Perturbazione, ‘9 metri quadri’ tour: ‘Un racconto intimo del nostro universo, liberi e vulnerabili’

Perturbazione, ‘9 metri quadri’ tour: ‘Un racconto intimo del nostro universo, liberi e vulnerabili’

Di Rossella Romano

Nove metri quadri sono la superficie minima abitabile di una stanza. Ti fa venire subito in mente una certa intimità, una coesione, una certa vicinanza tra chi questa stanza la abita, la frequenta o ci entra solo per dare un’occhiata. Il tour dei Perturbazione, partito a inizio dicembre dello scorso anno e attualmente in essere, racchiude tutto questo. Dopo aver calcato i palchi italiani in venue sempre più grandi, con tecnologia ogni volta più sofisticata e un numero musicisti crescente in modo esponenziale, i Perturbazione hanno sentito l’esigenza di riscoprire un suono terreno, vivido, spogliato dalla cornice elettronica. Complice la recente serie di live in Europa, Tommaso Cerasuolo, Cristiano Lo Mele, Alex Baracco e Rossano Antonio Lo Mele presentano non solo i loro brani, ma tutto il loro universo sonoro, guardando gli spettatori negli occhi, uno per uno.
Incontro la band in una mattinata milanese quasi primaverile. Ospite dello showroom Unique, che ringrazio per l’accoglienza, faccio quattro chiacchiere con Tommaso, voce della formazione piemontese, circondata da abiti fantastici, tra un caffè e un biscotto danese.

Vorrei subito partire con il tour ‘9 metri quadri’, che dal nome suggerisce una forte idea di intimità. Dove nasce l’esigenza di un live più raccolto e soprattutto perché proprio ora?

Nove metri quadri è l’equazione di quanto spazio servirebbe in una sala prove per riuscire a suonare con gli strumenti che utilizziamo in questo set. Hai detto bene, l’idea è proprio quella di intimità. Unisce un desiderio e una necessità. Il desiderio nasce dai concerti che abbiamo fatto in Europa a settembre. In queste date era con noi anche Andrea Mirò, che è stata la quinta musicista perturbata nell’ultimo tour, da quando è uscito ‘Le storie che ci raccontiamo’ nel gennaio 2016. Per rendere dal vivo gli arrangiamenti serviva un quinto musicista e lei non solo ha portato la sua abilità dal punto di vista performativo ma anche tutta la sua presenza, simpatia e disponibilità. E’ stata una tournèe bella ma più complicata dal punto di vista dei numeri, a parer mio. Stare nel mondo che puoi generare tu è fondamentale. Ci siamo goduti molto questi live insieme. Quando siamo andati a fare queste piccole date in Europa, lo abbiamo inteso come un regalo che ci siamo fatti. Abbiamo organizzato a Londra, Parigi, Berlino , Bruxelles, noi stessi le date con amici che gestiscono piccoli locali (libreria, enoteca, birreria). In quel momento ci siamo resi conto che la dimensione, nella quale il pubblico ti ascolta ad un metro di distanza, che ci ha riportato alla memoria i nostri esordi, ci mancava. Oltretutto, non è facile in questi tempi che tutte le stagioni vadano bene per una band. Il post Sanremo ci ha portato a suonare in location molto grandi con un’equipe tecnica al nostro seguito. Ma poi non è stato sempre così. Bisogna rendersi quindi conto di cosa puoi fare con gli strumenti che hai, quindi abbiamo spogliato le canzoni, ritrovandone l’essenzialità.

E’ un ritorno ad un suono più originale, dunque?

Si, l’idea della sala prove era proprio quella. Vi restituiamo il gruppo che arrangia e sta costruendo i pezzi in quel momento. Non c’è l’elettronica, nemmeno suoni a click. Ci sono tutte quelle imperfezioni che rendono lo spettacolo più vivo, più emozionante.

I riscontri del pubblico?

Molto positivi. Vediamo sempre un grande entusiasmo alla fine dei concerti. Con un live più raccolto hai la possibilità di abbracciare subito le persone che hai davanti e renderti conto di cosa hai fatto. Sul palco offriamo uno spettacolo completo, non solo le nostre canzoni, ma i silenzi, la narrazione attorno ad un brano, cosa lo ha ispirato, quali sono i nostri riferimenti culturali e musicali. Contestualizzare un disco nel momento in cui è nato è davvero importante per rendersi conto consapevolmente del percorso che hai compiuto. Raccontiamo in maniera profonda il nostro universo, dove c’è spazio per Leonard Cohen, per Bob Marley con piccoli stralci di loro interviste tra un pezzo e l’altro. Creare un’intimità, un’empatia con chi hai davanti, guardare negli occhi chi sta ascoltando. E ‘9 metri quadri’ è proprio tutto questo ed è bellissimo.

Come avete scelto le canzoni da portare in questo tour?

Di solito non ci piace concentrarci sull’ultimo disco pubblicato. Abbiamo sempre cercato di creare una scaletta abbastanza eterogenea che spaziasse in tutta la nostra discografia. Ci sono canzoni che non smettiamo mai di suonare, che ci hanno portato fortuna e con cui giochiamo, come ad esempio ‘L’Unica’, che abbiamo interpretato a Sanremo nel 2014: alla fine creiamo un medley con i nomi delle donne cantate dai grandi autori italiani. Un altro brano è “Agosto”, che ci ha portato molta fortuna, “Del nostro tempo rubato”, “Buongiorno buona fortuna” sono cavalli di battaglia. In questo tour abbiamo riscoperto pezzi che non suonavamo da un po’, come ad esempio ‘Primo’ dedicato a Primo Levi, o ripreso brani che non sono rientrati nella setlist di quello precedente come ‘Cinico’. Spogliare dall’elettronica i brani dell’ultimo disco, prodotto da Colliva, richiede anche un approccio piuttosto punk. Abbiamo ascoltato molto quel genere, dai Fugazi in poi. Parlo di quell’attitudine, di quell’emotività a fior di pelle di Ian Mackaye e compagni e ciò che cerchiamo di fare noi, a modo nostro, con una linea sicuramente più pop e melodica.

Ho visto sulla vostra pagina Facebook un video di un brano non vostro, dunque inserite anche canzoni di altri artisti?

Iniziamo i bis con un bellissimo pezzo di Gualtiero Bertelli, ‘Nina ti te ricordi’, un cantautore veneziano della scena folk cantautorale italiana degli anni 60/70. Scrisse molte canzoni politiche, ma questa ballata rivela una realtà assolutamente attuale: il dubbio di aver intrapreso la strada giusta decidendo di crescere in coppia. Un brano davvero profondo, che svestito rende ancora di più.

Giovedì 9 marzo dal vivo all’ Ohibò di Milano, ci dobbiamo aspettare qualche sorpresa?

Se anche ce ne fossero non te lo direi perché non vale (ride). Ci piace l’idea d’essenzialità in questi concerti. E’ la chiave di tutto il tour. Sarebbe bello vedere in platea tanti amici che il palco lo hanno abitato negli anni e li inviteremo tutti.

So che in occasione dei 15 anni di ‘In circolo’, nell’ambito del Record Store Day, verrà pubblicata la versione in vinile. Me ne parli?

Siamo molto contenti di riuscire a realizzare questo progetto che ritornava ciclicamente: la pubblicazione di ‘In circolo’ in vinile, rimandata varie volte. Finalmente ci siamo riusciti. In contemporanea dovrebbe vedere la luce un volume monografico che uscirà per Arcana, curato da Letizia Bognanni, giornalista che ha deciso di intraprendere un piccolo viaggio attraverso gli anni che circondano ‘In circolo’, un disco fondamentale per noi. Il primo album che arriva con una certa maturità, in italiano, dopo quindici anni insieme, come band e come amici dopo esserci conosciuti tra i banchi di scuola. E’ quel preciso registro che stavamo cercando e, dopo tanti tentativi abbiamo trovato. Un disco vero, cattura gli anni della nostra crescita personale, tra storie d’amore, indipendenza dalla famiglia e progetti futuri. Il libro di Letizia racchiude proprio quell’energia, irripetibile, che solo quel periodo poteva darti. E lo capisci poi con l’esperienza e con la maturità di saper guardare ciò che hai fatto, non con nostalgia ma con lucidità.
Il vinile, inoltre, è un formato tattile, esteticamente bello. Una grande fisicità che dona un valore aggiunto. E tutto questo, disco e libro, vuole celebrare un lavoro che è stato l’essenza dei Perturbazione.

So anche che state componendo la colonna sonora di uno spettacolo teatrale, “Dracula”, meraviglia!

Dracula andrà in scena con una compagnia storica di Torino di teatro d’ombre, Controluce, che organizza il festival Incanti. Con loro, la Casa del Teatro dei Ragazzi dove andrà in scena lo spettacolo ad ottobre. Un testo scritto e pensato per gli adolescenti. Una sorta di rock opera. Una rilettura della storia di Dracula combinata col nostro songwriting. Noi saremo in scena suonando dal vivo. Abbiamo avuto l’occasione di esordire a teatro già questo autunno allo Stabile di Torino con tre spettacoli di Natalia Ginzburg: anche in quel caso eravamo in scena. Le nostre canzoni ricreavano l’atmosfera della narrazione.
Grazie a questa occasione, abbiamo preso maggior coraggio, era un po’ che corteggiavamo il mondo teatrale. L’interazione con altre forme di espressione artistica è molto vitale, si imparano tante cose, ci si rigenera.

E invece un album nuovo?

Il prossimo anno credo. Ci sono tutti i provini dei brani per lo spettacolo della Ginzburg, che non abbiamo fatto uscire in nessun modo, che toccano un registro non usuale per noi, ci sono pezzi composti nel tempo. Ma non siamo ancora soddisfatti e vogliamo capire bene che linea dare ai pezzi, con i giusti tempi.

In tutti questi anni in musica c’è qualcosa che avreste voluto realizzare ma non ci siete ancora riusciti?

Lavorare col cinema. Abbiamo sempre sperato che ci fosse un regista che si innamorasse di qualche nostro brano, magari con in mente una scena precisa che uno dei tuoi pezzi possa esaltare. Addirittura perché no, ci piacerebbe lavorare a una colonna sonora. Ti immagini un po’ una favola: ti chiama Virzì e ti dice che mentre scriveva ha ascoltato un tuo lavoro, che è finito poi irrimediabilmente nella sua narrazione. Sarebbe un sogno che diventa realtà.

Per quanto riguarda il panorama italiano invece, cosa vi piace e cosa non vi piace?

Abbiamo flirtato tanto con l’elettronica negli ultimi due dischi, con Casacci e Colliva, ma non so quanto questo flirt possa appartenerci ora. Sento che adesso questo suono è un po’ omologato, compresso, sembra quasi fotocopiato all’infinito. L’electro pop ci ha stufato.
Per quanto riguarda dischi invece che ho apprezzato, direi l’ultimo di Iacampo, ‘Flores’ e l’album di Niccolò Fabi, entrambi con una narrazione molto viva e un suono carnale, legato alla terra.
Mi sono piaciuti anche gli Esterina, gruppo di Massarosa, in provincia di Lucca. Il loro “Dio ti salvi” ha una descrizione quasi pasoliniana dei personaggi. Fabio Angeli, il cantante, ha creato un bellissimo progetto.

Tra tutto questo ci sarà un Sanremo?

Perché no, Quest’anno ci abbiamo provato presentando un brano con Andrea Mirò. Vedremo. Sanremo rimane un contesto con logiche tutte sue, dove la tv ha più importanza della musica. Una sorta di cellula impazzita. Ed è anche un motivo per cui fatichiamo ad avere dei Festival in Italia.
Sanremo va affrontato con un certo disincanto, sempre.

Ultima domanda, ma come fate a fare tutto?

Facciamo tutto grazie a compagne e mogli molto pazienti. Con tutto quello che comporta l’essere musicisti e i vuoti d’aria, la non sicurezza economica. Facciamo tante cose perché ci siamo resi conto che la musica non è più il centro, lo è stato anni fa.
Soprattutto, non si può stare sempre in tour e rompere le palle alla gente, devi anche fargli venire voglia di venire ad ascoltarti, no?

 

Per il calendario completo delle date dei Perturbazione è possibile consultare il sito ufficiale: http://perturbazione.com/


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