Home Festival 2017, il report

Home Festival 2017, il report

Di Rossella Romano

There’s no place like Home”. Ho ancora il braccialetto del festival legato al polso, nonostante da alcuni giorni sia ritornata nella mia Milano, vestita ormai già d’autunno. Leggo il claim della manifestazione e non posso non pensare a quanto la sensazione di “casa” sia la prima ad accoglierti appena metti piede nell’area Ex Dogana di Treviso, quest’anno ancora più bella. Non posso non confermare l’entusiasmo dello scorso anno, in cui scrissi una lettera d’amore ad un evento che va molto oltre. Non solo concerti. L’Home Festival è un’esperienza. Totalitaria. Avvolgente. Unica.
Ma andiamo con ordine. Arrivo nella bella Treviso il 30 agosto, in pomeriggio. Non voglio assolutamente perdere l’inaugurazione, gratuita tra l’atro, dei cinque giorni (data 0 compresa). Lascio le valigie nel B&B in pieno centro (ringrazio tantissimo Elia e Marco per avermi trattata come una principessa) e mi dirigo a prendere il pass. Mi attende, successivamente una navetta (servizio davvero molto utile ed efficiente) per portarmi all’Home Festival. Davanti ai miei occhi un grande tendone da circo, sotto al quale vi è predisposto un palco, e non è l’unico nell’area. Sono a “casa”. C’è davvero di tutto: street food di ogni sorta, mercatino, stand vari e variegati, palchi più piccoli in cui si esibiscono artisti locali ed emergenti, attività da poter provare tra un live e latro e molte zone relax.
La serata inaugurale, offerta da Aperol Spritz, è stata a dir poco eccezionale. Grande affluenza di pubblico e una proposta musicale davvero per tutti i gusti. C’è Omar Pedrini con i suoi simpaticissimi musicisti (con i quali scambiato un paio di chiacchiere post festival, fantastici!), ci sono i bravissimi Rumatera, sempre energici e coinvolgenti, hanno fatto ballare e saltare proprio tutti. E poi c’è lui: Max Gazzè. Musicista raffinato, con un allure di altri tempi. Ha snocciolato uno dietro l’altro brani come “Vento d’estate”, “La favola di Adamo ed Eva”, “Cara Valentina” e “Una musica può fare”. Ottima band, quella di Max, e pubblico entusiasta, che si è fermato a popolare il festival fino a tarda notte. Mi sposto poi, per l’aftershow, all’Heineken Experience Stage, un grande igloo corredato di consolle e pista da ballo, oltre alla spine della birra, ovviamente. A infiammare il dancefloor ci pensano i Digital Monkey Beat, ovvero Pau dei Negrita e Dj AM:PM. La sottoscritta, tra balli, chiacchiere e risate ha perso totalmente la cognizione del tempo e in un batter d’occhio si è fatta l’ora di chiusura. Sarei rimasta ancora. Non male come primo giorno.
La mia seconda giornata trevigiana inizia con una ricca colazione e un planning strategico su cosa vedere dal tardo pomeriggio all’Home Festival. Arrivo presto, in modo tale da riuscire a seguire la mia scaletta. Prima di dirigermi verso l’area al centro del festival, mi fermo ad ammirare la Venere Degli Stracci, opera del maestro Michelangelo Pistoletto. Una vera provocazione nata dal connubio tra la bellezza idealizzata del calco della Venere con pomo di Bertel Thorvaldsen e la montagna di stracci colorati, rigorosamente usati e forniti anche dal pubblico della manifestazione. Geniale. Passo tra gli stand e mi fermo ad ascoltare la selezione rockabilly e rock ‘n’ roll proveniente dal tetto del van degli “Elvis Days”, vicino al quale capeggia un enorme Elvis gonfiabile. Adoro gli anni 50 e il rockabilly, mi riprometto di ritornare a Treviso per gustarmi quei giorni.
Inaugurano il Clipper Main Stage per la giornata del 31 agosto, i The Horrors. I britannici dell’Essex propongono del post punk ben suonato, mentre il pubblico inizia a confluire negli spazi adiacenti. Mi sposto nell’Isko Tent Stage, dove i Demonology HIFI sono già all’opera tra mix e distorsioni. Il side project di Max Casacci e Ninja dei Subsonica è una fusione perfetta tra beat electro, campioni di pezzi tra cui “Aurora sogna” e “Piombo” (a KM0, come si suol dire), “Io sto bene” dei CCP, estratti dall’ultimo lavoro “Inner Vox” e stralci di sermoni. Davvero molto bello, una “messa” tutta da ballare.
Giunge il momento di uno dei concerti più attesi: salgono sul palco principale i Duran Duran. Simon LeBon è davvero molto in forma. Tantissime le hit; “Notorious”, “Wild Boys”, “Save a prayer” e ”Rio” su tutte. Pubblico davvero carico, tantissimi effetti speciali e il basso poderoso di John Taylor, per il quale il tempo sembra essersi cristallizzato. I Duran Duran hanno da sempre un rapporto speciale con l’Italia, ci tiene a sottolinearlo anche LeBon. Uno show in piena regola, con valanghe di coriandoli colorati a fine concerto a corredare tutto.
Arriva, in seguito, il momento che stavo aspettando io. Finalmente riesco a vedere Frank Carter dal vivo col suo progetto solista. L’ex frontman dei Gallows è accompagnato dai Rattlesnakes.
UNA BOMBA. Non potrei utilizzare parole migliori, diverse. Non potrei dire altro. Un concerto tiratissimo, violentissimo nei suoni, aggressivo, perfetto. Frank e i suoi musicisti non si risparmiano. Stage diving, pogo del pubblico e tantissimo punk rock, con cenni di hardcore. Frank scende tra il pubblico, tanti contatti fisici, canta dei pezzi. Ed io sono in estasi.
Si torna di nuovo al main stage per i Bloody Beetroots. Sir Bob Cornelius Rifo offre una selezione regale: electro, punk, pop, crossover e melodie della nostra infanzia (“Volevo un gatto nero”, chi non la conosce?). Un mix davvero speciale, gradito, partecipato, ballato, a cavallo tra l’internazionale e i suoni nostrani. Un visual, inoltre, molto curato, ipnotico.
La serata non è ancora finita e faccio un salto dai Moderat. L’ultimo concerto italiano per la band prima di una pausa a tempo indefinito (l’ultimissimo show sarà a Berlino). Un live sentito, da parte dei Moderat e del pubblico, in vera estasi. Un tappeto sonoro elettronico che si amalgama al flusso di graphic art che accompagna la performance. Onirico.
Si torna in albergo sognanti e con le prime gocce di pioggia che cadono su Treviso.
La pioggia, purtroppo, devastante, non ha permesso lo svolgimento della giornata dell’1 settembre. Gli organizzatori, con molto rammarico, hanno dovuto annullare i concerti per danni alle strutture. Una famiglia si prende cura prima di tutto della sicurezza del suo pubblico e degli artisti, come è giusto che sia.
Nel mio day off sono andata alla scoperta gastronomica e artistica, con shopping annesso, di una città davvero splendida.
Gli impegni mi hanno richiamato a Milano, ma ci sono stati altri due giorni ricchi di musica, con tante sorprese.
Devo ringraziare Aperol Spritz per aver reso la mia prima giornata al Festival davvero magica, Amedeo (il fondatore della manifestazione) per la sua gentilezza, tutto lo staff di Home per la disponibilità e professionalità, e Treviso, che mi regala sempre grandi emozioni.
Caro Home Festival, ci vediamo “a casa” il prossimo anno.



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