Lost in retromania

Lost in retromania

Di: Deux Alpes

Qual è il meccanismo per cui sentiamo la mancanza di qualcosa che abbiamo vissuto? Perché sentiamo l’esigenza di rivivere esperienze di cui conserviamo il ricordo, volendo provare sensazioni già vissute? Sono domande alle quali non è scontato rispondere ma per la nostra generazione sarebbe fondamentale capire come mai la nostalgia per il nostro ricordo del passato e la conseguente ricerca di quel ventaglio di elementi sensoriali e sentimentali che lo caratterizzano sembri tra le poche alternative ad una realtà che evidentemente non soddisfa pienamente o che consideriamo comunque meno attraente di “prima”.
Vorremmo soffermarci su questo discorso parlando però di musica, sebbene ovviamente la “Retromania”, fortunato neologismo e titolo di uno dei libri più famosi del critico musicale Simon Reynolds sia legata alla politica (forse il campo nel quale va più forte, vista la recrudescenza della politica identitaria e conservatrice) alla nostra società, alla cultura e all’arte: sarebbe veramente complesso in poche righe tracciare esaustivamente un quadro completo del fenomeno. D’altronde nemmeno Reynolds riesce a dare una risposta esaustiva, pur tracciando lucidamente un’analisi che infatti abbraccia non solo il campo musicale, lo start della sua riflessione.
La musica degli ultimi quindici anni, sarà pure per il semplice fatto che la stiamo vivendo adesso quindi non ci è chiaro come si stia evolvendo, sembra non essere all’altezza dei salti in avanti della scena musicale della seconda metà del ‘900, quando nel giro di vent’anni si è passati da Elvis al punk: invece stiamo assistendo ad una torsione all’indietro verso artisti e generi a noi precedenti, la qual cosa sottolineavamo è connaturata al progresso ma sembra che più di altre epoche la nostra si riferisca al passato citazionisticamente perciò senza una vera rielaborazione critica: non si sta di fatto producendo granché di nuovo o rivoluzionario. A dimostrazione di ciò la nostra è anche l’ epoca delle reunion di band storiche come Blur, LCD soundsystem, Jesus and the Mary Chain, Pixies, Slowdive, My bloody Valentine solo per citarne qualcuna all’interno del macrocosmo della musica alternativa.
La citazione è il concetto chiave nella lettura della musica contemporanea: i linguaggi preesistenti vengono rielaborati utilizzando strumenti diversi ma mantenendo il contenuto, che è ciò che accade in maniera massiva nell’ hip hop in cui si fa ampio uso di sample. Non solo: interi generi sono una enorme citazione di un paesaggio sonoro del passato. Pensiamo ad esempio alla dreamwave, un genere che ricrea atmosfere simili alle sigle di serie tv anni ’80: producer come Com Truise e Miami nights 1984 si sono impegnati a ricreare un mondo fatto di riferimenti che diventano reali anche se per l’ appunto legati solo alla sfera di una memoria un po’ inventata, un po’ sognata. La creazione di una memoria ideale, la mistificazione del ricordo ripulito dei risvolti spiacevoli sono i primi ingranaggi del meccanismo che genera la nostalgia.
Anche noi Deux Alpes siamo vittime di ricordi mistificati e malati della retromania (il correttore mi imponeva “retromarcia”) dei nostri giorni: citiamo la musica synth anni ’80 passando per “Artwork” dei Daft Punk, e il nostro primo EP, “Grenoble 1998” racconta in musica una tappa del tour de France vinta da Pantani, cavalcando l’ onda del revival dello sport anni ’90 spinto sui social (anch’esso da inserire nel fenomeno di cui stiamo parlando). Sperimentiamo sulla nostra pelle la necessità di seguire una strada che conosciamo, rielaborando un linguaggio che abbiamo interiorizzato da adolescenti e che adesso riproponiamo tradotto ai giorni nostri. Il risultato è simile a quello elaborato dalla dreamwave: stiamo citando generi e artisti che ci piacciono e creiamo un mondo ideale nel quale gli scatti di Pantani sono descritti dalla cassa in quattro e da un arpeggiatore, o da un sintetizzatore.
Citazioni di un passato che viene mistificato, sintetizzato da elementi diversi affiancati e che quindi creano qualcosa di originale e leggermente straniante ma che riconosciamo e quindi ci dà sicurezza. Vorremmo avere il coraggio di Pantani, quando scattava sulle montagne francesi da italiano, e vinceva. Per adesso ci accontentiamo di rivederlo su video, rigorosamente vhs.

 

Bio:

“Grenoble 1998” è l’EP d’esordio dei DEUX ALPES, disponibile da oggi venerdì 6 ottobre su iTunes, Spotify e tutte le princincipali piattaforme streaming distribuito da RC Waves / Sounday.

I DEUX ALPES sono un duo di musica elettronica di base a Milano. Dopo una serie di esperienze personali Giuseppe e Edoardo decidono di unire le forze e creare un gruppo il cui sound attinge a piene mani dall’elettronica internazionale fatto di suoni eleganti, ritmiche serrate e atmosfere cupe. Il nome DEUX ALPES è omaggio alla storica tappa di Grenoble del Tour de France 1998 vinta da Marco Pantani ma non solo. Quelle montagne hanno un signi ficato metaforico molto importante a partire dall’ impresa eroica dei corridori che la scalano, una vetta, una cima, verso il cielo nonché un luogo di confine tra Italia e Francia.

“Trovandoci a dover decidere il nome del nostro duo, Deux Alpes ci è sembrato un nome perfetto. Perché da italiani produttori di musica elettronica ci sentiamo molto vicini a quello che abbiamo ascoltato per anni provenire dalla Francia soprattutto ma non solo. Il confine è uno luogo che si perpetua nella nostra musica”.

“Grenoble 1998” è un concept-ep che racconta in musica gli eventi della quindicesima tappa del Tour De France del 1998. Il 27 Luglio di quell’anno Marco Pantani, scattando a quasi 50 Km dall’arrivo nei pressi del colle Galibier, si aggiudicherà una tappa fondamentale per la sua carriera, quella che gli permetterà di vincere il Tour De France bissando la vittoria del Giro d’Italia di qualche mese prima. Un lavoro ambizioso e profondamente personale che ben incarna lo spirito del duo milanese, deciso ad unire la passione per la musica elettronica a quella sportiva creando un’opera del tutto inedita nella quale la musica vive uno evoluzione paragonabile agli eventi di quel giorno in un continuo di sviluppi, colpi di scena ed emozioni forti.

Tutte le strumentali sono state scritte e registrate dai DEUX ALPES, la produzione è stata curata dagli stessi in collaborazione con Giacomo Zambelloni, master a cura di Andre De Bernardi presso l’ Eleven Mastering Studio.

www.facebook.com/deuxalpesweare


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