Mark Lanegan @Fabrique Milano, 30 ottobre. Il report.

Mark Lanegan @Fabrique Milano, 30 ottobre. Il report.

Di Rossella Romano

Mark Lanegan è capace ti farti toccare il paradiso e trascinarti dritto all’inferno nello stesso istante. Una voce unica, che ti pervade l’anima. Ti prende il cuore dal petto, lo tiene con sé per tutta la durata del live, per poi restituirtelo colmo a fine serata. Senti la sua voce vibrare nello stomaco, una sensazione unica.
Ogni volta che assisto ad un concerto di Lanegan vivo questa estasi, ed anche ieri sera mi sono fatta condurre da Mark in un viaggio musicale fatto di luce e tantissima ombra.
Fabrique, Milano: il concerto di Mark Lanegan è previsto per le 2130. L’attesa è affidata a due guest: Lyenn, chitarra e voce, piacevole, e Joe Cardamone, che sorprende tutti i presenti con la proiezione di un cortometraggio alla Lynch e un rock electro che ben si sposa con le atmosfere dei club underground berlinesi. Ho molto gradito la performance.
Arriva, quasi senza accorgersene, il momento di Mark, che sale sul palco con la sua band tra gli applausi del pubblico, pronto per farsi avvolgere dalla sua voce, E’ di poche parole come sempre Lanegan, a suo agio sul palco milanese, concede solo qualche sporadico ringraziamento, per lasciare spazio alla musica.
Una setlist che spazia tra grandi brani del passato e pezzi dei lavori più recenti, tra cui il freschissimo “Gargoyle”, uscito la scorsa primavera.
Fanno sognare “Gravedigger Song” e “Bleeding Muddy Water”, oniriche e vive più che mai. Un percorso che tocca anche la produzione degli anni anni 90: ci sono “Hit the City”, la mia preferita in assoluto, “Methanphetamine Blues” e “One Hundred Days”.
Tra i brani più recenti, Mark snocciola “Nocturne”, “Beehive” e “Dead Head Tattoo”, incipit del concerto.
E’ un flusso che scorre lieve come una carezza e possente come un pugno nello stomaco, il live di Lanegan.
L’esecuzione dal vivo della cover “Deepest Shade” dei Twilight Singers lascia piacevolmente stupiti e la meravigliosa “Wild Flowers” manda in brodo di giuggiole.
Ma non è tutto. Incalzano pezzi devastanti e carichi, come “Harvest Home”, “Riot In My House” e “Floor Of The Ocean”. Ci sono anche brani storici come “The Winding Sheet” e “Mockinbirds”.
Un live che accontenta tutti i palati.
Una performance che non ha eguali, raffinata, scura, suonata magistralmente e interpretata divinamente. Preziosa, sempre.
Grazie Mark, con tutto il mio cuore. Sempre tua.


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