Prince, cinque motivi per cui vale la pena vedere “Sign 0’ The Times’ il 21 e 22 novembre al cinema

Prince, cinque motivi per cui vale la pena vedere “Sign 0’ The Times’  il 21 e 22 novembre al cinema

Di Rossella Romano

 

Un film, un concerto, una storia d’amore e di passione, un’istantanea del glamour degli anni 80. “Sign O’ The Times”è tutto questo, sapientemente costruito scena dopo scena, canzone dopo canzone, frange dopo lustrini, dopo cotonatura. Mente creativa e occhio dietro alla cinepresa è Prince, Un’icona, una star, di quelle come non ne esistono più. Istrionico, camaleontico, artista dalla sensualità infuocata e dalla voce a tratti soave, a tratti potente, con tocchi di falsetto mai lasciato al caso.
La pellicola, restaurata digitalmente, che vede Prince protagonista e deus ex machina, sarà nelle sale italiane per due giorni: il 21 e 22 novembre per celebrare i trent’anni del lungometraggio e ad un anno dalla scomparsa, assai prematura, del cantante.
Personalmente, io che degli anni 80 sono figlia, non ho potuto che gradire il film, e anche molto. Ecco i cinque motivi per i quali, per me, non bisogna perdere l’occasione di vedere “Sign O’ The Times”:

Prima di tutto per Prince, ovviamente. Eccelso, e lo dico senza piaggeria. Polistrumentista, poliedrico, dotato di un’estensione canora incredibile, Nel film emana sensualità da tutti i pori: espressioni del viso, gestualità, movimenti e passi di danza. Trasudano erotismo persino i coristi, i componenti dalla band, il pubblico e la scenografia. Tanto sexy quanto credibile nelle (poche) scene in cui recita. Protagonista assoluta della pellicola è, infatti, la musica. Un concerto coreografato, partecipato e vissuto non solo da Prince e dal suo entourage ma anche da chi vede il film seduto in poltrona al cinema

Le canzoni. I brani di Prince, in particolare quelli suonati in questo concerto (che compongono un disco, ritenuto tra i lavori migliori del cantante) spaziano dal rock al soul, dal funk alla ballad spirituale, mentre i testi sono un condensato di tutte le principali tematiche della sua poetica: sesso, spiritualità, amore, gelosia, rimpianti, paura, speranza. C’è tutto, e forse anche di più. Ma una personalità così carismatica e un talento così grande non possono essere contenuti, tanto meno incasellati in un genere solo.

La band e i coristi. Eccezionali, tutti. Sanno cantare, suonare, ballare, tenere il palco e hanno un aspetto magnifico, con i loro abiti abbinati a quelli di Prince. Da menzionare come la ballerina Cat Glover, protagonista dei sogni romantici ed hot del folletto di Minneapolis in questa pellicola, la tastierista Boni Boyer, il bassista Levi Seacer Jr., il chitarrista Miko Weaver, la batterista Sheila E., bellissima e fortissima e il tastierista Dr. Fink, Dieci e lode.

Gli anni 80 e i loro eccessi. “Sign 0’ The Times“ è un racconto vivo del peso che hanno avuto gli 80s negli USA. A livello di immagine e di vissuto. Sono stata rapita dagli outfit di Prince e delle ragazze che lo accompagnavano on stage. I colori, il caous, le trasparenze, il tulle, la ciniglia e i capelli più vaporosi mai visti. Adoro.

L’occasione di conoscere un’artista all’apice della sua carriera. Sono nata negli anni 80, per cui ho vissuto il Prince più recente. Per chi fa parte della mia generazione (a maggior ragione chi è ancora più giovane) è un’ottima opportunità per comprendere in maniera completa un’artista capace di trascendere i generi musicali, fondendoli insieme, per creare qualcosa di unico. Prince è un’icona, musicale e di stile. Lo sarà per sempre


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