Ritratto di famiglia con tempesta- recensione del film

Ritratto di famiglia con tempesta- recensione del film

Il regista di Little Sister e Father and Son, Kore-eda Hirokazu, torna finalmente anche nelle sale italiane con il suo ultimo lavoro, presentato al Festival di Cannese del 2016 nella sezione Un Certain Regard. “Se quando morirò Dio dovesse chiedermi: Cosa hai fatto di buono sulla terra? Penso porprio che gli farei vedere questo film”, sono le parole che usa il regista giapponese per descrivere la sua ultima fatica: Ritratto di famiglia con tempesta. Parole importanti, che lasciano intendere quanto amore e quanta passione il regista nipponico abbia messo in questo progetto, iniziato quasi dieci anni fa a partire da una costatazione: “Non tutti diventano quello che volevano essere”.

Questa constatazione è proprio il cuore di tutto il film, che segue la vicenda di uno scrittore fallito, divorziato, in costante riabilitazione da una vita inetta, ricca di fallimenti. “Qualcuno ce la fa, qualcuno si arrende, qualcuno non ce la fa ma lotta ugualmente: continua a cercare una via per la felicità, per quanto lontano possa essere dal futuro che aveva immaginato”. Ryota, il protagonista di questo film intimista, rientra proprio in quest’ultima categoria di persone (identificate dal regista giapponese) perchè nonostante i suoi costanti fallimenti lui continua a provarci.

Quello che sorprende della nuova pellicola di Kore-eda Hirokazu è la leggerezza e la spensieratezza della narrazione. Non è facile riuscire a raccontare le vicende spesso dolorose di una famiglia problematica, senza appesantirle ulteriormente con un inutile e pretenzioso giudizio. Eppure Kore-eda riesce a parlare di fallimenti con naturalissima neutralità, presentandoli allo spettatore per quello che sono: parti fondamentali della vita di tutti gli uomini.

Ritratto di famiglia con tempesta è un vero e proprio ritratto di una tipica famiglia giapponese, che ci sorprendiamo essere così famigliare, nella quale il regista riesce a farci ritrovare e immedesimare. Più che ritratto dovremmo dire, forse, specchio: perchè attraverso questa rappresentazione della famiglia di Ryota, il regista riesce a raccontarci le dinamiche di ogni famiglia disastrata.

Questa commedia umana, questa sorridente riflessione sulle difficoltà famigliari, questa storia dolce-amara ci fa commuovere ma anche sorridere, grazie a un pizzico di humor che rilascia però un retrogusto amaro, difficile da scacciare. Con questo film Kore-eda Hirokazu conferma di essere il vero erede del “cinema gentile” di Ozu Yasujiro, dove grazia e intensità si mescolano ad un acuminato umorismo.

Un film prezioso, delicato, difficile da digerire anche a causa della sua durata (117′), ma una volta iniziato sarà difficile smettere di guardarlo.

In sala dall’11 aprile 2017.



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