120 battiti al minuto – recensione del film

120 battiti al minuto – recensione del film

Robin Campillo, regista e sceneggiatore del film che ha dato vita alla serie tv francese più apprezzata di sempre, Les Revenants, ha conquistato tutti all’ultimo Festival di Cannes, compreso il suo presidente. “Ho amato quel film dal primo minuto sino all’ultimo, non mi sarebbe potuto piacere di più” ha infatti dichiarato Pedro Almodovar, presidente della giuria di Cannes 70.

Con 120 battiti al minuto il regista, montatore e sceneggiatore francese ha conquistato il Grand Prix, il Premio Fipresci e la Queer Palm. Oltre al grandissimo successo in patria, la pellicola è stata selezionata per rappresentare la Francia ai premi Oscar 2018 nella categoria Oscar al miglior film in lingua straniera.

120 battiti al minuto - recensione

SINOSSI: Nella Parigi dei primi anni Novanta, il giovane Nathan decide di unirsi agli attivisti di Act Up, associazione pronta a tutto pur di rompere il silenzio generale sull’epidemia di AIDS che sta mietendo innumerevoli vittime. Anche grazie a spettacolari azioni di protesta, Act Up guadagna sempre più visibilità, mentre Nathan inizia una relazione con Sean, uno dei militanti più radicali del movimento.

120 battiti al minuto - recensione

“Mi sono unito a Act Up-Paris nell’aprile del 1992, più o meno a 10 anni dall’inizio dell’epidemia di AIDS… Fin dal primo incontro a cui ho partecipato, sono rimasto profondamente colpito dall’entusiasmo del gruppo, considerando che quegli anni sono stati i più duri dell’epidemia… La forza del movimento veniva dalle scintille che scoccavano tra gruppi diversi di individui che imparavano sul campo a costruire un discorso e una posizione comune al di là delle differenze” con queste parole il regista descrive la sua partecipazione all’associazione Act-Up.

120 battiti al minuto - recensione

Il fatto che il regista sia stato un partecipante in prima linea dell’associazione ha sicuramente aiutato la scrittura di questo film, che sfiora il biografico, pur raccontando fatti romanzati in modo assolutamente neutrale, quasi documentaristico. La macchina da presa si muove fra i ragazzi dell’Act-Up insinuandosi tra i loro discorsi e le loro idee, oltre che alle loro azioni e manifestazioni, quasi a riprendere avvenimenti reali.

120 battiti al minuto - recensione

La storia inizia tenendo le distanze dalle diverse figure appartenenti all’associazione. La macchina da prese sembra essere uno spettatore ignaro dei sentimenti e delle storie personali dei ragazzi dell’Act-Up. Ma via, via che Nathan si avvicina a Sean, e la loro storia d’amore inizia a prendere forma, anche la storia inizia ad avvicinarsi ai personaggi, così diversi eppure uniti da una causa comune.

L’apatia del racconto è indirettamente proporzionale alla velocità con cui la malattia invade il corpo di Sean: più il ragazzo sta male e la malattia diventa protagonista della sua vita e di quella i Nathan, più il film smette di essere un semplice racconto romanzato di fatti realmente accaduti, per diventare una testimonianza pura ma forte di un periodo storico quasi dimenticato.

120 battiti al minuto - recensione

La musica è un elemento fondamentale per questo film, che prende il suo nome proprio dai 120 battiti al minuti della house music. “Non posso fare a meno di pensare che la house music e il suo carattere insieme festoso e sinistro sia perfetta per fare da colonna sonora a quella stagione”. Non ha avuto torto Campillo. La house music, non solo è adattissima a fare da sottofondo alla storia raccontata, ma anche alle immagini create da Campillo.

“Mi batto per un cinema in cui gli spettatori non abbiano una bussola per orientarsi, in cui le cose non siano mappate con esattezza, poiché tutto può cambiare da un momento all’altro”. Le immagini che arrivano agli spettatori sono davvero spiazzanti, i confini fra le varie sequenze sono labili e sfocati, e tutto ciò fa scorrere gli avvenimenti della storia in maniera fluida, quasi a eliminare gli sbalzi temporali. L’uso della slowmotion, della voiceover, dei super dettagli e degli intermezzi in discoteca, oltre che alle scene di sesso quasi esplicite, smuovono lo spettatore costringendolo ad empatizzare con qualcosa di distantissimo dal proprio io, eppure così comune e possibile: la malattia.

120 battiti al minuto - recensione

“L’omofobia era moneta corrente nella società dell’epoca, anche se lo abbiamo dimenticato.” 120 battiti al minuto è un film che riporta al centro del dibattito culturale, politico e sociale una delle più grandi battaglie del XX Secolo: l’AIDS.

Un film delicato e puro, che non potrà evitare di entrare nei vostri cuori. Da non perdere!

Al cinema dal 5 ottobre 2017.



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