La tartaruga rossa – al cinema solo il 27, 28 e 29 marzo.

La tartaruga rossa – al cinema solo il 27, 28 e 29 marzo.

La tartaruga rossa è il primo lungometraggio di Michaël Dudok de Wit, già regista del corto animato Father and Daughter, che ha ammaliato il pubblico di tutto il mondo, compreso il Giappone. La sua delicata narrazione si avvicina tantissimo a quella della grande casa di produzione giapponese, rappresentante della più alta animazione mondiale: lo Studio Ghibli. Il grande studio giapponese, affascinato dalla poetica e dalla maestria del regista danese, ha deciso di co-produrre il suo primo film occidentale.

Eppure di occidentale, questo poetico film d’animazione, ha davvero poco. Sicuramente l’aspetto visivo, curato dal regista stesso con il supporto dello Studio Prima Linea. “L’intero aspetto artistico è stato assicurato dallo Studio Ghibli, da Why Not e da Prima Linea dove ho potuto contare su un eccellente capo animatore, Jean Christophe Lie, il regista di Le avventure di Zarafa. Aveva anche una vera sensibilità da cineasta ed è stato una delle colonne del film.” Seppure la gestualità dei personaggi è molto realistica, grazie all’utilizzo dell’animationalytique, i paesaggi spesso tendono a diventare dei semplici pattern, degli sfondi poco dettagliati e monocromatici, quasi a ricordare l’Art Nouveau.

La storia, invece, si avvicina molto più alla poetica orientale piuttosto che a quella occidentale. Lo stesso Isao Takahata, produttore dello Studio Ghibli afferma che “nella cultura giapponese sono molti i racconti di unioni tra esseri umani e animali: per esempio, si dice che la nonna del nostro primo imperatore fosse uno squalo”.

Come per i suoi precedenti lavori, anche la storia de La tartaruga rossa è pervasa dallo struggimento, che il regista definisce “una mancanza dolorosa eppure molto bella”. Il mistero, è un altro elemento fondamentale per questo film, ma è generato in modo sottile, per evitare di far scollegare lo spettatore alla storia. Essendo un film privo di dialoghi, potrebbe essere davvero facile far distrarre lo spettatore, o peggio farlo annoiare, ma l’universale sentimento di struggimento e le delicate note misteriose della narrazione ammaliano il pubblico impedendogli di estraniarsi anche solo per un istante.

Seppure con una storia surreale al limite della mitologia, questo film riesce a toccare e a conquistando il cuore di ogni individuo, senza distinzioni di sesso, razza, religione o estrazione sociale. Questo anche grazie alla sua atemporalità, ma soprattutto grazie a il messaggio che vuole trasmettere il regista: la morte è una realtà. “L’essere umano tende a contrastare la morte, ad averne paura, a lottare per scagionarla e si tratta di un atteggiamento molto sano e naturale. Eppure si può avere nello stesso momento una bellissima comprensione intuitiva del fatto che siamo pura vita e non abbiamo bisogno di opporci alla morte.”

Le grandi tappe della vita di un essere umano sono racchiuse in questo film-metafora, che con la sua surrealtà riesce a farci comprendere al meglio la realtà della vita.

Non perdere questa perla dell’animazione, al cinema per un evento speciale solamente il 27, 28 e 29 marzo 2017.



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