcosa che va così apertamente oltre la musica per parlare di armonia nel senso più ampio della parola. Il collegamento con Wolflight potrebbe essere che allora iniziai a usare tutti questi strumenti del mondo…anche nei Genesis usavo la kalimba e l’autoharp ma non la vidi come una gran cosa allora e infatti non volli essere accreditato in quel modo. Ma stavo iniziando a usare il bastone della pioggia, strumenti percussivi quindi la world music iniziò allora per me e con Spectral Mornings usai i koto cinesi perciò sto portando avanti quello spirito. Ho sentito gente dire: “Stai copiando Peter Gabriel!”…ma sai, io ero un vero marziano anche prima quando lavoravo in america latina con masse di percussionisti, credo di averlo fatto per primo ma la gente tende a dimenticare! Normalmente dico che questo è ciò che faccio, amo quello che ha fatto Pete, tenere insieme il mondo è così importante, viviamo in tempi difficili…sono molto soddisfatto del risultato delle elezioni olandesi dato che non hanno vinto gli estremisti. Questo è un bene e dobbiamo tenere a mente l’idea del diritto, il nazionalismo mi preoccupa tanto. Tutto questo mi interessa quanto la musica, la musica è un’ambasciatrice di pace e i musicisti sono migranti musicali in modo naturale, è nella natura di quello che fanno, usano oggetti di ogni luogo…la diversità multiculturale è qualcosa che la musica già possiede in ogni posto al mondo! Non facciamo musica originale, nessuno fa musica esclusivamente originale. Persino i cinesi che non hanno mai sentito i Genesis o Phil Collins ascoltano la musica dance, è abbastanza strano, ascoltano roba tradizionale e pop senza essere coscienti di chi furono Elvis Presley o Bob Dylan o cose simili. E’ straordinario arrivare in un posto dove non conoscono i Genesis o Phil Collins: se io parlo con quella gente, probabilmente sono il primo occidentale che vedono e vogliono fare delle foto con me solo perchè sono diverso! Sulla grande muraglia era incredibile come la gente del posto volesse fare foto con me, non perchè sono io ma perchè sono differente da loro! Quindi ti rendi conto di quanto lontane siano queste regioni, pensiamo alla Cina perchè è sempre tra le notizie…ma noi siamo nelle loro notizie quanto loro sono nelle nostre!

 

M: La prossima domanda era circa la tua opinione sulla Brexit e sull’approccio multiculturale nella vita civile…ma mi sembra abbastanza chiaro!

 

S: Sì, sono inorridito dalla Brexit, è la decisione sbagliata! Potremmo assistere non solo alla rottura dell’Inghilterra con l’Europa, bensì alla rottura dell’Unione Europea stessa. Inoltre potremmo assistere alla rottura del Regno Unito perchè la Scozia vuole andarsene per rimanere parte dell’Unione Europea. Credo che i politici britannici, anzi quelli inglesi, si stiano comportando in maniera molto irresponsabile e sono molto miopi ora, perchè la posta in gioco non è solo qualche interesse nazionale: parliamo di questioni mondiali, parliamo di pace nel mondo, del sorgere di estremismi, della corruzione del potere…tante questioni molto preoccupanti. Non voglio che gli estremisti controllino lo spettacolo, non voglio che gli estremisti controllino l’arsenale nucleare nel mondo. Non funzionerà, sfortunatamente bisogna essere coscienti delle conseguenze! Molti politici non sono certo giocatori di scacchi e non hanno la più pallida idea di causa-effetto! Gente che ha figli e che ha in mano la distruzione potenziale del pianeta: non credo di stare esagerando, è orribile quello che sta succedendo nella politica oggi!

 

M: Parliamo di cose belle…cosa puoi dirci della bellissima immagine sulla copertina di The Night Siren?

 

S: E’ una foto fatta in Islanda, è l’aurora boreale. Ero lì a fare dei concerti e ho anche lavorato con due gruppi di gente islandese, la band con cui ero sono i Todmobile che spesso lavorano con orchestre ma anche Gullie Briem che è islandese ma vive in Ungheria. Ho registrato qualcosa di The Night Siren, lui suona la batteria su due pezzi. C’è anche qualcosa di più libero registrato in Sardegna coi Djabe e quello che ho sentito è davvero molto bello devo dire! Molto libero, una sorta di jazz melodico molto interessante, del jazz d’ambiente, interessante…ho lavorato da un estremo all’altro perchè in America abbiamo fatto tutti questi show e poi abbiamo concluso con uno spettacolo con orchestra a Buffalo. con la Buffalo Philarmonic…un grande show! Naturalmente ho lavorato anche in Islanda con orchestra e coro, erano pezzi dei Todmobile, tanti stili diversi ed è stato meraviglioso essere loro ospite. L’Islanda è un posto molto interessante, estremo, estremamente freddo ma con vulcani, luci nordiche e un clima molto imprevedibile. La gente è molto creativa e molto abile, perspicace. Penso che ti divertiresti se non ci sei mai stato, ne vale la pena!

 

M: Anche perchè è così isolata, per i fatti suoi…

 

S: Sì, è così! Molte persone passano il tempo al chiuso perchè il clima è inospitale e quindi se ne escono con dei lavori molto buoni e arguti!

 

M: Come descriveresti gli anni nei Genesis a giovani ascoltatori che non conoscono così bene l’epoca d’oro del progressive rock?

 

S: Certo…sono interessato all’idea di una musica che sia sorprendente e credo che agli inizi il progressive fosse sorprendente! Ma sento il bisogno di essere coinvolto nella musica che sta al di fuori di quello che reputavamo progressive perchè molta gente pensa ad esso come a una limitazione. In altre parole: musica difficile, tempi complessi, canzoni spudoratamente lunghe…tutto il negativo che viene associato ad esso dato che non tutti vengono eccitati da ciò. Ma non credo sia il genere quello con cui devi lavorare, è quello che vuoi fare che ha senso: puoi scansare il pop come musica effimera ma quando lo ascolti al suo meglio ti rendi conto che è incredibilmente significativo! Il progressive coi Genesis…quando lavoravamo insieme eravamo ignari del fatto che quello che stavamo facendo in seguito sarebbe stato “progressive”, sentivamo semplicemente di star facendo musica che aveva il potere di stupire e cercavamo di farlo nel modo più originale possibile! Ma abbiamo lasciato che questo approccio pan-genere ci influenzasse: c’era ovviamente un’enorme influenza classica, c’era la commedia, l’influenza delle big band…tante cose erano parte dei Genesis. Direi che è musica che sorprende, il meglio dei Genesis era la sorpresa!

 

M: Hai sentito qualcuno dei membri dei Genesis di recente?

 

S: Credo che l’ultimo membro dei Genesis che ho incontrato sia Peter Gabriel ma anche Anthony Phillips, quindi sono in contatto con loro e credo che spesso…ci sarebbe molto da discutere, riguardo le cose che ci riguardano…credo che siamo persone con diversi retaggi e diversi interessi nella loro vita. Spero di lavorare con loro nel futuro ma nessuno può sapere…non è così facile riportare le lancette indietro!

 

M: Sappiamo che ami l’Italia e che hai tanti amici italiani. Ti chiediamo il solito messaggio e saluto finale e un invito agli show per i fan italiani!

 

S: Oh, naturalmente! Davvero non vedo l’ora di arrivare in Italia, è sempre un’esperienza straordinaria e molto calda! L’Italia è sempre stata in prima fila in qualsiasi ambito io fossi coinvolto, coi Genesis e anche molto dopo. Un posto così straordinario…credo che il mio messaggio sia: non vedo l’ora di essere lì, è sempre assolutamente eccitante, credo per entrambe le parti…il pubblico e me, la band, mia moglie e la squadra che portiamo in Italia, che è il palco principale di così tanto di quello in cui ho creduto, la celebrazione del passato, del presente e del futuro…tutto quanto! Per me è davvero importante che venga accettato l’ampio spettro della musica: elettrica, acustica, classica, jazz…tutto quanto in maniera aperta! E’ un posto davvero straordinario…


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