Se potessi mangiare un’idea

Se potessi mangiare un’idea

Di: Massimo Marches

Nel mio “passare metà del tempo ad accordare la chitarra e l’altra metà a suonare scordato”, come diceva “IL” chitarrista Andrés Segovia Torres, I marchese di Salobreña, la proposta di scrivere un editoriale mi coglie un po’ impreparato. Per non saper né leggere né scrivere ho pensato di “googolare” (…o come si scrive) “editoriale”. Un po’ me ne vergogno, ma non ho resistito al richiamo del motore di ricerca….brumm…Mi capita sempre più spesso, anche mentre scrivo canzoni, lo faccio per trovare un’idea. All’origine ci vuole un’idea: buona, cattiva, giusta, sbagliata, forte, unica (…si può anche come nel mio caso “non avere un’idea”), gli aggettivi sono tanti. In realtà però solo dopo aver preso forma, possiamo giudicarle. Capita spesso, infatti, che quelle buone si rivelino pessime e che buone canzoni prendano vita da quelle che sembravano cattive idee…è così. Tutto sta nel dare forma alle cose, non ci si può astenere. Gaber, come non citarlo, spiegava, anzi spiega perché le canzoni sopravvivono ai cantanti: “finché resta un’idea è soltanto un’astrazione”. Durante gli anni il significato di quel testo mi è apparso sempre più chiaro. In definitiva è necessario vivere le cose, per coglierne il senso. Le canzoni raccolte nel mio discolungo contengono un po’ di quelle “astrazioni” a cui si riferisce il signor G. Quello che siamo stati, quello che vorremmo essere, quello che credevamo di essere prima di metterci in gioco. Idee; ma le ho chiamate statue. “Statue naufragate, che sul fondo restano”. Tutte quelle distrazioni quotidiane che un po’ ci consumano la vita, ma infondo ne fanno parte. …”se potessi mangiare un’idea”!

 

Bio:

Anticipato dal singolo “Estate perduta” il nuovo album del cantautore riminese Massimo Marches si chiama “STATUE”, sottotitolato dall’autore “Discolungo” non tanto per la durata (in realtà non di molto superiore alla media di quelli che un tempo si definivano long play) quanto per il tempo che è stato necessario per concepirlo durante l’incessante attività dell’artista. Negli ultimi anni infatti come autore e chitarrista (in studio e dal vivo), Massimo Marches ha affiancato numerosi e importanti artisti attraverso esperienze che lo hanno portato sui più importanti palchi italiani: dal Premio Tenco con Filippo Graziani nel 2014 allo scorso Festival di Sanremo a fianco di Braschi. Prodotto e realizzato dallo stesso Marches, “Statue” è un album cantautorale, incentrato sulla voce e sulle calde sonorità acustiche principalmente presentate da un combo di chitarra, pianoforte e violoncello. Un lavoro realizzato insieme ai collaboratori di sempre, Tommy Graziani, Marco Mantovani, Giacomo De Paoli e Cristian Bonato e in cui trovano spazio anche episodi strumentali, impreziositi dalla presenza agli archi dei fratelli Gionata e Andrea Costa (Quintorigo) diretti dal giovane Federico Mecozzi (già violino a fianco di Ludovico Einaudi) che aggiungono un taglio a tratti cinematografico. Tra gli ospiti anche Filippo Malatesta che duetta con Marches nella cover della sua “Meteo”, il Duo bucolico e Braschi nella delirante “La forma della star” e ancora Andrea Amati che firma “Altrove”.

 


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