La musica spaziale di Jean Hoyoux

La musica spaziale di Jean Hoyoux

C’è qualcosa che sta cambiando a Milano. C’è sempre la fila al Planetario, cosa mai vista prima, cose dell’altro mondo.

È che il tipo di serate proposte attirano centinaia di persone, che si parli di stelle e fisica quantistica, -soprattutto quando c’è Luca Perri- o quando si propone musica.

Come durante la serata del 3 novembre, quando i Meteor Musik, -nati nel 2013 in seguito all’ingresso nell’atmosfera terrestre della meteora Chelyabinsk sullo spazio aereo russo- hanno suonato dal vivo “Planètes” di Jean Hoyoux, fervente studioso di astronomia e musicista sperimentale auto-didatta.

Un bel giorno Tim Geelen, Joeri Wijnants e Micha Volders, i Meteor Musik, decidono di portare in tour proprio quest’album, piena zeppa di synth-wave ispirate al cosmo e alla dimensione planetaria: un intreccio di sintetizzatori, vocoder e drum-machines. L’opera sarebbe un’ode strumentale a Saturno, Giove, Marte, Venere, Mercurio, la Luna e il Sole.

E si sente che questa musica è figlia degli anni ’80, infatti, l’album fu autoprodotto e fatto uscire nel 1981 in Belgio.

Inoltre la cupola stellata del Planetario, ha ospitato l’animazione del video-artista Jaak DeDigitale, ideata per i Planetari d’Europa e mixata in tempo reale.

Il disco è stato riscoperto nel 2017 dall’etichetta belga Cortizona. E dobbiamo ringraziare la curatrice Marina Calvaresi se ci è stato permesso di ascoltare dal vivo quest’album anche a Milano.

Jean Hoyoux morì nel 1986, e Planètes, insieme all’altro disco Hymne, fu concepito “come epiche musicali d’ispirazione astronomica, e insieme strumento di “terapia sonora” per persone con disturbi della crescita e dell’evoluzione e percezione dell’io.”

Scommetto che Hoyoux conosceva e amava l’etnomusicologo Marius Schneider che scrisse “Il significato della musica”, e “La musica primitiva”, perché entrambi avevano capito quanto fosse importante il suono, l’origine di tutto, dell’universo stesso.

Schneider, nei suo saggi, racconta perfettamente del suono dei pianeti, dell’universo, e narra di come per le popolazioni primitive Dio si trovasse nel tuono, e per i vedici nell’OM.

Ma non possiamo stare qui a parlare di questo perché ci vorrebbero centinaia di pagine! Vi consigliamo vivamente la lettura della raccolta di saggi “Il significato della musica”, uno di quei testi che cambia la visione del mondo.

Quello che è successo al Planetario mercoledì 3 novembre, è stato qualcosa d’ipnotico, di magico. La musica di Hoyoux, a tratti, era un po’ troppo figlia di certa musica pop che andava tanto negli anni ’80, ma certi passaggi erano davvero degni di nota. Un suono travolgente ha penetrato i nostri corpi inermi e ammaliati da quella musica tanto sperimentale. È stato affascinante immaginare di catapultarsi nello spazio e ascoltare il possibile suono dei pianeti secondo un visionario. Il silenzio attorno era potente: cellulari quasi assenti, a parte un paio di casi patologici; per il resto solo suono, buio, stelle, proiezioni, e un salto nella propria coscienza.

Per chi se lo fosse perso, esiste il disco, vale la pena. Provare per credere.

 

 

www.facebook.com/cortizonarecords/

www.facebook.com/meteormusik/

www.jaakdedigitale.be/

 


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