Robbie Williams mattatore a Verona, lo stadio ai suoi piedi

Robbie Williams mattatore a Verona, lo stadio ai suoi piedi

Di: Alessandro Collu

Ah Robbie Williams. Verona. Lo possiamo dire: it has been a very Heavy Entertainment Show.
Allora, parafrasando il titolo del suo undicesimo album e tour relativo, il cantante britannico riesce nelle due ore di show ad intrattenere e divertire con un mix di energia, coinvolgimento del pubblico, alternando le nuove hit a successi del passato, questi ultimi tra i momenti di più alto trasporto e impatto collettivo.

L’apertura del concerto è come di consueto ironica, Williams si prende in giro con un inno pomposo e autocelebrativo che vuole mettere alle spalle i momenti meno edificanti della sua vita e carriera e al contempo glorificare il suo status di artista affermato, introduzione del vero e proprio Heavy Entertainment e alcuni brani del suo omonimo album.


Si muove, riscalda l’ambiente, balla, gioca con i fan e si presenta come “Robbie f***in’ Williams’‘, l’inglese é un pacchetto completo che si offre senza sosta al pubblico, scherzando anche in italiano, soprattutto con i fan nelle prime file; la sua “Party like a Russian” diventa “Party like Italians” e un duetto con una fan veronese, spigliata nello stare al gioco con una maschera di ventriloquo durante la performance di ”Somethin’ Stupid” termina con un selfie sul palco per la fortunata.

Acustica fantastica, coreografia all’altezza, nulla é lasciato al caso: c’è spazio per un tributo a George Michael e Bon Jovi, ma anche ”Rehab” di Amy Winehouse, ”Stayin’ alive” dei Bee Gees, ”Back for good” nel periodo insieme ai Take That per citare alcuni dei grandi classici condivisi a cappella e in medley con il pubblico.
Alte vette di intensità vengono raggiunte con “Love my life” dedicata a mamme e papà, “mummies” and “daddies”, ‘‘Come undone” e ”Feel”, cantate da tutto lo stadio, italiani definiti dal cantante per il loro calore “più forti degli inglesi e più passionali dei portoghesi”.
Nella parte finale, impossibile stare fermi con “Rock Dj”, chiusura toccante con “She’s the one” ed “Angels”, prima a cappella con il pubblico e poi eseguite integralmente dall’inglese.

Siamo in uno stadio, per giunta in Italia, tempo per canticchiare la base di “Seven Nation Army” dei White Stripes adottata dagli italiani nell’anno della vittoria nel Mondiale di calcio in Germania, “sempre campioni del mondo” anche per Robbie, chiusura definitiva con ”My way” di Frank Sinatra che cala il sipario nella notte di Verona, tra scroscianti e meritati applausi.


 


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