I sogni sono diventati merce (No Human Dream)

I sogni sono diventati merce (No Human Dream)

Di: Stefano Meli

Non lo nascondo, ma il rumore delle città mi infastidisce parecchio, il rumore degli uomini mi infastidisce altrettanto. Non nascondo neanche che ho qualche problema con i sogni. Cosa c’entra il rumore con i sogni? Il rumore ci allontana da una naturale condizione di concentrazione, di libertà e di pace trasformandosi in una galera e in una tortura a cui non si fa più caso, i sogni rischiano di diventare la nostra galera quotidiana, una sorta di merce di scambio. Pensiamo e sogniamo che un mondo migliore sia possibile quando la storia recente ci insegna tutt’altro, pensiamo e sogniamo la giustizia, ma non abbiamo capito che è un concetto fuori dalla portata dell’essere umano. Basta guardare fuori dalla finestra per rendersene conto. Le parole sono abusate, le chiacchiere troppe, il qualunquismo regna. Il rumore delle città e dell’uomo porta solo confusione e mal di vivere, il tempo non esiste più, la gente nemmeno, o quantomeno esiste in funzione di quanto può correre veloce per continuare a oliare gli ingranaggi di un mondo che non funziona. I sogni potrebbero aiutarci a sopravvivere ma naufragano miseramente davanti il muro dell’ignoranza e della sottomissione al denaro, al potere e al bombardamento mediatico giornaliero pieno di stupidità, mediocrità e inutilità, i sogni sono diventati solo merce. Il rumore che detesto è in fondo tutto questo. I sogni vengono relegati da qualche parte molto lontana, in qualche ghetto alla periferia delle nostre anime. E, allora, forse bisogna ripartire da questi confini irrazionali che ci chiudono la visuale, la vita. In questi confini, in queste periferie si deve cercare quel silenzio che ci aiuta a riflettere e a dare una giusta importanza alle cose e ai sentimenti. Io sono fortunato perché la musica mi ha salvato la vita e continua a salvarmela giorno dopo giorno e la musica la trovo là dove non c’è confusione, dove non c’è rumore, dove i sogni devono ancora nascere. Il silenzio e la solitudine diventano i posti privilegiati per sentire e ascoltare il nostro nome, per sentire e ascoltare il suono della montagna e del cielo, il suono del respiro che gli alberi ci insegnano, diventano i posti privilegiati per cercare di decifrare il nostro barbarico tempo. “NO HUMAN DREAM” è tutto questo, ho cercato di fare un disco che parlasse direttamente al cuore senza parole o discorsi, semplicemente con delle emozioni e con delle suggestioni, un disco a tratti spiazzante ma con un tentativo di riconciliazione. Non so, in verità, se ci sono riuscito, ci ho provato.

Alcuni ringraziamenti da parte mia sono doverosi e sinceri a Benedetta Bellotti e Enzo Velotto che mi hanno sempre sostenuto e mi hanno sempre fatto capire che per loro il mio lavoro ha un senso e un’importanza. Un ringraziamento a SELTZ RECORDZ che ci ha sempre creduto. Grazie ancora a Sisco Montalto, ad Alessandra Sulmicelli e a Jaymag.it per avermi dato a possibilità di scrivere due parole su quello che penso. Grazie.

 

Breve Biografia

Stefano Meli, chitarrista siciliano classe 1973, amante dello slide e del delay ha seguito sempre una strada tutta sua, malandata, sotterranea e dissestata. Allergico ai concetti commerciali della musica, ha trovato nel blues e nella musica strumentale la sua via, il suo posto. Negli anni ha affinato un modo suo di suonare (sicuramente sbagliato), una sorta di Fingerpicking che ha a che fare con una psichedelia viscerale mischiata ad un blues desertico e a un folk di chiara matrice Americana, quell’America desertica, lontana e periferica. Ha sempre pensato che la musica dovrebbe prenderci e portarci da un’altra parte, che la musica è verità, quindi i suoi album li ha sempre registrati in presa diretta e senza l’aiuto del computer, utilizzando un vecchio mixer e un vecchio registratore digitale a quattro tracce. Ha collaborato con varie band prima di mettersi in marcia da solo. Ha pubblicato due album con La Casbah, “La Casbah” 1999 e “Eliogabalo” 2001 , due album con i Caruana Mundi, “Il cucitore di tende” Kalimat 2012 e “Angeli, dannati e anime sospese” Kalimat 2015 e sei album da solo tra cui una colonna sonora: “Eight Instrumental Dusty Traks From Nowhere”, Kalimat 2010; “Santo Bandito”, Lost Cat Recording 2012; “Psychedelic Indiana Blues”, Extempora 2014; la colonna sonora originale del Docu-Film “L’Ora di Spampinato” di Vincenzo Cascone e Danilo Schininà edita da Extempora sempre nel 2014, “Ghostrain”, Seltz Recordz/Audioglobe 2015 e quest’ultimo lavoro “No Human Dream” Seltz Recordz/Believe 2017. Nella sua musica si incontrano spesso quelle atmosfere che pervadono i libri di Jack London, di John Steinbeck, di Brendan Behan o di Erskine Caldwell. Se proprio si deve trovare una definizione per la sua musica, si potrebbe parlare di chitarrista di frontiera, chitarrista da strade polverose e solitarie. La musica di Stefano Meli è preferibile ascoltarla in macchina soprattutto quando si devono affrontare dei lunghi viaggi. Se lo incontrate non fategli domande, offritegli una birra e ve ne sarà grato.

L’album  – No Human Dream –  uscirà il 28 Aprile per Seltz

 

 

 


Tags assigned to this article:
stefano meli

Related Articles

La passione come unica ragione

Di: Giorgio Falsaperna (Le Scimmie Astronauta) Alla continua ricerca di sfoghi e alternative che sazino il suo desiderio di avere

Mi sono scoperto femminista a 30 anni

Di: Omake Sì, è stato un percorso piuttosto lungo, ci sono arrivato con calma. In primis per un motivo molto

Un recupero sul tempo

Di: Marirosa Fedele Negli anni ’50 nasce il primo esempio di “recupero sul tempo” in Brasile e viene chiamato bossa

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.