Descendents, Me First and the Gimme Gimmes, The Manges @ Carroponte, il Report

Descendents, Me First and the Gimme Gimmes, The Manges @ Carroponte, il Report

Di Rossella Romano

Ci sono gruppi che avrai sempre nel cuore, nonostante passino gli anni (I tuoi e I loro), cambino I tempi e ci sia un nuovo che avanza, incombente come non mai, che ti piaccia o no. Ai Descendents voglio bene come fossero di famiglia. Mi hanno accompagnata dall’adolescenza ad oggi e vederli al Carroponte ieri sera, unica data italiana per giunta, è stato qualcosa di magico. Non è la prima volta che riesco ad assistere ad un loro live: lo scorso anno “i miei eroi” si sono esibiti al Punk Rock Holiday, con una pioggia battente ed un freddo che non sono riusciti a smuovermi nemmeno per un secondo da sotto palco. Questa volta, con il clima favorevole ed un tramonto da lasciare a bocca aperta, me li sono goduti parecchio di più.
Ma andiamo con ordine. Ad aprire la serata, i The Manges, storica formazione punk originaria di La Spezia, i quali hanno allietato il pubblico che man mano affluiva nell’area concerti, con un set tiratissimo ed energico, sonorità alla Ramones e carica, tanta.
Si inizia molto bene, direi.
Appena il tempo di una birra e un cambio palco che, di fucsia vestiti, entrano i scena quelle simpatiche canaglie dei Me First and The Gimme Gimmes. Specialisti in cover per lo più vintage rivisitate alla loro maniera, un ottimo punk melodico, i Me First offrono uno show come solo loro sanno fare. Tra battute, siparietti comici, e con il pubblico e tra di loro, discorsi in italiano forbito (lo giuro su ciò che ho di più caro) da parte del frontman, Spike Slawson, la band snocciola uno dopo l’altro pezzi come “Belive” di Cher, l’intramontabile “Over the rainbow”, “I Belive I Can Fly” di R. Kelly e “Me and Julio Down by the Schoolyard” di Paul Simon, che Spike introduce con un piccantissimo racconto riguardante due ragazzi e un parchetto con fresche frasche malandrine, il tutto spiegato nella nostra lingua meglio di tanti nativi della Penisola.
Le chicche della setlist sono “O’ Sole mio” e “Come prima” di Tony Dallara, in una versione che sarebbe piaciuta anche alle nostre mamme.
Spalla comica di Spike e gran musicista come al solito, Jay Bentley, bassista dei Bad Religion, che ha dato il meglio di sé tra sketch divertenti, baci lanciati tra una nota e l’altra e mimo dei pezzi.
Non posso esimermi dal menzionare il mio preferito tra tutti, Joey Cape del mio cuore, voce dei Lagwagon, che ho avuto il grandissimo piacere di conoscere lo scorso anno e per il quale ho una vera cotta. Io, come tanti altri, e del resto non posso che ben comprendere.
Altro momento di pausa e altro cambio palco.
Si abbassano le luci ed entrano loro, i Descendents. Sono nelle prime file e riesco a vedere bene tutto, senza grosse spinte, ballando e cantando tutto dall’inizio alla fine. Milo è contento di essere in Italia, lo si vede e lo dice a gran voce, affermando che il tour europeo non può concludersi con una tappa migliore di questa. Partenza potente e fulminea con “Everything Sucks”, alla quale segue la bellissima “Hope”.
E’ un set serratissimo, quello dei Descendents, ben suonato, ben cantato, e molto ben vissuto.
Nella scaletta, davvero fitta e bella densa, sono tanti i brani tratti da “Milo Goes To College” ed “Everything Sucks”, personalmente i due album cardine della discografia della band californiana. Ma c’è spazio anche per i nuovi pezzi di “Hypercaffium Spazzinate”, disco uscito lo scorso anno e che ha permesso alla band di esibirsi dal vivo anche dalle nostre parti, per la gioia di tutti noi che li attendavamo da un po’.
Milo è davvero carico, divora il palco, scende anche a cantare a ridosso delle prime file. E non ci sono interruzioni, un brano via l’altro, tutti danno il meglio. Gli encore sono ben due. E non aggiungo altro.
I Descendents, come si suol dire, “mangiano in testa” alle nuove leve, non ce n’è, permettetemelo.
E’ un racconto “di pancia”, il mio, e di cuore, tanto. Ma non può essere altrimenti.
“I don’t wanna be stereotyped, I don’t wanna be classified”. Il mio modo di concepire la vita, in ogni istante.
Grazie di tutto, Descendents. Per sempre vostra.



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