Ode alla pesantezza

Ode alla pesantezza

Di: Effepunto
Le lezioni americane di Calvino sono state prese un po’ troppo alla lettera.
Le “sei proposte per il prossimo millennio” direi che sono diventate una verità quotidiana
ingombrante.
Si salvano da ogni commento attuale “esattezza”, vivendo costantemente una fake news, e
“coerenza”, lezione di cui non conserviamo nessun rigo. Per il resto leggerezza, visibilità,
molteplicità e rapidità sono le parole d’ordine di qualsiasi team building aziendale.
Che poi la filosofia aziendale oggi la si ritrova ovunque: scuole, chiese, politica, caffè con le
amiche, corsi di formazione, sport, aree cani, letteratura, arte e musica.
Ecco io vorrei spezzare una lancia e anche un biscotto della fortuna a favore di lezioni e
attitudini opposte: invisibilità, unicità, lentezza e soprattutto pesantezza.
Sopra ogni cosa rivendico il mio diritto ad essere pesante, sì, letteralmente.
Quella pesantezza che viene spesso schernita e scambiata per saccenza, o messa
all’angolo dalle circostanze, per cui non è mai il momento di un discorso serio e soprattutto
argomentato.
Voglio il riscatto per le idee, bullizzate dal rumore delle battute, la vendetta per lo stile grave,
ridicolizzato dalla sua parodia (mica dall’ironia che è cosa da grandi), sogno la presa della
Bastiglia delle parole con un significato, e uno solo, chiaro e preciso e la ghiottina per i modi
di dire.
Pretendo per un pomeriggio di rovinarvelo, dicendo cose sgradite.
Auspico un mese di scontento, e che non sia l’inverno.
Spero fortemente che la gravità non sia solo un termine della fisica.
E credo che alla fine torneremo a ragionare col cervello e a goderci quegli attimi, attimi sia
chiaro!, di leggerezza pura, innocente, giusta, profonda e quindi necessariamente pesante,
pesantissima che ci meritiamo.
Come Effe Punto, con il mio album Coccodrilli, vorrei vi cimentaste in questo esercizio PER
prendere peso.

Bio:

Effepunto nasce a Milano nel 1984, l’anno della distopia da Grande Fratello per eccellenza, il centro ideale dell’attuale “classe disagiata”, la generazione nata borghese e allevata nella convinzione di poter migliorare la propria posizione nella piramide sociale, e che ha invece scoperto che quelli che considerava diritti sono in realtà privilegi e che non basteranno né l’impegno né il talento a difenderla dal terribile spettro del declassamento (Raffaele Alberto Ventura, Teoria della classe disagiata, minimum fax, settembre 2017).
Effepunto si chiama Filippo Cecconi, ha militato nei Ministri dal 2009 al 2013, ha accompagnato Dente per il suo tour teatrale nel 2014 ed è fondatore dei Calamari, gruppo di cabaret situazionista.
Grazie alla Labellascheggia ha pubblicato nel 2014 Dinosauri, album solo in vinile che raccoglie le canzoni presenti in un precedente album s/t del 2008 e altre canzoni inedite.
L’ultima parte inizia con un piccolo racconto di fantascienza, una trappola temporale, un escamotage letterario, un tentativo di depistaggio: dalla storia ufficiale e pubblica alla storia privata, alle storie degli altri, di tutti, senza distinzioni di sorta, di classe, di generazione. Protetti da un “ gran disegno” alieno, imbrigliati in un corridoio temporale dove ogni porta potrebbe portare ovunque eppure ci porta sempre alla stessa minacciosa situazione: dover prendere una decisione.
I Corridoi del Tempo si chiude con un’esortazione, un invito, una lettera a nessuno di un presunto scrittore a sè stesso o ad un suo simile, per tornare ad una singola immagine come motore dell’universo… I tuoi capelli sciolti come fiume in piena.
L’ultima parte che conclude i “ritratti” e i caratteri dei Coccodrilli è la parabola più scura. Gli Audaci è il nuovo mondo, quello del domani costruito sulle intenzioni (calcoli) di oggi, dove i colpi bassi sono posizionali, efficaci benchè scorretti, e non c’è spazio per la vergogna e la paura, l’espressione è ridotta a slogan ( scrivi e parla come un capo indiano ), la misura non è più l’uomo ma la sua mercificazione, e la fortuna comunque sia aiuta gli audaci, non per forza i più capaci.
Intervallo: Il cuore è un missile è l’ultimo intermezzo, l’ultima spiaggia, scanzonata canzone che anticipa il “dettaglio d’amore” che sarà la vera conclusione del disco. La perdita.
La fine, l’epilogo, il funerale è La casa del padre, l’imbuto è il passaggio all’età adulta, guardandosi dietro, senza esser mai salito sulle spalle di giganti, commisurando le proprie scelte e i propri percorsi con quelli dei padri, ideali, idealizzati, buoni e cattivi maestri, causa di quello che siamo e ci ritroviamo a gestire, valutare, accettare o meno. Ma nella casa del padre ci sono persone nuove, terrorizzate perchè senza amore, perso o mai davvero cercato e coltivato, escluso dall’esplorazione di questo viaggio intorno a sè stessi.
Coccodrillo, la ghost track, è la perdita, definitiva. Tutto il racconto precedente era appunto quello spazio tra la scrittura di un “coccodrillo”, in anticipo ( immaginando e pensando a cosa scrivere dovendo riassumere una vita, isolando i picchi di questa vita, eccessi e insuccessi) e il post-mortem, l’evento finale, il lascito ai sopravvissuti.


Tags assigned to this article:
editorialeeffepunto

Related Articles

Non è detto che…

Di: Andy Il pianeta sta subendo una profonda frattura. Il capitalismo è al collasso. Tutto quello che ci hanno fatto

Per chi suona bombe

Di: Inna Cantina Sound Ho iniziato a cantare 7 anni fa. Non sapevo neanche come si facesse, pensavano tutti fosse

Il viaggio

Di: Karla Hajman   Volo spesso tra lo stivale e Berlino. Con Easyjet, perché è l’unica low cost che mi

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.