Tratto da una storia vera

Tratto da una storia vera

Di: Usual        

4.27 di un normale martedì mattina. La maggior parte delle persone si gode il sonno ristoratore per recuperare le forze da investire nella giornata, altri, invece, si svegliano per fare il turno di mattina in fabbrica oppure per preparare il pane o qualsiasi altra cosa che richieda un alzataccia per essere compiuta.

E poi ci sono io, con le cuffie e la solita sensazione del “non riesco a dormire perché ormai faccio l’uomo notturno” con un agonia addosso, da mal di pancia, perché mi schifa trovarmi in questa situazione . Nel mentre ascolto una band che ho sempre amato, e che ho sempre cercato di fare amare agli altri. Chiudo gli occhi, o almeno provo…Nada non dormo, non riesco.

Tentativo 2: pensiamo ad una cosa figa, provo a ricostruire un sogno. Magari a quella volta, sulla spiaggia in Spagna, con il sole, con la maglia dei Mumford and Sons e Martina con quegli occhi azzurri, che mi guarda, mi parla e mi bacia. Ah Martina, mi manchi. Tanto, un pó come il pane fresco della domenica del fornaio Giuseppe, che la nonna odia perché poco cotto (Parole sue, a me piace così). Piango, mi vergogno troppo e penso “Marco è passato un anno e mezzo”, spero che mia madre non entri adesso in camera.

Ansia, bevo dell’acqua e mi metto sul divano. Non dormo. Torno a letto, prendo un libro e , mi accorgo, che dal suo interno esce una busta che non ricordavo di averla messa li. È una vecchia lettera di Martina che non leggo da anni. La apro, inizio a leggere, con un po’ di spensieratezza ricordando i bei tempi. Capisco troppo tardi che è una dichiarazione d’amore: “Ti amerò per sempre e nessuna ragazza o ragazzo potrà mai mettersi tra di noi”. Rido. Mi ha lasciato 4 mesi dopo quella lettera per un altro, ma mi manca. Chiudo la lettera e il libro, prendo il telefono e inizio con la stesura dell’editoriale se no Michi Zeit si incazza. ” Bene, cerchiamo di ricreare la storia di oggi”.

Titolo: “Ho salvato un ragazzo dalla friendzone, e gli ho venduto un disco degli Usual”

Non male, mi piace forse poco filosofico ma efficace, perchè vero. Inizio a elaborare qualcosa ma dopo 5 righe mi fermo e cancello tutto. Torno da capo e inizio a scrivere questo poema, mettendo dentro tutto quello che mi passa per il cervello. Provo a elaborare un testo come se stessi parlando, fregandomene della sintassi. Resta comunque un impresa ardua e penso: “chissà se qui ci va un punto oppure un virgola”. La preoccupazione è sempre quella: “Perché sto facendo questo, tanto non useremo questa descrizione per l’editoriale e domani pomeriggio dovrò fare quella giusta”. Appoggio il telefono al comodino e chiudo gli occhi ma, ancora una volta, non riesco a dormire.

Tentativo 4: pensa ad una cosa figa.

Magari a quella volta a Mandrea, a fine luglio, il concerto della vita, dove eravamo ancora “Suspects” e la nostra preoccupazione era quella di vendere il primo cd. Nostalgia, forse troppo per poter pensare di dormire.

“Ah, a Mandrea Martina ha un campo” . Lei, mi manca, si quella che mi ha lasciato 4 mesi dopo quella lettera. Mi fermo e penso ancora. Questa volta non piango ma rifletto. Apro gli occhi, ho voglia di una sigaretta, ma non ho le forze per alzarmi dal letto e fumare.

PENSO. PENSO. La cosa più logica che mi viene da dire, dopo del tempo fissato a guardare il soffitto,

” Gli Usual sono nati 3 mesi dopo che Martina mi ha lasciato”.

Rido, è bello pensare a quella chiacchierata al bar. È nato tutto in quel baretto della nostra Riva del Garda.

Tentativo 5: non penso a una cosa figa.

Penso al crash di blueberries, all’ “easily” di just, ai 4 “colpi di basso” nella seconda strofa di dog e al “coro” stonato di down. Ho voglia di riascoltare il disco. 15 minuti e finisce. “Dai ascolto di nuovo solo just, perché è una bomba e potrebbe essere nella pubblicità dell’Algida”. Finisce che ascolto tutto il disco, di nuovo. Chissà se Martina lo ha ascoltato. Mi piacerebbe sapere un suo parere , ma non le scrivo perché in parte mi vergogno e dall’altra voglio far vedere che sono forte.

Penso ad un titolo per l’editoriale. “Gli Usual sono nati 3 mesi dopo che Martina mi ha lasciato” figo, potrebbe essere una cosa indie, diversa dal solito e strana. Neanche il tempo di elaborare questa idea che decido di cancellarla dalla mente perché, effettivamente, mi fa un po’ cagare.

“Va bene così, Tanto non useremo mai questa”. Salvo la bozza, la giro sulla chat del gruppo cercando di scrivere qualcosa di sensato per cercare di convincere gli altri ad usare questa. Chissà domani che dicono. Zeit, non leggera e metterà un pollice (pensando che sia l’editoriale giusto), Pippo risponderà intorno alle dieci con il suo animo gioioso, mettendoci qualche parola Brit per ricordare che lui l’inglese lo conosce bene. Thias farà il solito alternativo, che risponderà condividendo il link di qualche recensione. Va così, ma sono la mia big family e voglio bene a quei ragazzi.

Tentativo 6: ascolto Bon Iver, canzoni mielose con il piano, potrebbe essere la volta giusta. Ma Nada, non dormo, penso a Martina. Convivo ormai da tanto senza di lei, ma a volte mi sento come nell’istante in cui, mi disse, guardandomi negli occhi “non sento più niente”. Ormai stasera è così. Sono bel limbo e ci rinuncio. Non dormo, lascio che gli occhi si chiudano da soli. Nel mentre cambio artista, mi metto su un fianco, e penso alle mail da mandare domani. “Qualcuno mi risponderà”, male che vada ho altro da fare perché: “Tanto domani pomeriggio, devo fare quella giusta”.

https://www.facebook.com/usual.band/

 

https://www.youtube.com/channel/UCTupdU2wI1UzbpZpLHqp55w


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