Levante, ‘Nel caos di stanze stupefacenti’: il suono del silenzio urla più forte che mai

Levante, ‘Nel caos di stanze stupefacenti’: il suono del silenzio urla più forte che mai

Di Rossella Romano

Può il caos, nel suo meraviglioso disordine, dare voce al dolore in maniera così lieve e forte al tempo stesso da essere racchiuso, in modo “ordinato”, in dodici stanze? Ebbene si. Lo sa bene Levante, che ha trasformando il dolore, i sentimenti, il buio e tutto quello che vi ruota intorno nelle dodici tracce che compongono il suo nuovo lavoro.

Si intitola ‘Nel caos di stanze stupefacenti’ l’album di Claudia Lagona, in arte Levante, in uscita il prossimo 7 aprile per Carosello Records. Il terzo disco della cantautrice, “terzo in tre anni, progetto rischioso”, come racconta lei stessa durante la presentazione dei brani alla stampa.
Incontriamo Claudia per parlare con lei del caos che ha dato vita ai pezzi, dei suoni “grossi” e dei progetti futuri.

“Le stanze stupefacenti sono semplicemente le dodici storie che racconto. Le dodici stanze in cui sono entrata. Le dodici stanze rumorose di questo disco, che è, a sua volta, rumoroso. Avevo la necessità di raccontare questo caos che nasce da un profondo silenzio in cui mi sono ritrovata nell’ultimo anno e che ho voluto raccontare. Storie stupefacenti perché, sebbene nel dolore, la vita mi sorprende sempre. Ho quindi voluto giocare con questo titolo pieno di contrasti”.
Si parla della cover del disco, nella quale la cantante, con indosso canottiera e slip, è riversa su uno specchio. La copertina, come racconta la stessa Levante, ha suscitato pareri contrastanti: “In ‘Manuale distruzione’ indosso l’abito da sposa di mia madre, sono seduta su una scala di legno che salivo da ragazzina e poggio la schiena su un muro distrutto del terrazzo di casa mia in Sicilia. Mura tra cui è mancato mio padre e che per me avevano un significato profondo. Il disco era dedicato totalmente ai miei genitori. Nel secondo album, ‘Abbi cura di te’, sono seduta su un cervello, che pugnalo con la mano destra e con la sinistra salvo il cuore, come a significare che salvo i sentimenti, salvo l’istinto, al diavolo i labirinti cerebrali. Il tutto attorniato da vari elementi che ricordano i la passato e il futuro. Sono sempre seduta in una posa molto composta. Nel caso di “Nel caos di stanze stupefacenti” questa persona scomposta cade su uno specchio, sul suo doppio, sulle sue riflessioni. Rovesciata la poltrona, io in slip e canottiera… è una copertina che qualcuno ha anche criticato in maniera negativa e mi dispiace molto. Al di là dei commenti anacronistici che sono stati fatti inerenti alla possibilità di ricevere qualche like in più, non avrei potuto indossare niente altro che l’intimo. Ancora una volta mi sono messa a nudo. Nella mia stanza è così che mi ritrovo. Poi c’è il blu, che per me sta a significare tante cose, tra cui il buio più profondo”.
Nel disco compare una sola collaborazione illustre, quella con Max Gazzè, ma ancor prima l’artista ha preso parte al brano corale “Assenzio” di J-AX, e Fedez, che ha visto anche la partecipazione di Stash dei The Colors:
“La collaborazione con Fedez e Ax mi ha stupita moltissimo. Fanno parte di un universo musicale parecchio distante dal mio. Quando mi è arrivata la chiamata di Ax, che in passato aveva già espresso il desiderio di lavorare con me, sono stata molto contenta. Ho potuto scegliere la canzone e ho scelto ‘Assenzio’, che aveva un messaggio molto bello a mio parere. Mi è stata data la possibilità di parlare ad un pubblico più vasto, la cosa mi ha inorgoglita.
Max Gazzè è il mio padrino. Abbiamo un bellissimo rapporto, lui è quasi paterno, molto protettivo. Quando ho scritto ‘Pezzo di me’ e ho immaginato un featuring mi è subito venuto in mente lui. E’ una canzone molto ironica e Max in quel contesto ci sta benissimo. Si è molto divertito”, racconta Levante.
E Sanremo?: “Il palco dell’Ariston è un palco che continuo ad ambire nonostante non si siano ancora aperte le porte per me. Come molti italiani sono cresciuta guardando Sanremo. Ma sogno Pippo Baudo al Festival, sarebbe bello potesse dire ‘l’ho inventata io’”, dice sorridendo Claudia.
Si torna a parlare del disco e delle tematiche affrontate nei brani, dalla violenza nei confronti delle donne in ‘Gesù Cristo sono io’ all’omosessualità femminile in ‘Santa Rosalia’: “Poche volte mi sono guardata attorno a livello lirico, scrivo spesso delle mie tristezze, dei miei dolori, dei miei amori finiti. Con ‘Gesù Cristo sono io’, senza grandi pretese, ho voluto raccontare la storia delle donne che subiscono violenza dai loro compagni. Alcune finiscono in tragedia. Ho preso spunto fa fatti biblici per narrare la situazione di queste donne che non hanno il coraggio di esporsi. Quando ami il tuo carnefice non è mai facile chiedere aiuto. In questa canzone racconto di un Cristo, una donna, che credeva di essere una regina invece ha in testa soltanto una corona di spine. Amo dipingere con le parole, mi piace raccontare con le immagini. Ma non so esprimermi in altro modo. Utilizzo i miei filtri.
Rosalia è il nome di mia nonna e di mia sorella. Si diceva Santa Rosalia amasse un’altra donna. Mi piaceva giocare con l’immaginario femminile racchiuso nella Rosa e nella Lia, due fiori che compongono tale nome, due donne appunto. Un brano che parla di omosessualità. Una filastrocca per affrontare questo argomento in maniera semplice”.
E ancora i suoni del disco: “in questo lavoro la batteria è assoluta protagonista. C’è una presenza predominate di timpani, abbiamo esagerato, nemmeno fossimo gli Arcade Fire. E’ un disco molto rumoroso. Avevo bisogno di fare rumore e ho pensato a fare suonare questi pezzi come in un live, a differenza dei lavori passati. Ho desiderato di realizzare qualcosa di esplosivo da subito. Prima ancora dei testi la mia necessità era la composizione melodica”, afferma la cantautrice.
Questo disco lo dedico a chi è caduto e ha avuto il coraggio di rialzarsi. Gli album li dedico agli altri, ma in fondo sono sempre dedicati a me stessa. In questo caso, in modo particolare. Sono caduta davanti allo specchio e nei miei pezzi c’è tantissimo ego. Il disco è per me, senza dubbio”, conclude Levante.

Il tour di Levante partirà il 4 maggio dall’Atlantico di Roma, per conoscere tutte le date è possibile visitare il sito ufficiale dell’artista.



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