La musica nella nostra città è povera

La musica nella nostra città è povera

Di: Okland

Non ci sono dei supporti solidi e strutturati a far da sfondo al lavoro svolto quotidianamente dai musicisti e dai produttori. 

Viviamo in un momento storico in cui la privatizzazione ha raggiunto i suoi massimi livelli anche in questo campo, un momento della vita musicale in cui firmare con un etichetta grava economicamente sugli artisti di più che non rimanere sulle proprie isole.

Ci sono due argomenti di cui vorremmo parlare che troviamo utili alla comprensione dello scenario attuale. 

In prima battuta il tema del senso di appartenenza al mondo musicale. Tale legame è messo in pericolo alle sue radici. Lo si crea solo più suonando. Ritrovandosi a suonare. Alle jam session cittadine, nei festival, alle feste della Musica, nei locali, in qualche trasmissione in radio.

Riteniamo molto importante questo lato della vita dell’artista. Come diceva Fichte “è in mezzo agli uomini che sono diventato uomo” ed è proprio, a nostro avviso, in un circuito di altri artisti che il singolo artista può crescere, alimentare i propri stimoli, le proprie aspirazioni, la propria fantasia. Può anche capire meglio la sua natura e direzionare i propri sforzi musicali per farla uscire, darle vita, poichè crediamo che solo seguendo e contemplando la propria natura si possa scrivere musica vera. Si è spostato in questo nuovo luogo il fermento artistico in quanto le etichette discografiche sono sempre più dei fantasmi e non accolgono più il lato comunitario della musica, l’individualismo esasperato dei nostri tempi ha portato a questo. Quando si mette piede in un’etichetta discografica deve essere già tutto pronto (disco, riscontro sui social, video, date, ecc…).

Questo è quanto dal punto di vista più umano, in ottica di trovare un legame con sé stessi e poi col mondo musicale.

Veniamo ora al punto di vista pratico, economico. 

La band deve crearsi la propria ricchezza da sola. Pagando tutto, dall’inizio alla fine. La artistica produzione del disco, il missaggio, il mastering, il videoclip, l’ufficio stampa, il booking. E poi se ha tempo deve ricordarsi di scrivere qualche canzone. Un vortice fa roteare gli artisti dentro questa tempesta di cose da fare e non c’è tregua, non ci si può fermare se non si vuole uscire dal “giro giusto” come direbbe Bugo. 

E’ un lungo processo quello che sta prendendo piede. Sarà dura per i musicisti sentirsi di nuovo al caldo in questo inverno perenne, in questo continuo vagare nel deserto. 

L’unica soluzione che vedo possibile è di tipo imprenditoriale. E’ necessario per un artista che ha scritto un disco valido, saper come gestire le proprie risorse economiche e trovare il modo più congeniale di muoversi rimanendo psicologicamente lucido dentro il caos odierno.

Bio:

Gli Okland sono una band nata a Torino nel 2016 dall’incontro di Andrea De Carlo, Luca Vergano e Jacopo Angeleri, musicisti già attivi in diverse realtà della scena musicale cittadina. Nel maggio del 2016 hanno cominciato a scrivere e produrre i primi brani, affiancando, nei mesi successivi, un’attività live. Il loro sound cerca di fondere sonorità elettroniche e ritmi downtempo con il calore degli strumenti acustici. Se dovessero descrivere la loro musica, lo farebbero con le parole “Avant Pop”.

 

Luca, produttore e chitarrista, diplomato al Centro Jazz di Torino con il maestro Pino Russo e licenziato in Teoria e solfeggio presso il Conservatorio G. Verdi di Torino, collabora con il NoMad studio di Torino, dove ha partecipato alla produzione di un disco con Cato (Africa Unite, Bluebeaters) ed è parte dello staff di Wave Life Records.

Andrea, produttore e sound engineer, ha collaborato con importanti studi di registrazione sia in Italia che all’estero: Punto Rec Studios di Torino (Lana Del Rey, PFM), Posada Negro Studios di Lecce (Niccolò Fabi, Marlene Kuntz),

Temple Studios di Malta (Siouxsie and the Banshees, Rammstein), 123Production Studios di Londra (Florence and the Machine, Clean Bandit). Nel 2016 ha inoltre lavorato presso i London Bridge Studios di Seattle (USA) (Pearl Jam, Soundgarden, Macklemore, Fleet Foxes, Death Cab for Cutie, OneRepublic), col quale collabora tutt’oggi. Suona le tastiere per il progetto pop sperimentale della violoncellista Bea Zanin.

Jacopo, batterista e percussionista, ha iniziato gli studi musicali con Dario Piumatti, per poi perfezionarsi con Exir Gennari (Tribà, Fratelli di Soledad) e Marco Volpe. Con i  Diecicento35 ha registrato un album, ‘Il Piano B’, prodotto da Andrea Fusini. Ha aperto concerti per Subsonica, Luci della Centrale Elettrica e molti altri.

 

www.facebook.com/landisok

www.instagram.com/oklandband


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